Redazione

Delle notti magiche ai pomeriggi di speranza. Totò Schillaci inaugura la sua nuova avventura: supervisore tecnico dell’Asante Calcio. Non una squadra qualsiasi: la rosa è composta interamente da immigrati di origine africana, che vivono nei centri di accoglienza Azad ed Elom. La squadra si sta preparando per il campionato di terza categoria siciliana.

Vicini al campione, lontani dalla strada

Che ruolo avrà Totò? É il direttore dei servizi comunicazione e quindi avrà il compito di promuovere l’immagine della squadra. Una scelta precisa e non casuale. Ua figura carismatica come quella del capocannoniere di Italia ’90 funge da “calamita”. Meglio essere attirati da un campione e dallo sport in generale, piuttosto che dalle cattive compagnie. Palermo è tanto splendida quanto difficile. Ed è facile per adolescenti soli, carichi di aspettative ma senza una solidità economica e immediate prospettive di lavoro, prendere strade sbagliare e divenire “manovalanza” per uomini senza scrupoli.

Perchè proprio il calcio?

Beh, il progetto Asante nasce anche da una considerazione di base. Il calcio è uno sport che si gioca in 11, ma che coinvolge almeno 20 ragazzi che, fra l’altro, sin dalle prime ore trascorse sull’isola si sono subito appassionati agli allenamenti. Totò ha acceso immediatamente la macchina della solidarietà, coinvolgendo anche i canali nazionali. Già nelle prossime settimane si potranno seguire i primi progressi della squadra con un collegamento con “Quelli che…il calcio”. Un’occasione per far conoscere i ragazzi e offrire, perchè no, qualche reale possibilità professionale per il futuro. Il pallone può cambiarti la vita. E Schillaci lo sa bene. Salvatore è divenuto Totò inseguendo i primi palloni al quartiere Zen, un posto che, potendo scegliere dove nascere, magari non è in cima alla lista dei desideri. Ma da lì è partita una carriera che lo ha quasi portato in cima al mondo. E chissa se fra questi “turiddi” non vi sia un nuovo Schillacino.