Francesco Cavallini

Petit. Ok, siamo in Francia, può anche essere un riferimento a Emmanuel, gloria dei galletti Campioni del Mondo e d’Europa. Ma di solito quando si usa questo aggettivo riguardo a un calciatore, soprattutto a livello giovanile, non è mai un buon segno. Viaggi su viaggi, provini, partitelle, eppure sempre lo stesso risultato. Il ragazzo è bravo ma… Già, è piccolo. Troppo piccolo, troppo esile per il calcio moderno. E conta poco che il sinistro sia delizioso o che il dribbling nello stretto sia micidiale. Apparentemente, le dimensioni contano. Ovunque. O quasi.

Il personalissimo Tour de France di Antoine Griezmann, nato a Mâcon, ultimo avamposto dell’antico Ducato di Borgogna, sta facendo tappa a Montpellier. Sulle rive del Mediterraneo il ragazzino biondo cerca ancora la sua collocazione calcistica. Di fronte le giovanili del Paris SaintGermain, in teoria un gran bel palcoscenico. Ma la storia Antoine la conosce, è abituato a cortesi ma decisi rifiuti. A quattordici anni sei in un limbo, è esattamente il momento in cui se hai già iniziato lo sviluppo sembri un gigante, ma se invece devi ancora sbocciare ti scambiano per un bambino delle elementari. E Griezmann è piccolo. Appunto, petit. Eppure stavolta a qualcuno l’altezza non interessa. Il sinistro, il dribbling, la visione di gioco, questo sì. Certo, il ragazzo è txiki, ma ci si può lavorare. Guarda Bakero, anche lui era txiki. Ed è così che, proprio come un ciclista della Grand Boucle, Antoine Griezmann scavalca i Pirenei. Chi lo ha notato è la Real Sociedad, l’orgoglio di San Sebastián. Una settimana di prova, che diventano due. Poi l’offerta di trasferimento. Dalla Borgogna ai Paesi Baschi il passo è lungo, forse troppo. Papà Alain e mamma Isabelle sono spaventati. ma per Antoine rischia di avverarsi il sogno di una vita. E allora vai. Allez, petit.

E va Griezmann, fa strada. Ma non solo metaforicamente parlando, perché ogni santo giorno della settimana sono centodieci chilometri, cinquantacinque all’andata e altrettanti al ritorno. Antoine lo spagnolo non lo parla, figuriamoci il basco. E allora la Real Sociedad lo manda a scuola in Francia, a Bayonne. Poi nel pomeriggio di corsa alla Zubieta ad allenarsi con la maglia biancoblu. Un pendolare del pallone, che comprende subito una cosa importante. Il talento non basta. Per emergere ci vogliono fatica e sacrificio. Il sacrificio paga, perché a diciotto anni Antoine fa il suo debutto all’Anoeta durante un match di Coppa del Re. I tredici minuti contro il Rayo Vallecano aprono un settembre da incorniciare. Quattro giorni dopo la prima presenza in Segunda División, due settimane più tardi la prima rete, contro l’Huesca. La cavalcata della Erreala si fa trionfale, il ritorno nella Liga è anche merito di Griezmann, che dà il suo contributo con sei reti in trentanove partite. Si fa notare Antoine, ma non solo in Spagna. Anche dalla Francia qualcuno finalmente si sveglia, si accorge che quel ragazzo sarà anche petit, ma quando ha il pallone tra i piedi è una furia. Sembra quasi un diavolo… Fioccano le offerte, soprattutto da squadre che Griezmann ce l’hanno avuto praticamente sotto casa per anni. Si fa avanti l’Auxerre, il glorioso SaintEtienne, addirittura il Lione. Ma il debito di riconoscenza verso la Real Sociedad è troppo forte. Niente Ligue1. Il futuro parla spagnolo.

Antoine Griezmann con la maglia della Real Socieded

E se esordire nella Liga è esaudire il sogno di un bambino, viene da chiedersi cosa possano rappresentare i passi successivi. Il ragazzo cresce, non solo fisicamente. Arriva al metro e settantacinque, ma resta filiforme, agile e sfuggente. Lavora duro, sempre, nella convinzione che solo attraverso la fatica e il sacrificio si possa migliorare, come se i centodieci chilometri al giorno per andare a scuola fossero ancora lì. Ma ormai ha poco da imparare Antoine, anzi, comincia ad insegnare calcio. Cresce lui e cresce la Real Sociedad, stagione dopo stagione. Arriva addirittura la qualificazione in Champions’ League, un qualcosa che non si vedeva a San Sebastián dai tempi di Kovačević e Xabi Alonso, quando i biancoblu lottavano per il titolo. E la Liga impara a conoscere il sinistro letale di Griezmann, la sua tecnica sopraffina e il suo fiuto del gol. Due stagioni da sette reti, che diventano dieci, e poi sedici. È una minaccia per qualsiasi difesa, può giocare da seconda punta, da esterno, addirittura da falso nueve. Non ci si scommetterebbe un centesimo, ma è bravo anche di testa. E lotta su ogni pallone, corre, crea, recupera, aiuta i compagni. È piccolo, sì, ma quando gioca sembra indemoniato. E quindi diventa per tutti le petit diable.

