Francesco Cavallini

Antonio Donnarumma arriva a Milan Lab per le visite medica e si appresta a diventare di nuovo un calciatore rossonero. Per lui, un milione di ingaggio, che lo rende il terzo portiere più pagato della serie A (e che in classifica generale lo pone davanti a molti titolari). Un contratto faraonico per quello che da molti è ritenuto un mestiere da sogno. Per conferme basta fare un giro sui social, dove l’ironia nei confronti di Antonio non manca. Ma serpeggia anche, neanche troppo velatamente, una evidente insoddisfazione per l’arrivo a Milano del fratello maggiore di Gigio. Arrivo necessario, dato che è stato una delle chiavi della permanenza in rossonero del numero 99, ma che lascia più di uno strascico polemico.

Il tifoso milanista ha una memoria da elefante, nel bene e nel male. Difficilmente dimentica. Nel caso di Gianluigi è un qualcosa di positivo. Anche nei giorni più bui, quando la rottura tra Raiola e la società sembrava inevitabile, il bacio, quel bacio alla maglia dopo la partita con la Juventus sorreggeva gli animi e lasciava posto a qualche flebile speranza. La rabbia, la contestazione, l’indignazione, tutte forme più o meno accettabili di amore. Al ragazzo che a neanche diciassette anni si è trovato catapultato a difendere la porta e l’onore del Milan si perdona tutto, o quasi. E adesso che la telenovela è finita e che Gigio si prepara a tornare a disposizione di Montella, è difficile immaginare che il figliol prodigo non venga accolto con baci, abbracci e selfie di rito.

Antonio Donnarumma con la maglia del Milan primavera

Ma, abbiamo detto, il tifoso milanista non dimentica. E quando viene pizzicato, pungolato, irriso, non è felice. Gigio da quel punto di vista è stato molto bravo, soprattutto quando era nell’occhio del ciclone. Chi lo circonda, beh, lo è stato un po’ meno. A partire proprio da suo fratello maggiore, che attraverso i social (e alla fine torniamo sempre lì) ha provato a dare sostegno al piccolo di casa a modo suo. Ricordando i propri trascorsi in rossonero (anche lui prodotto delle giovanili), confermando la fede milanista del numero 99 e pregando i tifosi del Diavolo di non contestare il fratellino. Anche perchè, parole sue, chi lo insulta non è un tifoso del Milan.

Errore numero uno, mai mettere in dubbio la fede calcistica di qualcuno, soprattutto se lo si fa per contrapposizione ideologica. O con me o contro di me? Nel pallone non va esattamente così. Non è tutto nero o tutto bianco (anzi, facciamo rosso). Le zone grigie ci sono e nell’affare Donnarumma hanno di gran lunga superato quelle ben definite. E già qui il tifoso rossonero si è risentito non poco, soprattutto considerando che il Milan ha contribuito a lanciare anche la carriera (finora non particolarmente entusiasmante) di Antonio. Ma poi, in piena fibrillazione estiva, è arrivato il like che ha fatto traboccare il vaso. Quello a un post su Instagram di Carmine Paoletti, cognato di Gigio.

Antonio Donnarumma ai tempi del Gubbio

Chi ti critica non ti conosce. Milan società di pagliacci. Non esattamente il più distensivo dei messaggi. Che rimarrebbe quello che in realtà è, cioè lo sfogo e la risposta del clan Donnarumma alle accuse, se Antonio non commettesse il suo secondo errore. Un semplice cuoricino, che suona come un endorsement. Che è stato ripreso e condiviso attraverso la rete da tifosi inviperiti e che di certo non deve aver fatto piacere a Fassone e Mirabelli. Che però, compresa l’antifona, una volta ricominciate le trattative con Raiola hanno fatto leva proprio sul fattore famiglia. Aumento della proposta di ingaggio per Gigio, ma anche l’acquisto di Antonio dai greci dell’Asteras Tripolis, con tanto di contratto milionario. Un’offerta difficile da rifiutare. Per tutti.

E quindi, dopo sette anni tra Piacenza, Gubbio, Genoa, Bari e la Grecia, Antonio Donnarumma può di nuovo indossare la maglia del Milan. A precisa domanda ha dichiarato di essere molto felice del suo ritorno. Vorrei vedere, sentenziano i più maliziosi. Per lui, che ci tiene a specificare che tutto quel che ha ottenuto se lo è guadagnato da solo, un ingaggio importante e una vita tutto sommato tranquilla. Se si esclude, ovviamente, l’ambiente.

Il tifoso milanista, ormai è chiaro, non dimentica. E gli rinfaccerà sempre di aver scelto (per soldi, non certo per amore) di accordarsi con quella che forse considera (o considerava?) una società di pagliacci. Lui il salvacondotto non ce l’ha. Non ha mai difeso la porta del Milan dei grandi. Quella maglia non l’ha mai baciata, nè probabilmente mai lo farà. Ma in fondo va bene così. Il tifoso milanista non dimentica, ma non è neanche scemo. Davanti alla ragion di stato, anzi, di squadra, si inchina. Parigi val bene una messa e se la “tassa” per vedere ancora Gigio in rossonero è questa, beh, che si riaccolga pure il traditore Antonio.