Redazione

Siamo nel 2018, quando qualsiasi cosa, anche la più semplice è elettrificata. Anche nello sport è diventato complicato trovare riparo dalla tecnologia, tra VAR, goal line technology e occhi di falco vari. E quante volte capita di pensare a quanto sarebbe più vero, più reale, lo sport senza le ingerenze della modernità? Potrà anche essere vero, ma non ditelo a Christian Coleman, velocista americano, nato ad Atlanta giusto qualche mese prima delle Olimpiadi del 1996. Verrebbe da pensare che si tratti di un vero e proprio predestinato e questo concetto sembrava essere stato confermato correndo i 60m piani in 6,37 secondi, due centesimi in meno di uno storico record fatto registrare da Maurice Green ormai vent’anni fa.

Blocchi di partenza non elettronici? Niente record

Tutto bello, finchè non è arrivata la IAAF. La Federazione Internazionale di Atletica Leggera potrebbe infatti non riconoscere il nuovo primato, fatto registrare sulla pista di Clemson, in South Carolina. Il problema? I blocchi di partenza, che sono regolamentari ma non elettronici, come richiede il nuovo protocollo per l’omologazione dei record mondiali. E quindi la vittoria resta, ma il primato resta sub-iudice, con l’impressione che a norma di regolamento l’americano potrebbe restare con le pive nel sacco. Oltre il danno la beffa, perchè anche il 6,39 di Green (stabilito a Madrid) era stato fatto registrare su una pista con blocchi non elettronici. Ma all’epoca non era una condizione necessaria per l’omologazione.

Anche in altri sport primati cancellati per ragioni tecniche

Un altro dibattito sui primati mondiali, dunque, dopo la proposta da parte della stessa IAAF di cancellare tutti i precedenti record, perchè stabiliti in condizioni in cui era impossibile verificare con certezza l’assunzione di doping da parte degli atleti. Possibilità ormai passata in cavalleria, ma resta comunque più di qualche problema quando si parla di primati non riconosciuti. Che coinvolge tutti gli sport, perchè anche in altre discipline alcuni primati non sono stati ratificati (come quello di Coleman) per problematiche tecniche o addirittura per cavilli regolamentari. Come ad esempio quello dei 50 metri dorso stabilito nel lontano 2011 dall’americano Hill Taylor, capace di infrangere il precedente limite di oltre un secondo, prima di vederselo strappare perchè aveva compiuto l’intera distanza sott’acqua, senza mai affiorare, contravvenendo quindi alle regole della Federazione Mondiale.

La lunga e tribolata storia dei giavellotti

Ma, tornando all’atletica, nessuna disciplina ha sofferto un tira e molla sui record come il giavellotto. Colpa, si fa per dire, dello stesso attrezzo, che negli anni Ottanta è stato modificato per evitare che i frequenti lanci oltre i cento metri potessero creare pericoli agli spettatori. Di conseguenza i 104,80 metri del tedesco dell’est Hohn sono stati cancellati senza troppe cerimonie nel 1986. Appena cinque anni dopo, stessa sorte è capitata al finlandese Seppo Räty, dopo l’abolizione dei giavellotti a coda serrata e la cancellazione retroattiva di tutti record ottenuti con l’attrezzo ormai bandito. Insomma, il morale della favola è sempre lo stesso: meglio non esultare troppo al momento di un record mondiale. Sempre meglio aspettare la ratifica ufficiale, perchè la prudenza non è mai troppa.