Ma c’è ancora un viaggio nella carriera di Antoine. È un’ora di volo, quella che separa i Paesi Baschi dalla capitale, da Madrid. A chiamare è l’Atletico. El Cholo Simeone è stato stregato da Griezmann. Il sinistro, la classe, la tecnica, quel che volete, ma è la grinta, la garra, che fa la differenza. Nella determinazione del francese il tecnico rivede se stesso. La coppia d’attacco del suo 4-4-2 è a sua immagine e somiglianza, con il Piccolo Diavolo a scorrazzare per il fronte offensivo dietro a Mario Mandžukić. Il croato fa il lavoro sporco, Griezmann capitalizza. Venticinque reti stagionali. E la musica non cambia neanche quando Mandžukić va alla Juventus e viene sostituito da Torres e Jackson Martinez. Stavolta i gol sono trentadue.

Eppure in una sera di maggio Antoine rischia di tornare semplicemente petit. Quello che è bravo, ma non abbastanza. A Milano undici metri separano Griezmann dalla prima rete in una finale di ChampionsLeague, per giunta nel derby contro il Real, nella rivincita della beffa di due anni prima a Lisbona. Per un attimo la porta diventa più piccola di lui, Keylor Navas, che per essere un portiere altissimo non è, sembra un gigante. Il fioretto da moschettiere transalpino lascia spazio alla clava. Tiro potente, centrale e alto. Forse troppo. Anzi, senza forse. La sfera si infrange sulla traversa e rimbalza in campo. Potrebbe essere una mazzata, ma la partita offre una seconda possibilità a Antoine e all’Atletico. Carrasco porta la sfida ai supplementari e i trenta minuti di overtime non regalano un vincitore. Si torna sul dischetto. La tensione è alle stelle e il Colchonero che si prende la sfera per primo è proprio Griezmann. Il tiro stavolta è di fioretto. Navas è spiazzato, ma il francese non gioisce, sembra ancora disperarsi per l’errore precedente. L’Atletico torna a casa a mani vuote per l’errore di capitan Juanfran, ma tra gli applausi del suo pubblico accorso in massa a Milano. La squadra è forte. Antoine ancora di più.

Griezmann colpisce la traversa su rigore nella finale di Champions’ League

E di questa forza se ne accorge la Francia intera. Deschamps lo convoca per il Mondiale 2014, ma è nel ciclo successivo che splende la stella del ragazzo di Borgogna. Anche nel tragico venerdì di Parigi, quel 13 novembre 2015, quando tre esplosioni scuotono lo Stade de France dove i Blues di Antoine stanno affrontando la Germania. In un’altra zona della capitale francese è in corso un massacro. Tra gli ostaggi al Bataclan c’è sua sorella Maude, che porta inciso sulla sua pelle la data di nascita di Antoine. Come per un crudele scherzo del destino, i fratelli Griezmann vivono lo stesso dramma di tanti cittadini francesi. Forse anche per questo il paese intero elegge a eroe calcistico il fantasista di Mâcon. E Antoine guida una Francia ancora scossa e spaventata alla finale di Euro2016, sempre allo Stade de France, contro il Portogallo. Miglior giocatore del torneo, miglior marcatore con sei reti, ma ancora una volta a mani vuote. Un’altra delusione.

Ma quel che non ti uccide ti fortifica, questo sembra il motto del piccolo diavolo. E inizia quindi un’altra stagione da protagonista, in Spagna, in Europa e con la maglia della nazionale. L’Atletico va a tutta velocità in Champions’ League, ma stecca un po’ in campionato. Eppure quando il gioco si fa duro, arrivano le diavolerie. Lo sa bene il Real, fermato su un pareggio che avrebbe complicato la Liga per gli uomini di Zidane, se il Barça di Luis Enrique non avesse fatto seppuku contro il modesto Malaga. Il marcatore? Chiaramente Griezmann, che ora viene addirittura associato proprio alle Merengues come possibile nuovo obiettivo di mercato. Antoine, che da buon diavolo fa le pentole ma non i coperchi, non parla al riguardo, si limita a dichiarare che nel calcio, come nella vita, tutto è possibile. E del resto, se lo dice il ragazzo che era troppo gracile per giocare con i suoi pari età e che ora è una stella planetaria, pare abbastanza difficile dargli torto.