Luigi Pellicone

Allegri, vincere non basta: il tecnico livornese, fra i pluridecorati della storia della Juventus, (tre scudetti, altrettante Coppe Italia, una Supercoppa Italiana) non rientra, neanche di striscio, fra la categoria dei più amati. Le due finali di Champions perse incidono enormemente sul giudizio dei tifosi.

Il peso della Coppa divide i sostenitori bianconeri in due correnti di pensiero.

Chi è dalla parte del mister ne apprezza i risultati: un uomo capace di vincere tre scudetti consecutivi e centrare due finali di Champions in tre anni nonostante le cessioni eccellenti (ma necessarie), non si può condannare.

Dall’altra parte, i negazionisti:  chiedono, hic et nunc, la testa di Allegri e Marotta, capaci di vincere solo in Italia e mai all’estero. Privandosi ogni anno, di un top player (Vidal, Pogba, Bonucci)

La piazza rimprovera un rapporto difficile con i giocatori di personalità

Un indizio è un indizio. Due, una coincidenza. Tre una prova. Chi litiga con Allegri, tende a lasciare la Juventus: è accaduto con Tevez e Vidal, infine con Bonucci e Dani Alves. Se lite è stata, negli spogliatoi di Cardiff, non è dato saperlo. L’unica certezza che trapela sono i paragoni con i “nemici”. Uno, particolarmente ricorrente: negli anni del Grande Milan, Arrigo Sacchi si presentò da Berlusconi chiedendo la testa di Marco Van Basten e uscì dallo studio del Cavaliere senza la sua. Alcuni tifosi si auguravano lo stesso finale per il caso Bonucci. La piazza virtuale non perdona: nonostante le vittorie, non digerisce l’atteggiamento del mister. La sensazione, diffusa, è che Allegri non si faccia amare dai propri giocatori

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Allegri discute con Bonucci: l’addio del difensore sarà davvero dipeso dal mister? 

E Le vittorie? Merito dei giocatori e del lavoro di Conte…

Si dice che nel calcio, se arrivano i risultati, il resto importa poco. E che il tecnico, in primis, vada rispettato. Se poi è anche amato, tanto meglio. Il problema è che Allegri non è identificato come vincente, a dispetto dei suoi trofei in bianconero. Anzi. I suoi più fieri oppositori sostengono che gli scudetti siano figli di un campionato poco competitivo e di un divario abissale con le concorrenti. Complice l’assenza delle milanesi, la Juventus ha maramaldeggiato su Roma e Napoli, competitor non attrezzate, sopratutto a livello mentale, per resistere ad alti livelli. E poi, il modulo di gioco: gira e rigira, Allegri torna spesso al 3-5-2 oppure utilizza un 4-2-3-1 impostato comunque sull’idea di non prendere gol. Un atteggiamento poco gradito, specialmente dopo Cardiff. La finale ha dimostrato che un attacco atomico ha comunque la meglio su un bunker.

Allegri ha la maggioranza perchè l’opposizione è troppo eterogenea

L’opposizione è numerosa ma troppo eterogenea. In virtù delle spaccature in seno ai detrattori, i sostenitori di Allegri, godono della maggioranza perchè si poggiano, coesi, sul mantra bonipertiano.Alla Juventus vincere non è importante. É l’unica cosa che conta”. Un credo incarnato perfettamente dai successi di Allegri che gode della fiducia incondizionata di chi crede nei numeri e nei risultati. I sostenitori del conte Max rappresentano circa il 40% della tifoseria bianconera. Meno della metà. Quanto basta comunque per una maggioranza, considerato che il restante 60% è un 20+25+15 inconciliabile, che si disperde e disgrega fra chi contesta l’incapacità di vincere la Champions, il cattivo rapporto con i calciatori e un gioco non eccelso.

Allegri con la Juve ha conquistato tre scudetti

Su cosa si regge la fiducia ad Allegri?

Resta da capire su cosa, oltre ai risultati, si regga la fiducia ad Allegri. Risposta facile: proprio nient’altro. Contano solo quelli. E sono abbastanza. Al tifoso bianconero interessano le vittorie: la speranza, in questa ottica, è che la nuova campagna di rafforzamento, finalizzata all’acquisto di uomini d’attacco, sia la pietra miliare di un cambio di mentalità. Le partite si vincono attaccando, non difendendosi. Cardiff insegna. Già, quella notte è ancora lunga. La sensazione è che se la Juventus avesse messo le mani su quella Coppa, Allegri sarebbe stato incensato. In fondo, solo due tecnici (Lippi e Trapattoni) sono riusciti dove in tanti hanno fallito. E, non a caso, sono intoccabili nei cuori bianconeri. Anche rispetto a chi ha vinto di più.