Adriano Stabile

Il Napoli compie 90 anni di calcio, fatto con passione e fantasia. Era il 1° agosto 1926 quando Giorgio Ascarelli, 32enne imprenditore amante dello sport, diede vita all’Associazione Calcio Napoli. Il nuovo club era la diretta continuazione dell’Internaples, il cui nome era però sgradito al regime fascista, che non amava i termini stranieri e quell’inter che richiamava l’internazionale comunista (anche l’Inter nerazzurra fu costretta a cambiare nome in Ambrosiana nel 1928). L’Internaples, a sua volta, era sorto nel 1922 dalla fusione di Internazionale Napoli e Naples. Primo idolo della storia fu Attila Sallustro, giovanissimo attaccante paraguaiano che nel 1926 visse in prima persona il passaggio dall’Internaples al Napoli. Con lui abbiamo scelto altri nove calciatori più amati della storia dal pubblico partenopeo. Eccoli, uno per uno, dal più recente al più antico.

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Bruscolotti, Hamsik e Vinicio il 2 maggio scorso

MAREK HAMSIK. Il talentuoso slovacco, arrivato a 20 anni nel 2007, si appresta proprio in queste ore a legarsi a vita con il Napoli. E’ pronto per lui un contratto fino al 2021 con opzione per un incarico da dirigente, una volta conclusa la carriera sul campo. Il presidente De Laurentiis potrebbe ufficializzare l’accordo già stasera, prima della sfida con il Nizza, durante i festeggiamenti per i 90 anni del club. Se resterà fedele al Napoli, “Marechiaro” può battere tutti i record di presenze e gol nella storia della squadra: attualmente è già sul podio sia per presenze che per reti in Serie A e considerando tutti i campionati (anche Serie B, C e Divisione Nazionale prima del girone unico). Considerando tutte le gare ufficiali (coppe comprese) è al terzo posto per presenze (403), ancora staccato dal leader Bruscolotti (511 presenze), ed è al quinto posto per gol fatti (98), non lontanissimo però dal primo posto di Maradona (115 reti). 

EDINSON CAVANI. In sole tre stagioni, “El matador” è riuscito a far innamorare i napoletani a forza di gol: ne ha segnati 104 in gare ufficiali, solo 11 in meno di Maradona, che sotto il Vesuvio c’è stato 7 anni. Il suo exploit più grande è stato il poker rifilato al Dnipro, in Europa League, nel novembre 2012. Nel maggio 2012 ha sbloccato la finale di Coppa Italia, poi vinta 2-1 dal Napoli contro la Juve. Ceduto nel 2013 al Paris Saint-Germain, per 64 milioni di euro, è ancora amatissimo dai tifosi partenopei, che hanno rimproverato soprattutto il presidente De Laurentiis per quella cessione. Se dovesse passare all’Inter, che in questi giorni lo sta corteggiando, allora sì che i napoletani potrebbero iniziare ad amarlo un po’ meno. 

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Edinson Cavani, al Napoli dal 2010 al 2013

ROBERTO SOSA. Attaccante argentino, ma non un bomber, il “Pampa” è rimasto legatissimo ai colori azzurri perché ha vissuto, con generosità e attaccamento alla maglia, gli anni più difficili della storia del Napoli. «Faccio fatica a capire la tua scelta. Caro Pipita, chi ama davvero non dimentica. Mai», ha scritto Sosa pochi giorni fa in una commovente lettera aperta a Higuain, dopo il passaggio del cannoniere argentino alla Juventus. Il “Pampa” è arrivato sotto il Vesuvio nel 2004, giocando due stagioni in Serie C1, prima della doppia promozione che ha riportato il Napoli in Serie A. E’ l’ultimo calciatore del Napoli ad aver segnato con la maglia numero 10, che era stata ritirata in onore di Maradona nel 2000, ma che giocoforza è stata indossata nuovamente in Serie C1 (dal 2004 al 2006), campionato che prevedeva la numerazione dall’1 all’11 per ogni gara (senza numeri fissi per tutto l’anno). 

DIEGO ARMANDO MARADONA. Il mito indimenticabile per ogni napoletano. Ancora oggi, a 25 anni dal suo addio ai colori azzurri, c’è gente che battezza Diego il proprio figlio in onore del “Pibe de oro”. La sua indole popolare e argentina si è sposata perfettamente con l’anima di Napoli. Grazie alla sua classe, al suo carisma e ai suoi gol, il club campano ha raggiunto l’apice del calcio italiano, vincendo due scudetti (1987 e 1990), una Coppa Uefa (1989), una Coppa Italia (1987) e una Supercoppa Italiana (1990). Con 115 reti è ancora oggi il miglior realizzatore nella storia del Napoli in partite ufficiali. 

