Francesco Cavallini

Ci siamo lasciati con un dubbio che serpeggia. L’addio al calcio di Maradona pare aver lanciato una maledizione sulla nazionale argentina, condannando i tifosi della Selección a una serie di delusioni. E quindi quale miglior modo per esorcizzare questo incubo che affidare la panchina proprio a Dieguito?

Più facile a dirsi che a farsi, dato che in federazione qualcuno mugugna. E non è uno qualsiasi, ma il solito Grondona, che è ancora lì e continua a non vedere di buon occhio l’idea di mettere al comando il suo vecchio nemico. Ma l’opinione pubblica preme e il 19 novembre 2008 il Diez, che si è rimesso in forma per l’occasione, guida per la prima volta l’albiceleste, battendo la Scozia a Glasgow. La luna di miele però dura poco, dato che l’Argentina subisce la sconfitta più pesante nelle qualificazioni mondiali della sua storia, un umiliante 6-1 dalla Bolivia. Nonostante le difficoltà, il pass per il Sudafrica è staccato e Maradona ne approfitta per scagliarsi contro la stampa, rea di aver dubitato delle sue qualità come commissario tecnico. Seguono due mesi di squalifica ed un’atmosfera non proprio rilassata.

Ma il Mondiale 2010 inizia alla grandissima. Sotto la guida di Diego la Selección esordisce con tre vittorie in tre partite, un successo di misura contro la Nigeria, una goleada contro la malcapitata Corea del Sud ed un 2-0 contro la Grecia, proprio quella Grecia a cui il Diez aveva realizzato l’ultima rete in nazionale prima di ricadere nell’incubo. La rosa a disposizione di Maradona è di assoluto valore e anche in patria ci si comincia a convincere che forse la maledizione può essere sfatata. L’ottavo di finale contro il Messico potrebbe rappresentare il solito trappolone, ma dopo cinquanta minuti la pratica è già chiusa e a nulla serve il tentativo dei Tricolor di rientrare in partita. I quarti offrono un classico del calcio internazionale, la sfida tra Argentina e Germania. Ricordi agrodolci per Diego, che ha battuto i tedeschi nella finale del 1986, ma che contro la Mannschaft ha anche pianto di rabbia nell’ultimo atto di Italia ’90. La scena che si ripete, purtroppo per i tifosi dell’albiceleste, è la seconda. Quattro a zero, con la Selección che va sotto al terzo minuto e viene letteralmente triturata dagli uomini di Löw. La nazione si spacca, la federazione anche. Ma alla fine vincono i falchi, guidati ovviamente da Grondona, e il contratto biennale di Maradona non viene rinnovato. Si grida al tradimento, ma la favola è finita.

Maradona e Messi dopo la partita persa contro la Germania al Mondiale 2010

A sostituire il Diez arriva il suo ex compagno di nazionale Sergio Checho Batista. Una vittoria alla prima ufficiale da allenatore contro il Brasile, la prima dal 2005, illude tutti, ma la Coppa America 2011, giocata in casa dalla Selección, è fatale al campione del mondo 1986, Torna la splendida (?) tradizione del secondo posto nel girone, con due pareggi e l’unica vittoria contro il Costa Rica. Il 16 luglio il Brigadier Lopez di Santa Fe fa da sfondo alla Battaglia del Rio de la Plata, la gloriosa sfida contro l’Uruguay. Come da tradizione è un match durissimo, con interventi da codice penale e cartellini gialli e rossi che sembrano uscire da soli dal taschino del malcapitato arbitro paraguaiano. Diego Pérez porta in vantaggio la Celeste, ma ci pensa Higuain a pareggiare i conti, creando un equilibrio che durerà fino al minuto centoventi. Anche il numero delle espulsioni è equamente distribuito, con lo stesso Pérez e Mascherano che raggiungono le docce prima del previsto. Alla fine ci pensano i rigori. Segnano tutti, tranne Carlitos Tevez. Va avanti l’Uruguay, che si prenderà la soddisfazione di alzare la Coppa America al Monumental, in casa dei rivali di sempre.

L’onta è pesante da sopportare e Batista si dimette. Al suo posto la federazione sceglie Alejandro Sabella, detto el Mago, che ha da poco lasciato la panchina dell’Estudiantes. La sua prima decisione da commissario tecnico è affidare la fascia di capitano a Leo Messi ed è proprio la Pulce, assieme a Higuain, a guidare trionfalmente l’albiceleste al primo posto nelle qualificazioni per il mondiale 2014 in Brasile. Nel girone le vittorie arrivano tutte di misura, ma certificano l’ottimo stato di forma del numero dieci, che segna quattro delle sei reti argentine contro Bosnia, Iran e Nigeria. Nella fase a eliminazione diretta però la luce si spegne e ci vuole una rete di Di Maria al minuto centodiciotto per aver ragione di una coriacea Svizzera. Stesso punteggio ai quarti di finale, quando basta Higuain a domare il Belgio. In una Arena San Paolo incandescente, l’Argentina si gioca la possibilità di raggiungere la prima finale mondiale dal 1990. Di fronte c’è l’Olanda di Van Gaal, che come l’albiceleste è arrivata alle semifinali vincendo senza convincere. La partita è brutta e senza acuti e si trascina stancamente prima ai supplementari e poi ai rigori. Stavolta la lotteria dagli undici metri premia la Selección, che stacca così il biglietto per la finalissima al Maracanã.

