Paolo Valenti

Lo sgradevole episodio capitato a Massimiliano Allegri coi vigili urbani di Torino, oltre al danno di immagine per l’allenatore livornese e la Juventus, ha portato nuovamente agli onori della cronaca il rapporto tra protagonisti del mondo del calcio e il Codice della Strada. Rapporto spesso problematico e conflittuale, visto che l’iscrizione di Allegri nel registro degli indagati (non per l’infrazione commessa ma per il successivo alterco, che sembra aver portato il buon Max ad inciampare nel reato di oltraggio a pubblico ufficiale) è solo l’ultimo episodio di una lunga serie che ha visto calciatori & co. incorrere nelle maglie della legge per l’utilizzo negligente dei loro veicoli. Molteplici, negli anni, i casi registrati, accaduti, tra gli altri, ai vari Cassano, Montella, Adriano, Tevez, Vidal, Balotelli, Keità Balde e, per rimanere tra i protagonisti dell’ultima finale di Champions League, lo stesso Cristiano Ronaldo, che nel 2009 trovò il modo di distruggere la sua Ferrari sulla strada per l’aeroporto di Manchester. Viene da chiedersi come mai una categoria sociale così esposta mediaticamente cada con frequenza nell’infrazione delle regole al Codice della Strada. Trappola che, una volta scattata, dà spunto agli amanti del gossip per versare fiumi di inchiostro spesso urticanti per i protagonisti.

cassano pancia real

Antonio Cassano, spesso protagonista di bravate a quattro ruote

L’ETA’ – Spesso ci si dimentica che gli eroi del calcio sono, nella maggior parte dei casi, ragazzi di età inferiore ai trent’anni, fascia della popolazione che, statistiche alla mano, risulta più rischiosa di altre alla guida delle auto. L’entusiasmo, lo sprezzo del pericolo, la percezione di sentirsi immortali sono propellenti decisivi per spingere un guidatore oltre i limiti consentiti dalla legge, riguardino essi la velocità o l’assunzione di alcool.

LE MACCHINE VELOCI – Non è un mistero che l’automobile sia uno dei “giocattoli” più divertenti che un adulto possa concedersi. Quando i soldi non sono un problema, uno dei modi più divertenti per spenderli è quello di acquistare un’auto da diverse decine di migliaia di euro: confortevoli, superaccessoriate e, soprattutto, veloci. Col volante tra le mani diventa difficile non sperimentare le qualità per le quali si è pagato anche se, soprattutto nelle città, questo comporta spesso l’infrazione delle regole imposte a garanzia della sicurezza di tutti.     

IO SONO IO – E arriviamo al punto più problematico della vicenda: un certo senso di impunità che, come evidenziato nel caso di Allegri, sembra avvolgere i protagonisti del mondo del pallone. Alla stregua di altri rappresentanti di categorie professionali che, in virtù delle attività svolte, sono pubblicamente riconoscibili, calciatori & co. (non tutti, ci mancherebbe) coltivano l’aspettativa di vivere legibus soluti. Come gli antichi imperatori romani che, in quanto fautori delle leggi, all’osservanza delle stesse non erano vincolati.  La dinamica sulla quale si basa un simile atteggiamento, oltre che sul senso civico e l’educazione di cui ciascuno risponde individualmente, giace anche nel contesto in cui queste figure di riferimento si muovono. Grazie all’omaggio popolare, che spesso degenera in forme di idolatria, i nostri eroi sono abituati a ricevere, senza richiederlo, una serie di trattamenti di favore che, consolidati nel tempo, generano abitudine: non pagare ai ristoranti, ottenere facilmente sconti, non dover (quasi) mai sottostare al fastidioso contrattempo delle file (in aeroporto, in ospedale, nell’espletamento delle pratiche burocratiche) sono atteggiamenti che costruiscono nel tempo un’abitudine al privilegio, che viene data per scontata anche in contesti diversi dallo scambio di favori innocenti o dalle specifiche esigenze dettate da un lavoro particolare.

Quando si parla di rispetto della legge, l’abitudine a non dovervi sottostare nasce anche dagli atteggiamenti di favore concessi da chi quelle leggi è preposto ad applicare. Come evidenziato, tanto per fare un recente esempio, da un’indagine della Procura di Roma emersa alla fine del 2016, quando cinque dipendenti dell’ufficio contravvenzioni del Campidoglio sono stati messi sotto indagine per aver cancellato ad alcuni giocatori delle squadre capitoline varie contravvenzioni per importi complessivi rilevanti. Celebrità e ricchezza diventano fattori di elevazione sociale e di inserimento nei network “che contano”. Possono rendere la vita più facile per chi vi fa parte attraverso “agevolazioni” concesse anche in situazioni dove l’unico elemento di riferimento dovrebbe essere la legge.

Massimiliano Allegri, 3 scudetti, tre Coppa Italia e due Supercoppe con la Juve

Rivelatore, in questo senso, il “falliti” che Allegri avrebbe indirizzato ai vigili che, nel semplice adempimento delle loro funzioni, stavano stilando un verbale di contravvenzione trattando l’allenatore della Juventus nella sua veste di cittadino. Epiteto parente del “lei non sa chi sono io” che, nell’intenzione del proferente, pone su piani diversi la sua persona, riconoscibile e di successo, con quella dell’uomo comune. Allegri si è probabilmente irritato per essere inciampato in un fastidioso ostacolo burocratico che gli costerà un po’ di tempo per sistemare cose che, di fatto, avranno un impatto nullo sulle sue giornate: che si tratti di pagare una cospicua multa (il rinnovo del contratto con la Juventus a cifre da top player toglie ogni dubbio in merito) o della sospensione della patente (la società, nel caso, gli fornirà un autista). Ancora più impensabile una pena che comporti la reclusione, seppur prevista in teoria, per l’oltraggio a pubblico ufficiale qualora accertato.

Così va il mondo, come ci aveva saggiamente ricordato Alberto Sordi nelle sempiterne vesti del Marchese del Grillo: io so’ io e voi non siete un…