Francesco Paolo Traisci

Sono tutti d’accordo. Ed è questa la notizia. I padroni del nostro calcio per una volta non hanno litigato, sono tutti d’accordo su come spartirsi la fetta dei proventi dei diritti televisivi per il campionato in corso e per quello successivo. Ma come? Se fino a oggi le litigate più accese non avvenivano certo per vittorie o sconfitte più o meno discusse, per il presunto condizionamento arbitrale, per scorrettezze o sgarbi fra club più o meno blasonati, ma per le modalità di distribuzione della montagna di quattrini derivanti dalla vendita di questi diritti!
Come abbiamo già scritto in precedenza, l’ammontare globale della vendita ottenuto in base ad un’asta per la cessione dei diritti televisivi per l’intero triennio 2015-2018, avrebbe dovuto essere ripartito secondo quanto stabilito dal Consiglio di Lega ossia dall’organo composto da tutti i Presidenti (o dai loro rappresentanti) dei club di Serie A, ma non riuscendo a trovare un accordo in tal senso, i nostri presidenti avevano (nel corso del Consiglio di Lega che si tenne nel febbraio 2016) a fatica raggiunto l’intesa solamente per il primo anno, rimandando la questione per gli anni successivi a tempi migliori. Questi tempi migliori paiono oggi essere arrivati.

Accordo trovato, ma che cosa è successo?

Vediamo la questione dall’inizio: come tutti ormai sanno, la spartizione della cospicua torta avviene si in base ad una legge, la legge Melandri del 2009, ma questa si limita a fissare dei criteri senza però determinare (se non in chiave di limiti minimi) il peso che ciascuno di questi deve avere nella distribuzione. Il che ha portato ad aspre battaglie per far prevalere un criterio di ripartizione piuttosto che un altro, secondo la maggiore convenienza di ciascuno (una percentuale attribuita ad un criterio rispetto ad un altro arriva infatti a comportare scarti di vari milioni negli introiti spettanti a ciascun club) ed addirittura alla scissione fra la Lega di Serie A e quella di Serie B. Ma come era andata l’anno passato? Come abbiamo già avuto modo di commentare, l’anno passato, con una delibera presa a maggioranza ma dopo una forte spaccatura fra piccole e grandi del nostro campionato, era stato raggiunto un precario compromesso. In base ad esso una somma equivalente a quella dell’anno precedente (tolte commissioni, mutualità, ed accessori vari, compreso il cosiddetto paracadute) era stata distribuita secondo i seguenti criteri: il 40% diviso in parti uguali (percentuale minima secondo la legge), 30% in base al bacino di utenza (25% sul risultato delle ricerche sul tifo e 5% sul numero degli abitanti della zona interessata, tanto che Roma e Lazio si erano viste riconoscere una somma pari a più del doppio della quota di Milan ed Inter ad ancor di più rispetto a città più piccole come Firenze) e 30% in base ai risultati. Quest’ultimo criterio, poi, era stato a sua volta frazionato in 10% per la storia sportiva (risultati dal 1946 in poi), 15% per i risultati dei 5 ultimi campionati e solo 5% per quelli relativi alla stagione di riferimento. L’eccedenza (rispetto all’anno precedente) era stata però divisa diversamente: oltre al 40% di legge sempre uguale per tutti, i restanti erano stati attribuiti esclusivamente in base ai risultati ottenuti nell’attuale stagione: 15% per la prima, la seconda e la terza (e quindi Juve, Napoli e Roma); 10% per quarta, quinta e sesta; 8% per la settima; 7% per l’ottava; 5% per nona e decima e 1 milione per ciascuno per chi si sarebbe piazzato fra l’undicesimo ed il 17 posto; niente di tale per le retrocesse.

diritti tv modalità

Infografica di ANSA-CENTIMETRI sull’assegnazione dei diritti tv 2014.

DIRITTI TV: IL DIVARIO TRA GRANDI E PICCOLI
Questo ha comportato un fortissimo divario fra la prima, la Juventus che ha ottenuto 103 milioni e le ultime Carpi e Frosinone (poi retrocesse) che si sono dovute accontentare di “soli” 22.5 milioni. Altro punto di frizione era rappresentato dal cd. “paracadute”, ossia dalla somma complessiva distribuita alle società retrocesse, secondo vari criteri di ripartizione. Se nella delibera relativa alla spartizione per l’anno 2015-2016 la somma complessiva era stata portata in seguito ad un faticoso compromesso da 30 a 60 milioni, lo stesso ammontare è stato oggi confermato all’unanimità. Per quanto riguarda l’anno in corso e quello successivo l’accordo appena raggiunto prevede (oltre alla conferma dell’ammontare del paracadute, come appena visto) che la quota incrementale per ciascun anno non sarà più distribuita in base ai risultati o rispolverando il criterio legato al bacino di utenza, bensì in parti uguali a tutte le squadre classificate dalla 4 alla 17 posizione. Le prime 3 infatti potranno beneficiare del premio Uefa e le ultime 3 del paracadute. Questa intesa mette quindi per la prima volta tutti d’accordo e consente di fare fronte comune per la negoziazione del prossimo triennio dei diritti (2018-2021). I giochi inizieranno ufficialmente nei primi mesi del 2017 ma già oggi si parte con le preoccupate prese di posizione di presidenti ed addetti ai lavori che preconizzano difficoltà nella trattativa legate alla scarsa disponibilità delle risorse economiche da investire nell’acquisto mostrata dai potenziali acquirenti ed al progressivo svuotamento degli stadi che viene attribuito alla presunta assuefazione da calcio televisivo.
Ma questo, per la cronaca, solo a partire dalla primavera 2017. Ci  sarà tutto il tempo per approfondire la questione.