Adriano Stabile

«Del Piero? Alla Juve non lo hanno trattato come la Roma ha fatto con me e questo mi dispiace tantissimo», parole di Francesco Totti, datate 20 settembre 2013, in occasione del suo (pen)ultimo rinnovo di contratto, tra un brindisi e un sorriso con il presidente Pallotta. Parole che oggi sembrano lontane perché il capitano giallorosso, a quasi 40 anni, si è dovuto sudare a forza di gol e assist il rinnovo di contratto, che fino a qualche settimana fa la Roma non aveva intenzione di fargli sottoscrivere. Perché anche le bandiere, talvolta, vengono ammainate malamente.

Maldini addio a testa alta, Del Piero in silenzio

Alessandro Del Piero, primatista assoluto di presenze e reti nella storia della Juventus, è stato freddamente liquidato dal presidente bianconero Andrea Agnelli, nell’ottobre 2011, prima di un’assemblea degli azionisti. Nessun avvertimento all’interessato, nessuna possibilità di discutere un rinnovo, con tanti mesi di campionato ancora da giocare: «Ringraziamo Del Piero che ha voluto fortemente restare, sarà il suo ultimo anno», le parole del rampollo della famiglia Angelli. Alex, che era disposto a firmare un contratto in bianco, ci rimase male andando a spendere le ultime energie da calciatore in Australia e India.

Baggio Maldini addioOggi, a distanza di quasi cinque anni, Del Piero è rimasto lontano dalla galassia juventina così come Paolo Maldini lo è da quella del “suo” Milan. L’ex terzino (poi difensore centrale) che faceva impazzire le ragazzine disse addio ai colori rossoneri nel 2009, a quasi 41 anni, di cui 25 spesi in Serie A con il Milan. «Hai mancato di rispetto a chi ti ha arricchito. Ci hai trattato da pezzenti», fu lo striscione che gli dedicò la Curva Sud rossonera mentre Maldini faceva il giro del campo per i saluti al Meazza. La sua espressione amareggiata era inequivocabile: «La contestazione della curva il giorno del mio addio? Con il tempo ho capito che quello è stato un successo perché ho marcato una linea ancora più grossa tra me e quel tipo di calcio», sono le parole di Maldini a mente fredda, nel 2014. Gli attriti tra Maldini e gli ultras milanisti hanno radici lontane, fatte di dure contestazioni alla squadra cui il capitano aveva risposto per le rime fino alle chiare allusioni e interessi economici e giochi di potere che governano alcune logiche ultras. Inoltre, il rapporto logorato con Adriano Galliani, peraltro ricattato da quegli stessi tifosi e all’epoca messo sotto scorta, non ha permesso a Maldini di tornare nella sua casa naturale con un ruolo dirigenziale. E così l’ex capitano del Milan e della nazionale se n’è andato negli Stati Uniti, per diventare proprietario del Miami FC.

Chinaglia fugge negli Usa, Bergomi rinasce a Sky

Negli States, 40 anni fa, ci andò anche Giorgio Chinaglia, idolo dei laziali, che abbandonò improvvisamente la squadra biancoceleste a tre giornate dalla fine del campionato, in piena lotta retrocessione, per raggiungere la moglie in America e giocare nella ricca North American Soccer League, con la maglia dei New York Cosmos. La Lazio pensò di fargli causa e tanti tifosi ci rimasero male. Il coro «Giorgio Chinaglia, il grido di battaglia» divenne ironicamente «Giorgio Chinaglia, il grido di chi se la squaglia». Quella fuga del 1976, con il passare del tempo, gli fu perdonata e “Long John” tornò alla Lazio, da presidente, nel 1983.

Si è dovuto “accontentare” di diventare un’ottima seconda voce di Sky Beppe Bergomi, campione del mondo nel doni1982 e colonna della difesa dell’Inter per quasi 20 anni. Nel 1999 l’allenatore nerazzurro Marcello Lippi gli comunicò che non rientrava nei suoi piani tecnici e “lo zio” si mise da parte, lasciando il calcio. A 17 anni da quell’addio non si è ancora consumato il ricongiungimento tra Bergomi e i suoi colori preferiti, a parte una breve parentesi alla guida dei ragazzini dell’Accademia Inter tra il 2008 e il 2009. Il capitano di Bergomi nella nazionale iridata dell’82, Dino Zoff, ha vissuto un improvviso addio alla Juventus, nell’agosto 1984, dopo 11 stagioni da calciatore e una vissuta come preparatore dei portieri: «E’ un ruolo che mi stava stretto perché non mi apriva possibilità per il futuro» spiegò l’ex capitano azzurro, che si ricongiungerà con i colori bianconeri, da allenatore, quattro anni più tardi prima di essere liquidato definitivamente nel 1990, nonostante le vittorie di Coppa Italia e Coppa Uefa, per far spazio a Gigi Maifredi, presunto profeta del calcio champagne. Sull’altra sponda del Po, sotto la Mole Antonelliana, nel 1987 si consumò il silenzioso addio a Renato Zaccarelli, cui non venne rinnovato il contratto in scadenza con il Torino dopo 15 stagioni di onorata carriera granata. Molto peggio è accaduto a Giacomo Losi, “core de Roma” e per tanti campionati capitano dei giallorossi: nel novembre 1968 venne emarginato dal tecnico Helenio Herrera a causa di qualche frase “troppo schietta” e mai più convocato per tutta la stagione. A fine campionato il presidente Marchini gli promise una festa di commiato e una medaglia per la Coppa Italia vinta, ma Losi non ebbe alcun tributo nonostante i 15 anni di militanza romanista: «La società mi mandò una lettera in cui mi comunicava che non aveva più bisogno di me. Non mandò nessuno a dirmelo e nessuno venne a salutarmi. Fu deprimente». Losi lasciò il calcio, evitando la ripicca che invece hanno messo in atto altri due capitani della Roma, Attilio Ferraris IV e Ciccio Cordova. Il primo, nel 1934, ruppe malamente con il presidente Sacerdoti e, dopo mesi di inattività e un inaspettato trionfo al Mondiale, passò alla Lazio. Proprio come Cordova, che nel 1976, dopo anni di sopportazione reciproca con il patron Anzalone, decise di vestire la maglia biancoceleste, pur senza mai amarla veramente. Ancora peggio è andata a Pino Wilson e Cristiano Doni, la cui lunga carriera con Lazio e Atalanta è stata interrotta da lunghe squalifiche per il calcioscommesse. Wilson, che nel 1980 venne fermato per tre anni dalla giustizia sportiva, è riuscito a ricucire gradualmente il rapporto con i colori biancocelesti. Per Doni, tuttora squalificato e recentemente rinviato a giudizio a Cremona, dovrà passare molto tempo: i tifosi atalantini sono ancora infuriati con lui.