Massimo Piscedda

Massimiliano Allegri è il migliore. Rivedo in lui Marcello Lippi: la sua elasticità tattica e il suo gestire in maniera impeccabile il gruppo lo rendono molto simile al C.T. Campione del mondo nel 2006. Ed è intelligente anche nel saper incassare le critiche. Ricordo quelle ricorrenti di Sacchi nei suoi confronti, spesso riguardo al fatto che la Juve gioca male ma riesce quasi sempre a vincere. “Sacchi è un guru, ha settant’anni e quindi la ragione è senz’altro sua”. Grande rispetto da parte del tecnico bianconero, con frecciatina (a mio avviso meritata) verso il vecchio mago di Fusignano.

La bravura di Allegri nasce anche dalla fortuna di essere supportato da una grande società, che ti responsabilizza in ogni momento, anche al punto di farti sentire sempre sostituibile. Una situazione che ti arricchisce in personalità e ti inietta la cosiddetta mentalità vincente. E vincente Allegri lo è, in tre anni ha conquistato altrettanti scudetti e Coppe Italia, oltre a due finali di Coppa Campioni. Il tecnico toscano ha portato alla società di Corso Galileo Ferraris risultati che neanche molti illustri suoi predecessori hanno ottenuto.

Allegri è un allenatore che ama semplificare, cambia modulo a seconda dei giocatori a disposizione e questo forse lo rende troppo normale per chi pensa che il calcio sia solamente scienza. Sicuramente, il tecnico della Juventus non è esattamente simpatico proprio a questo tipo di allenatori, quelli che pensano che la maggior parte delle vittorie si costruiscano attraverso la teoria. Allegri è tutto meno che teoria. Che rimane di certo un importante strumento di conoscenza, ma tutto quello che viene spiegato resta su una lavagna. E su una lavagna, tutti sono in grado di diventare vincenti. Poi ti accorgi però che esiste il campo e un pallone che rimbalza. Condizioni in cui Massimiliano Allegri è decisamente il numero uno.