Francesco Cavallini

Più divertente che utile, ha detto di lui Gianni Agnelli dopo averlo ceduto al Real. C’è da chiedersi quanto possa essere stato divertente Zinedine Zidane, dato che utile alla Juventus e al Real Madrid lo è stato di certo. Le parole dell’Avvocato sono quelle di un innamorato deluso, perchè è impossibile che un amante del calcio come lui non abbia saputo riconoscere la grandezza di Zizou, persino dopo il bello spavento di Euro 1996. La Juventus ha appena acquistato quel talentuoso ventiquattrenne dal Bordeaux per 7,5 miliardi di lire, che però in Inghilterra fa una pessima figura con sulle spalle il 10 di Platini. Ed è proprio Le Roi a prendersi il rimprovero dell’Avvocato. Michel, ma chi ci state mandando. Platini non si scompone. Stia tranquillo Avvocato. La farà divertire.

La dieci, ironia della sorte, non la indosserà mai nel suo club di appartenenza. Quando inizia al Cannes le numerazioni fisse devono ancora prendere piede. Al Bordeaux ha il 7, alla Juventus prende il 21, perchè l’iconica maglia che fu di Le Roi ce l’ha già e ce l’avrà sempre Alex Del Piero. Però Zizou è un dieci naturale, lo vedi dalla classe con cui accarezza la sfera, dalla leggerezza di un passo che pare una danza, dalla capacità di spedire puntualmente il pallone dove desidera. Nè un metro in più, nè uno in meno. Lippi, che prima dell’arrivo del francese porta la Juventus in cima all’Europa nel 1996, rinnega il 4-3-3 vincente per inserire Zizou, a fare da raccordo tra il centrocampo e le due punte. Trequartista puro. Non una seconda punta come Michel. Non molta confidenza col gol, che se arriva è spesso da calcio piazzato. Quindi ha ragione l’Avvocato? Più divertente che utile?

Zidane con la maglia della Juventus, stagione ’97-’98

Non esattamente. Arriva tra i dubbi, in pessima forma fisica e reduce da un Europeo che ne ha minato le sicurezze. Lascia Torino da Re, come Platini, ma anche con l’etichetta di calciatore (all’epoca) più pagato di sempre. 150 miliardi di vecchie lire, un’enormità anche per il calciomercato pazzo di quei tempi. Diventa addirittura un’antonomasia, quella del campione. Zidanes y Pavones, i ragazzi della cantera Real che affiancano i fenomeni conclamati. E a Madrid il fenomeno vero, in attesa di quello con la F maiuscola che arriverà a breve, è lui. Che se non ripaga i circa 75 milioni di euro spesi per lui con un solo gol, poco ci manca. Glasgow, 2002, finale di Champions League contro il Bayer Leverkusen. Partita ostica. Poi ci pensa Zizou. Roberto Carlos scodella una palla senza pretese, ma trova lui. Volée pazzesca di sinistro dal limite dell’area, palla sotto la traversa. Sipario.

Si era già preso il mondo, nel bene e nel male, qualche anno primaFrancia, 1998, il mondiale casalingo, quello che può, che deve consacrare una generazione d’oro. Nei gironi la Francia fa il suo. Non Zidane. Che a pratica qualificazione già risolta prende un rosso inutile, calpestando un avversario contro l’Arabia Saudita. Il giudice sportivo è clemente, due giornate. Torna in tempo per far piangere l’Italia, anche se più che il suo rigore segnato è quello sbagliato da Di Biagio a fare la differenza. In semifinale quasi non si vede, ma nella notte più importante, la firma più grande è la sua. Doppietta in finale, come Piola, come Kempes, come Pelé, che vale la Coppa ed il Pallone d’Oro. Due reti simili, entrambe di testa. Non esattamente la specialità della casa.

No, quella è la roulette. Piede destro sulla palla, giro a 360°, accompagnamento di sinistro. Rien ne va plus, fate il vostro gioco e fermatelo, se ne siete capaci. Qualcuno la chiama addirittura la Marsigliese, in onore delle origini di Zizou. Anche se forse sarebbe più giusto definirla La Castellane, perchè la banlieu dove si trasferisce la sua famiglia, fuggita dalla guerra d’Algeria prima a Parigi e poi sulle rive del Mediterraneo, tutto è fuorchè Marsiglia. È terra di nessuno, dove la legge arriva, ma fino a un certo punto. In un posto del genere, o sei forte fisicamente, o lo sei di testa. Ed è lì che si forma Zidane, un duro dallo sguardo basso, capace però di reazioni fulminee, in grado mandarti al tappeto senza preavviso. Nella sua carriera, i rossi non sono mai mancati.

Per informazioni, chiedere a Marco Materazzi. Che ci mette di certo del suo nella notte di Berlino, insultando ripetutamente l’amata sorella di Zizou, ma che facendolo sfrutta una delle poche vere debolezze del calciatore Zidane. Non bisogna farsi ingannare dalla voce quasi impercettibile. Il ragazzo di La Castellane è un ribelle, anche se non lo dà quasi mai a vedere. Vive il calcio, il suo calcio, come se ancora calcasse i polverosi piazzali della sua infanzia, senza regole, senza limiti alla fantasia. Al punto che un paio di volte a Torino esce in piena notte, con quell’altro gran personaggio di Edgar Davids, per dare due calci a un pallone in mezzo ai parcheggi, assieme agli immigrati che non hanno un posto dove dormire. Forse, nostalgia della gioventu.

Zidane è il primo tecnico francese a vincere la Champions

E anche ora, che è di nuovo in cima al mondo, stavolta da allenatore, Zidane non si smarrisce. Non perde se stesso in un ruolo relativamente nuovo, che molti pensavano non gli appartenesse neanche. Per permettere ai suoi di colpire con il fioretto, ha imposto chi (come Casemiro) usa spesso e volentieri la clava. Con i suoi modi apparentemente pacati, guida un gruppo dalle individualità straripanti che ha portato due volte alla gloria continentale. Non urla, perchè non lo ha mai fatto. Non fa il fenomeno, ma punta al risultato, esattamente come quando ancora non aveva appeso gli scarpini al chiodo.

In panchina a Madrid sta facendo la differenza, dopo aver già dato molto in campo. Nella Juventus ha vinto forse meno di quanto fosse lecito attendersi, ma non certo per colpe sue. La Nazionale francese, volente o nolente, è dipesa da lui per oltre dieci anni e a Zidane ha legato i suoi trionfi. Più divertente che utile? Forse è il caso di dire che, per una volta, l’Avvocato può aver preso una mezza cantonata. Ma del resto, succede anche ai migliori di perdere, anche solo per un attimo, la testa. N’est-ce pas, Zizou?