Redazione

Non sarà una partita per cuori deboli. Ma a sentire l’AFA, la Federazione argentina, neanche per famiglie con bambini. Strano, perchè in teoria quando gioca la Seleccion dovrebbe essere sempre una festa, con un tifo compatto per sostenere la squadra di Sampaoli. Ma è proprio per questo che è sconsigliata la presenza di tifosi, per così dire, occasionali. Perchè la Bombonera, lo stadio del Boca, dovrà essere un vero e proprio inferno quando l’Argentina e il Perù scenderanno in campo per giocarsi buona parte delle possibilità di accedere direttamente alla fase finale dei Mondiali 2018. C’è bisogno di un supporto forte ed incessante. Il fattore campo deve influire anche più del solito.

La Doce del Boca guiderà il tifo argentino

E affinché queste condizioni si realizzino, dando più forza ai padroni di casa e (almeno in teoria) mettendo in soggezione gli ospiti, l’AFA avrebbe deciso di contattare i capitifoseria della Doce, la curva del Boca Juniors, padrona di casa della Bombonera, famosa per il suo tifo caldo e appassionato, ma anche per qualche episodio non proprio edificante. Biglietti gratuiti alla frangia più rumorosa per guidare il pubblico e spingere la squadra. Ma il fine giustifica i mezzi, perchè nonostante una rosa spaventosa (anche senza Higuain) e la possibilità/necessità di lasciar fuori qualcuna delle stelle conclamate (Dybala e Icardi), l’Argentina ha paura. Anzi, trema. E per questo cerca la forza dai suoi tifosi, anche con metodi più moderni come gli hashtag sui social network. Ma cosa spaventa così tanto un paese intero?

Perù e qualificazioni mondiali, una brutta accoppiata per l’Argentina

Un incubo chiamato Perù. Qual è stata l’ultima edizione dei Mondiali che non ha visto l’Argentina al via? Facile, Messico ’70. Ma chi ha escluso l’Albiceleste in quelle qualificazioni? Esatto, proprio gli Incas di  Cubillas e Chumpitaz, che nell’ultimo turno si sono tolti la soddisfazione di escludere i ragazzi della Pampa con un 2-2 a domicilio. Anzi, alla Bombonera. Da quel momento l’Argentina non ha mai mancato una qualificazione, seppur rischiando più volte nel girone sudamericano. Ma la delusione del 1969 è ancora nei ricordi di molti e quindi ogni modo per evitare l’umiliazione di non presentarsi in Russia è ben accetto.

Ma ci sono anche bei ricordi per la Seleccion

Gli altri precedenti, anche se con qualche distinguo, sono più incoraggianti, a partire dalla “marmelada peruana” del 1978, quando nel mondiale di casa gli argentini dovevano battere il Perù con almeno quattro reti di scarto per avanzare nel torneo. Chissà se il 6-0 è stato dovuto all’ottima forma della Seleccion, ai buoni uffici governativi o alla presenza in porta di Quiroga, estremo difensore, peruviano per modo di dire, dato che i biancorossi lo hanno naturalizzato giusto un anno prima. Paese d’origine? Non serve neanche dirlo… Il ricordo migliore resta però il volto di Martin Palermo, che in una notte da tregenda trascina l’Argentina fuori dalla tempesta, segnando proprio contro il Perù una rete allo scadere che alla fine dei conti varrà all’Albiceleste la qualificazione al Mondiale in Sudafrica. Ma nonostante una tradizione positiva, i padroni di casa hanno paura. E quindi si preparano alla battaglia. E a lasciare a casa i bambini.