Francesco Cavallini

Domanda a bruciapelo. Da quanto tempo Papu Gomez è a Bergamo? Chi risponde “dal 2015” vince un video con la Papu Dance, oltre a ricevere applausi scroscianti. Perchè in fondo sembra che l’argentino sia in nerazzurro da una vita. Sarà perchè si è ambientato subito, come se non avesse fatto altro nella vita che giocare (e segnare) con la maglia dell’Atalanta. Sarà perchè è diventato un vero e proprio fenomeno mediatico, tra Instagram e social network vari. E di certo è perchè ormai per i compagni e i tifosi è una vera e propria bandiera, al punto che al braccio porta orgogliosamente la fascia da capitano. Rigorosamente decorata ogni volta con un’immagine diversa, da Holly&Benji a Papa Francesco. Perchè essere pop, ormai, per il Papu è la norma.

E per accompagnare la Dea, c’era bisogno di un dio. Perchè tale è Alejandro Gomez per la città di Bergamo. Chiaro, il fenomeno Papu supera geografie e rivalità, coinvolgendo anche tifoserie storicamente rivali di quella dell’Atalanta. A Roma, Napoli, persino a Brescia si ride per i suoi fotomontaggi con Petagna, o per gli sgangherati balletti della Papu Dance. Ma a Bèrghem, alta o bassa che sia, l’amore sta sfociando nella venerazione. E vorremmo anche vedere che non fosse così. I numeri parlano chiaro. Papu, che prima punta non è, è il bomber della squadra. Sette reti il primo anno, sedici nella scorsa trionfale stagione. Numeri importanti, che non bastano però a descrivere a pieno il mondo Gomez.

Dio, Atalanta e famiglia. Molto religioso, come gran parte degli argentini. La famiglia? Virale anche quella. I video con la moglie e con i figli, protagonisti a volte anche involontari delle sgangherate avventure del Papu. E l’Atalanta? Beh, quella è arrivata tardi, appunto, nel 2015, dopo un’esperienza non propriamente esaltante in Ucraina, al Metalist Kharkiv. Tanti soldi, ma ne vale la pena? In un paese instabile, con una guerra alle porte. E poi un campionato di basso livello, non adatto a chi vuole brillare.

E il Papu in Italia ha sempre brillato. Già a Catania, che con quella comunità argentina sembrava Buenos Aires. Il gol salvezza nel 2010, più di 100 presenze. Ma non era questo Gomez. Questo è più convinto dei suoi mezzi. Il Papu versione 2017 trascina, dentro e fuori dal campo. Nel miracolo Atalanta, che si permette di andare ad insegnare calcio ai maestri inglesi, c’è la sua firma, oltre a quella di Gasperini. L’argentino rappresenta il filo conduttore tra la Dea e la sua gente, il vero tifoso in campo, che ha resistito alle sirene delle big (che l’hanno cercato, ah, se l’hanno cercato) per giocarsi questa Europa da protagonista.

Missione al momento compiuta, con la consapevolezza che il cammino è appena iniziato. E che, grazie alle ottime fondamenta della società del presidente Percassi, è destinato a non fermarsi qui. L’Atalanta corre, gioca, segna e vince. E i tifosi sognano e sugli spalti ballano. Sempre, rigorosamente, al suono della Papu Dance.