Redazione

Juventus cosa succede? Sei da ritoccare o ricostruire? Si respira un’aria strana: la sconfitta della finale di Supercoppa conferma che Cardiff ha lasciato il segno. Anzi un solco. La Champions lascia in eredità delle crepe che ancora non si sono chiuse. Allegri deve lavorare sodo per ricompattare un gruppo che mai, come questa volta, sembra scollato.

Ingratitudine dei tifosi

Il tecnico livornese è nel mirino della critica. Quasi un separato in casa. Le sue dichiarazioni spaventano: se voleva lasciare dopo Cardiff, avrebbe dovuto farlo. Non è mai una buona idea restare su una panchina dove si ritiene chiuso un ciclo. Fra l’altro il tecnico deve fare i conti con l’ingratitudine dei tifosi: tre scudetti, altrettante coppe Italia, i record, due finali di Champions in tre anni. Tutto evaporato in una notte. É bene ricordarlo: la Juventus ha perso contro due squadre che nell’ultimo decennio si sono spartite il 70% delle Champions (4 il Barcellona, 3 il Real Madrid). Quando non hanno vinto, sono state estromesse proprio da Allegri. Una tesi che però non ha preso.

Nervi tesi e poca chiarezza nelle scelte

E poi ci sono i problemi interni. Al di là delle voci che si sono rincorse, è evidente che da quel 3 giugno, qualcosa non ha funzionato. Bonucci e Dani Alves hanno salutato, più o meno serenamente. Alex Sandro avrebbe voluto seguirli: il brasiliano sembra con la testa altrove. I problemi di Khedira e Marchisio, rendono urgentissimo l’acquisto di un centrocampista. Matuidi è il profilo giusto, ma arriva nel momento sbagliato. Troppo tardi. Ed affolla un gioco delle “coppie” quanto mai complicato. Dov’è finito l’Allegri decisionista capace di lasciare fuori Bonucci ad Oporto? Qual è la formazione titolare della Juventus? Chi è la coppia centrale? Chi sono gli esterni titolari? Chi ha le chiavi del centrocampo?  Quando la Juventus perde la finale con il Barcellona, dice addio a Pirlo, Vidal e Tevez, ricostruendosi ancora più forte. Adesso tutto sembra maledettamente complicato.

Casi da risolvere 

Occhi puntati anche sull’operato della dirigenza. I “no” di Matic, Strootman, Emre Can, Kovacic. L‘addio burrascoso a Bonucci. Le “denunce” di Dani Alves. I 90 milioni spesi per rinforzare un reparto che aveva bisogno solo di qualche ritocco. Quanto basta per scatenare i tifosi contro una dirigenza che in sei anni ha sempre vinto. Forse in tanti dimenticano la Juventus del 2010 lasciata in eredità da Blanc.Sia per parco giocatori, che per fatturato. Da allora, questa vituperata dirigenza, ha solo vinto sei scudetti: un record che dovrebbe comunque rendere orgogliosi. Invece no. La sensazione è che in quella maledetta notte gallese, sia finito un ciclo. E aprirne un altro sia maledettamente complicato.