E di fronte Sabella e i suoi trovano di nuovo la Germania, che in semifinale ha passeggiato sul Brasile in un match già leggendario. Germania contro Argentina, Argentina contro Germania, la resa dei conti in una finale dopo Messico ’86 e Italia ’90. E soprattutto la possibilità per l’albiceleste di lasciarsi alle spalle la maledizione, di dimostrare che Messi e compagni sanno ancora vincere. E il destino offre un’occasione più unica che raraKroos sbaglia probabilmente l’unico passaggio del suo mondiale e lancia involontariamente Higuain davanti a Neuer. Ma non è ancora il momento. L’Argentina non può gioire. Il Pipita angola troppo e la partita va ai supplementari. E al minuto centotredici tocca a Mario Götze entrare nella storia trafiggendo Romero su una dormita generale della difesa. Anche stavolta è la fine, la Selección è di nuovo arrivata a un passo dal sogno per ritrovarsi in un incubo. I giocatori vengono comunque accolti tra gli applausi al ritorno a Buenos Aires, ma Sabella ha già deciso e lascia dopo tre anni a ottimi livelli, ma con la bacheca ancora desolatamente vuota.

La delusione di Leo Messi dopo la finale del Mondiale 2014

La scottante panchina argentina viene affidata a El Tata Gerardo Martino, reduce da una deludente avventura a Barcellona. L’esordio in una competizione non è certo positivo, un pareggio contro il Paraguay nella prima giornata del girone della Coppa America 2015. Martino fa però un mezzo miracolo, perchè dal gironcino in Cile l’Argentina esce stranamente prima, battendo la Giamaica e soprattutto il pericoloso Uruguay. Un pessimo zero a zero contro la Colombia ai quarti viene risolto ai rigori, mentre la semifinale regala all’albiceleste di nuovo il Paraguay. Ma la squadra sembra ormai rodata e asfalta i biancorossi con un tennistico 6-1. È il modo migliore per presentarsi all’attesissima finale di Santiago contro i padroni di casa. Il match è teso e molto poco spettacolare e come nella miglior tradizione si decide dagli undici metri. Messi realizza il suo tiro dal dischetto, ma è Higuain a far esplodere di gioia l’Estadio Nacional calciando un rigore che termina dall’altro lato delle Ande. Come se non bastasse, Banega si fa ipnotizzare da Bravo e la Coppa va al Cile.

Ma stavolta c’è subito l’occasione di rifarsi, perchè il 2016 segna i cento anni dalla fondazione della CONMEBOL, la Federazione Sudamericana. Il calendario internazionale prevede quindi un’edizione straordinaria della Coppa America, da tenersi negli USA e con la presenza di alcune squadre nordamericane. La manifestazione inizia bene per l’Argentina, che nel replay della finale 2015 batte il Cile per 2-1, per poi travolgere Panama e Bolivia. Anche il Venezuela e gli Stati Uniti padroni di casa non riescono a opporre resistenza alla ben oliata macchina albiceleste e la finale del MetLife Stadium di East Rutherford come un anno prima mette di nuovo di fronte la Selección e la RojaIl tema tattico del match è lo stesso, come il risultato nei 120 minuti, uno scialbo 0-0. Si va di nuovo ai calci di rigore e stavolta a tradire l’Argentina sono Messi e Biglia, che possono solo guardare Bravo alzare il trofeo per la seconda volta nel giro di neanche 365 giorni. Terza sconfitta in finale in due anni e quarta in finale di Coppa America degli ultimi venti. Un disperato Messi dà l’addio alla nazionale (salvo poi ripensarci qualche settimana dopo) e anche Martino lascia la panchina.

Messi festeggia la rete contro l’Uruguay al ritorno in nazionale

Arriviamo così a Edgardo Bauza, che convince Messi a tornare a vestire la maglia della albiceleste, ma che ottiene risultati molto deludenti nelle qualificazioni ai Mondiali 2018. La sua querelle con Mauro Icardi, non convocato nonostante la pessima forma degli attaccanti nel giro della nazionale, genera parecchie critiche verso l’ex tecnico del San Paolo, che viene poco cerimoniosamente silurato l’undici aprile 2017, diventando così l’unico CT degli ultimi ventiquattro anni a non aver preso parte a nessuna competizione internazionale alla guida della Selección. E ora? La Federazione è alla ricerca del nuovo allenatore. Si fanno molti nomi, ma la panchina dell’Argentina è ormai diventata un caso, un obiettivo per tutti, ma anche una posizione in grado di rovinare una carriera. Certo, il successore di Bauza, caso strano, sarebbe il numero dieci di questa lista… Chissà se il raggiungimento della fatidica cifra non possa finalmente spezzare la maledizione del Diez. A dare un responso ci penserà il mondiale in Russia, ammesso che i biancoazzurri riescano a qualificarsi. O la prossima Coppa AmericaLa decima, neanche a dirlo, dalla vittoriosa edizione del 1993.