Redazione

di Matteo Muoio

Terzo in campionato, fuori ai gironi in Champions, eliminato ai trentaduesimi di finale in Europa League, sconfitto dal Braga nella finale di Coppa del Portogallo. Quella passata non è stata certo una stagione esaltante per il Porto, che domani affronterà la Roma nell’andata dei preliminari di Champions. Parecchi i tifosi giallorossi che all’esito dell’urna hanno tirato un sospiro di sollievo per aver scampato i pericoli inglesi pescando il Porto probabilmente meno forte dell’ultimo quinquennio. Ma occhio a sottovalutarlo; i Dragoes sono pronti a tornare grandi, trascinati da una nuova generazione di talenti destinata a rimpinguare le casse di Pinto da Costa. Ruben Neves è la stellina, vent’anni e già nel giro della nazionale maggiore, quest’anno potrebbe essere quello buono per l’esplosione di Andrè Silva. Classe 1995, portoghese, è un attaccante cresciuto nel vivaio bianco blu. Due anni fa impressionava all’Europeo under 19 e in Youth League, in prima squadra però di spazio non ce n’era, Jackson Martinez e Aboubakar non ne concedevano. Meglio, allora, farsi le ossa con la squadra b, con cui, dal 2013 ha collezionato 85 presenze e 24 gol. Nel 2015 4 gol in 5 presenze al Mondiale under 20, l’esordio con tripletta in under 21 e a dicembre quello con la prima squadra del Porto. Da lì altre 9 presenze, col primo gol che arriva all’ultima giornata contro il Boavista. La sua stella inizia a brillare nella sfortunata finale di Coppa del Portogallo persa ai rigori contro il Braga; nell’occasione Silva realizza una doppietta, siglando il secondo gol con una rovesciata da urlo.

Ad inizio estate Nuno Espirito Santo rileva Pereiro in panchina e dimostra subito di voler puntare sul ragazzo del vivaio; Silva ripaga con un precampionato eccezionale impreziosito da 6 gol nelle sfide 6 più probanti. Venerdì la prima di campionato contro il Rio Ave, Nuno lo preferisce ad Aboubakar al centro dell’attacco e il giovane lo ripaga con un gol. In Portogallo se ne parla già come il 9 che manca da quasi un decennio, lui sulle spalle preferisce portare la 10: formidabile nella protezione del pallone, ‘sente’ la porta e dialoga bene con i compagni. Non troppo alto – 182 centrimetri – ma ben strutturato, rapido e potente. Deve migliorare dal punto di vista della concentrazione, ogni tanto capita si eclissi per lunghi tratti del match per tornare a farsi vedere quando c’è da piazzare la zampata vincente. Manolas e colleghi sono avvisati, il nuovo puntero del Porto va marcato stretto.