Redazione

Un campionato straordinario e un ritorno inatteso. Bergamo torna addirittura provincia d’Europa. Dopo 26 anni è di nuovo Europa League, la nuova Coppa Uefa in cui, allora, i secondi o i terzi in classifica valevano più o meno quanto i primi. Per Gasperini, autentico ispiratore dell’impresa, un meritato riconoscimento. L’Atalanta è stata il boom dell’anno. Papu Gomez, Kessie,Conti e Caldara, i difensori goleador, il primo Gagliardini, poi finito all’Inter durante la sessione invernale del mercato, e Petagna hanno dato lustro a un gruppo che ha dimostrato di giocare un gran calcio, molto bello, propositivo e mai rinunciatario. I nerazzurri hanno legittimato i propri valori. Protagonisti contro le grandi, quasi sempre alla pari. Il pareggio con il Milan certifica il futuro europeo.

Quinto posto, in attesa di sperare nel quarto ancora non deciso dall’aritmetica. Di più non si poteva chiedere. Eppure gli inizi non promettevano nulla di buono. Il rovescio nella partita d’esordio in casa contro la Lazio aveva depistato tutti, decretando anzitempo un’incomprensibile contestazione nei confronti di Gasperini, sull’orlo di una crisi di nervi, che meditava la fuga. Da lì il chiarimento con la tifoseria, con l’ambiente. Conoscenza migliorata tra le parti, situazione superata e poi via verso l’Olimpo. 66 punti conquistati con i denti e con soluzioni di gioco eccellenti. Gasperini lancia giovani, crea un’identità intorno al Papu Gomez, 12 reti e 14 assist, re indiscusso, geniale folletto e trascinatore come mai in passato. L’argentino è il Totti di Bergamo. Gol pesanti, leadership e presenza anche fuori dal campo con le sue stravaganti e divertenti papu dance. Il 3-4-1-2 è il modulo che mette d’accordo tutti e ogni cosa. In porta Berisha si supera. Masiello torna strepitoso. Toloi cresce e Caldara, futuro della Juventus, sorprende. In mezzo al campo Freuler e Cristante rendono alta la competitività, ma è sugli esterni la vera forza atalantina. Spinazzola e Conti sono le rivelazioni del campionato. Attaccanti e difensori, uomini chiave di una squadra capace di fare assist da qualsiasi zona del campo. 8 assist per Conti, 7 per Caldara, 6 per Kessie e Kurtic , 5 per Freuler, Cristante e Masiello. Gli assist, da ogni dove, sono il vero segreto dell’Atalanta. 26 anni dopo, ecco la Dea di nuovo in Europa. Da Giorgi a Gasperini che però assomiglia di più a Mondonico, capace nella stagione 88-89 da cadetto di giocarsi una semifinale di Coppa delle Coppe. Altri tempi, molte analogie. Stromberg, Bonacina, Evair tra i tanti interpreti di quella straordinaria Atalanta. L’Atalanta di Caniggia, ma anche dei Bordin, dei Progna e dei Porrini. Allora il cammino europeo in Coppa Uefa si infranse ai quarti di finale contro l’Inter poi vittoriosa in finale. Prima le vittorie contro Dinamo Zagabria, Fenerbahçe e Colonia. Imprese eccezionali, come questo quinto posto che nessuno si aspettava. La Dea spera che sia iniziato un nuovo ciclo. Come quello della fine degli anni 80. A Bergamo attendono fiduciosi.