Patrizio Cacciari

Era il 1976 quando un giovane trentenne sconosciuto di New York, tale Sylvester Gardenzio Stallone detto Sly, travolgeva il mondo di Hollywood con la storia del pugile Rocky, un bullo di periferia di Philadelphia, che proprio grazie al pugilato trovava il suo riscatto. Girato in soli 28 giorni e con un budget limitato, Rocky vinse tre Premi Oscar, ottenendo complessivamente nove candidature. All’inizio la critica cinematografica si divise tra chi intuì subito le potenzialità della storia e tra chi invece rimproverava al film una regia troppo semplice e anche un genere troppo vicino al gangster. Pensate che fu proprio Muhammad Ali a ispirare a Stallone il pugile di colore Apollo Creed (Carl Weathers), altro grande personaggio della storia.

Qui sotto nel video Ali e Stallone improvvisano un incontro durante la premiazione.

Sylvester Stallone oggi compie 70 anni e guardandosi indietro il vecchio Sly non può che sorridere. Senza Rocky non ci sarebbe stato Rambo e nemmeno tutto il resto. Rocky non è solo il racconto scontato di un pugile vincente, ma una delicata storia d’amore, un pezzo di letteratura americana, un film con un linguaggio narrativo capace di fotografare le fragili vite di personaggi che restavano ai margini di una società depressa. L’America non è solo New York, Stallone scelse Philadelphia per raccontare e descrivere un Paese che faceva i conti con l’emarginazione, la prevaricazione violenta, l’alcolismo, la mancanza di opportunità.

Lo sport diventa il riscatto per Rocky e per tutti quelli come lui, incompresi ma non solo. Non tutti hanno le giuste opportunità durante la vita e nemmeno tutti sono dotati di un talento particolare. Così Rocky, un bullo di periferia diviso tra la boxe amatoriale e il recupero crediti, dotato di un buon gancio sinistro, un cuore grande e nient’altro, capisce che la vita gli ha appena dato un’occasione e decide di sfruttarla con quelle che sono le sue uniche armi: il coraggio, il sacrificio, la lealtà. Una storia semplice ma dirompente in cui milioni di americani si immedesimarono dal primo momento. Il successo di Rocky arrivò anche in Europa e a distanza di ormai 40 anni (il film uscì nel novembre del 1976) può essere inserito tra le migliori opere cinematografiche e letterarie di tutti i tempi. Un’opera che ha fatto solo del bene anche allo sport. Buon compleanno Sly!

rocky adriana

Le frasi più belle di Rocky (1976):

“Nessuno colpisce duro come la vita”. (Rocky Balboa)

“Guarda che faccia! È una faccia che ci si può fidare, si o no? Questa la potrebbero mettere anche su un francobollo!” (Rocky Balboa)

Adriana: “Ma tu perché fai il pugile?” Rocky: “Perché non ballo e non canto”.

“In fondo chi se ne frega se perdo questo incontro, non mi frega niente neanche se mi spacca la testa, perché l’unica cosa che voglio è resistere, nessuno è mai riuscito a resistere con Creed, se io riesco a reggere alla distanza, e se quando suona l’ultimo gong io sono ancora in piedi… se sono ancora in piedi io saprò per la prima volta in vita mia che… che non sono soltanto un bullo di periferia. (Rocky Balboa)

Apollo Creed: “Non ci sarà rivincita!” Rocky Balboa: “E chi la vuole!”

 

Il trailer originale di Rocky (1976)