Riccardo Stefani

Fine. È strano cominciare un discorso con questa parola ma questo è proprio il caso. Anche perché “fine” è una parola secca, perentoria, che prescinde delle modalità d’inizio e da quanto sia stato piacevole lo svolgimento: la fine è un punto fermo che tiene conto solo di se stesso senza considerare la frase che chiude. È quello che è successo, proprio nel pomeriggio del giorno di San Valentino, alla relazione tra i vertici del Pordenone Calcio e Leonardo Colucci. Il club friulano si è trovato nella scomoda posizione di dover preparare l’amaro calice al tecnico pugliese, reo di non essere riuscito ad ottenere il meglio dalle risorse del club da un certo punto in poi. Già, la crisi inizia in un momento preciso della stagione; questa situazione non è figlia di un lungo rapporto di mera sopportazione perché fino al 12 dicembre le cose andavano più che bene. E allora che cosa è successo?

GRAZIE, MA NON CI INTERESSA

“Il Pordenone Calcio comunica di aver sollevato Leonardo Colucci dall’incarico di allenatore della Prima squadra e Gianni Migliorini dall’incarico di allenatore in seconda”. Queste le prime parole del comunicato stampa apparso sul sito ufficiale del club neroverde che prosegue con il sentito ringraziamento e l’augurio di tante care cose per il futuro. Una formula che ormai conoscono quasi tutti a memoria. La parte più curiosa è quella che appare nel terzo capoverso del comunicato in cui vengono riportate le parole del presidente Mauro Lovisa che giustifica l’esonero come una cosa inevitabile, specie dopo la sconfitta con i bresciani della Feralpisalò. Nello scusarsi con i tifosi per i risultati, il patron sembra dapprima, almeno in parte, giustificare giocatori e guida tecnica parlando di quanto gli arbitri stiano facendo del loro meglio per penalizzarli, ma poi riaffonda il colpo e la sciabola trafigge di nuovo il bersaglio primario: “chiediamo maggior rispetto, ma ciò non è un alibi per la meritata sconfitta”.

MA COME?!

Chi segue solo la Serie A, leggendo la notizia si sarà probabilmente chiesto se fosse vero o uno scherzo, visto che l’ultima volta che il Pordenone ha ottenuto attenzioni dai media nazionali era per l’impresa in coppa Italia a San Siro. L’epico pareggio dei friulani sull’Inter aveva dato forma alla crisi nerazzurra e sembrava un monito per le grandi squadre, come un “arrivederci, a presto” prefigurando l’ascesa prima tra i cadetti e poi magari in serie A dei neroverdi. E invece no. Perché da allora Colucci si è portato a casa solo una vittoria, quattro sconfitte e due pareggi nelle ultime sette partite. Ci si è seduti sugli allori troppo presto?

Ma ci si può aspettare tolleranza per i pessimi risultati dopo l’impresa di Milano? Beh, sì, certo. La storia ce lo insegna, anzi, Di Francesco docet. L’attuale tecnico della Roma, l’anno successivo all’epocale approdo in A del Sassuolo (a firma sua) era stato esonerato dopo aver collezionato sei sconfitte in sette gare. Certo, poi sappiamo che è stato richiamato dopo la breve esperienza Malesani. Ma questo è certamente un caso.