ANTONIO CARECA. Con Maradona e Giordano faceva parte dello straordinario tridente offensivo Ma.Gi.Ca. che ha fatto sognare il Napoli alla fine degli anni ’80. Il presidente Ferlaino lo prese subito dopo lo scudetto del 1987: proveniente dal San Paolo, il brasiliano, attaccante tecnico e veloce, si è fatto amare per i suoi gol, 96, in 221 gare ufficiali nel Napoli. Con il suo piede raffinato era in grado di telecomandare il pallone a rete, con veri e propri colpi da biliardo. «Uè Carè! Tira la bomba! Tira la bomba», gli cantavano i tifosi.

GIUSEPPE BRUSCOLOTTI. Originario della provincia di Salerno, per tanti anni capitano del Napoli, ebbe l’umiltà di lasciare la fascia a Maradona, nonostante la sua lunga militanza in maglia azzurra. Ancora oggi è il primatista di presenze in gare ufficiali (511) e in Serie A (387) nella storia del Napoli. Considerando invece tutte le gare di campionato è battuto per 7 presenze da Juliano, che ha giocato nel Napoli anche in Serie B, tra il 1963 e il 1965. Difensore potente e arcigno in marcatura, fu soprannominato “Pal ’e fierro” per la sua forza. Arrivato al Napoli nel 1972, ha vinto lo scudetto del 1987 da protagonista, a quasi 36 anni. Ha continuato per un’altra stagione pur di giocare con la maglia del Napoli in Coppa dei Campioni. Nel 1988, soddisfatto questo desiderio, ha appeso gli scarpini al chiodo. 

JARBAS FAUSTINHO CANÉ. Ala brasiliana di colore, soprannominato la “Perla nera”, ha legato gran parte della sua carriera italiana al Napoli, a parte un intermezzo di tre stagioni a Bari. Arrivato sotto il Vesuvio a 23 anni, se n’è andato a 36, per poi lavorare anche un po’ con le giovanili azzurre, da allenatore. Era un giocatore tecnico ed elegante nel tocco del pallone. E’ tornato sulla panchina del Napoli nel 1994-95, al fianco di Boskov, a dimostrazione del suo eterno legame con la città partenopea. 

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Faustinho Jarbas Cané, oggi ha 76 anni

ANTONIO JULIANO. Napoletano, bandiera del Napoli per 17 stagioni, capitano già a 23 anni, ha vinto soltanto due Coppe Italia (1962 e 1976), ma è stato anche protagonista di due secondi posti, nel 1968 e nel 1975, e di tre terzi posti, di cui uno, nel 1966, da squadra neopromossa in Serie A. “Totonno” era un centrocampista dai piedi buoni, capace di giocare anche 18 partite in nazionale, vincendo l’Europeo del 1968. Dopo l’addio ai campi di gioco, è diventato dirigente del Napoli, risultando decisivo nella trattativa per l’acquisto di Maradona nel 1984. 

LUIS VINICIO. Notato nel 1955 durante una tournée in Europa del Botafogo, è stato per cinque stagioni centravanti del Napoli. Ben presto divenne “O’ lione”, per il suo coraggio e i suoi gol: ne ha fatti 69 in 152 gare di Serie A in maglia azzurra. Brasiliano di Belo Horizonte, è stato protagonista nel Napoli anche da allenatore, tra il 1973 e il 1976. Primo a introdurre in Italia il “calcio totale” all’olandese (una moderna zona ante litteram), portò la squadra partenopea a sfiorare lo scudetto nel 1975, dopo il terzo posto del 1974. 

ATTILA SALLUSTRO. Primo mitico bomber del Napoli, è ancora primatista assoluto di gol nella storia azzurra, considerando tutte le partite di campionato (divisione nazionale, Serie A, B e C): ha realizzato 106 reti in 258 gare. Paraguaiano, naturalizzato italiano, è cresciuto calcisticamente nell’Internaples, che nel 1926 è confluita nel neonato Napoli. Attaccante veloce e prolifico, finì sui rotocalchi per il suo matrimonio con la soubrette Lucy D’Albert, nel 1934. Qualcuno, all’epoca, disse che l’amore lo stava distraendo dalla sua carriera da calciatore, che effettivamente terminò a soli 30 anni. E’ stato anche allenatore del Napoli per qualche partita, nel 1961.