Riccardo Stefani

Molte big della serie A stanno bussando alla porta dell’Atalanta chiedendo informazioni su Bryan Cristante, che dopo tanta fatica, è riuscito a guadagnarsi l’Olimpo a Bergamo. In città quasi nessuno sembra disposto a cedere l’ex Milan, ma in caso si dovesse arrivare all’addio ci sarebbe un’alternativa pronta. Non in panchina ma nella primavera. Si chiama Filippo Melegoni e chi ha avuto modo di vedere il giovane Cristante con la maglia della primavera del Milan non potrà fare a meno di rivederne alcune caratteristiche nel giovane nerazzurro. Anzi, a dirla tutta Filippo sembra ostentare un po’ più di sicurezza palla al piede mentre l’ex rossonero cercava molto più spesso di mantenere un certo low profile, con cautela, con passaggi corti, rischiando pochi dribbling a centrocampo.

Melegoni: I PREGI

“Una vita da mediano, a recuperar palloni, nato senza piedi buoni…” eh no! Questo proprio no, perché i piedi di Filippo Melegoni sono buoni eccome. A vederlo potrebbe sembrare più un centrocampista fisico, e in realtà tale approccio non gli manca, ma la sua specialità è diventare il punto di riferimento per i compagni, ricevere palla e gestirla con calma, pulirla e servire quelli meglio posizionati. Un regista, non un “semplice” mediano. Negli ultimi anni, infatti, raramente la ricerca di talenti si è focalizzata in quell’ambito. Per quel ruolo si usa arretrare dei trequartisti compromettendo la tenuta difensiva o si tende a giocare con due, tre o quattro tuttocampisti o mezz’ali, mentre un po’ troppo spesso si fanno diventare difensori centrali di manovrai ragazzi con una buona combinazione di piedi e fisico.

Melegoni: IL RENDIMENTO

Avvertenza: è stato chiarito il ruolo e lo stile di gioco proprio perché non ci si aspettino i numeri di una seconda punta. il bergamasco è un regista, un buon regista, forse di quelli di una volta, quelli che pur rinunciando a spingersi tanto in avanti, dà solidità, certezza: i compagni sanno che lui è lì e che è quella la zona in cui può fare meglio. Nonostante le diverse occasioni, tra calci di punizione e d’angolo, Melegoni ha esultato per un goal personale solo una volta in stagione e ha fatto esultare i compagni solo due volte. Però il calcio va guardato, non contato, anche perché – vedere per credere – ogni azione dell’Atalanta passa dai suoi piedi.

DOVE C’È ANCORA DA LAVORARE

La personalità che spesso lo porta a vestire la fascia di capitano è senza dubbio uno dei suoi punti di forza, ma a volte può essere un suo grande nemico. Crede nei propri mezzi ed ha buoni motivi per farlo, ma spesso lo si vede forzare un po’ troppo il passaggio filtrante e cercare la soluzione più difficile. È vero, quando queste mosse inaspettate vanno in porto l’avversario è totalmente impreparato, ma spesso nemmeno i compagni sono del tutto reattivi ad interpretare le sue intuizioni. In ogni caso, salvo disastri, cominciamo ad abituarci a questo nome: Filippo Melegoni.