Redazione

Volendo adattare un vecchio detto della saggezza popolare alla Liga, poche cose sono certe: la morte, le tasse e l’uno a zero dell’Atletico Madrid. Nel corso degli anni, i Colchoneros hanno cementato la propria reputazione di squadra scorbutica proprio a forza di vittorie di misura, quelle famose partite in cui gli uomini di Simeone segnano la rete del vantaggio e poi, parafrasando gli inglesi, chiudono il negozio con la saracinesca. E dietro la stagione un po’ balbettante dei biancorossi (secondo posto sì, ma a otto punti dal Barça, e fuori dalla Champions con un doppio pareggio contro il Qarabag) c’è anche l’aver perso questa caratteristica tipica dell’Atletico.

Un pareggio e una sconfitta in rimonta, non da Atletico Madrid

E la settimana appena trascorsa è abbastanza indicativa da questo punto di vista, perchè tra Copa del Rey e campionato sono arrivate due rimonte consecutive, una delle quali ha regalato la prima vittoria a Montella sulla panchina del Siviglia. Copione molto simile, con il vantaggio dei Colchoneros e poi le reti avversarie, sempre nell’ultimo terzo di partita. Il Girona si è fermato ad un gol (Portu, minuto 73), vanificando la marcatura di Griezmann. Gli andalusi invece hanno esagerato, espugnando il Wanda Metropolitano con un uno-due (autorete di Moya e gol di Correa, minuto 80 e 88) che ha ribaltato la rete di Diego Costa e ha steso Simeone e i suoi. Nulla di irrimediabile, perchè in Liga manca ancora la metà delle partite e in Copa del Rey ci sarà il ritorno al Sanchez-Pizjuán, ma è un segnale di allarme da non sottovalutare.

Non è un problema difensivo

Anche perchè con queste due siamo già a quota quattro in stagione. E se ci sta subire un pareggio in extremis dal Barcellona (Sergi Roberto, minuto 82), il fatto che sempre al Wanda Metropolitano sia accaduta la stessa cosa anche contro il Villarreal (Bacca, minuto 81), segnala un pattern difficile da ignorare. È importante segnalare che non si tratta di un problema strettamente difensivo, dato che i Colchoneros guidano la classifica delle reti subite con nove in venti partite, non esattamente numeri che sottolineano chissà quale permeabilità del reparto difensivo. L’impressione è che stia pian piano venendo a mancare la feroce determinazione che ha guidato l’Atletico Madrid nelle ultime importantissime annate.

Logorio fisico e psicologico

Possibile che otto anni di Cholismo militante stiano infine facendo pagare un prezzo, seppur relativo, ai Colchoneros? Siamo di fronte ai primi segnali di un burn-out? Difficile a dirsi, ma qualche segnale di disgregazione di una squadra e di uno spogliatoio che sembrava granitico comincia a vedersi. A partire dalla stella dell’undici biancorosso, quel Griezmann che non ha nascosto la sua volontà di lasciare Madrid, magari per accasarsi in blaugrana. Ma c’è forse c’è anche di mezzo un logico logorio, fisico e psicologico, causato dal tempo e dalla continua pressione imposta dai metodi e dalla personalità di Simeone. Di certo, ora le certezze traballano. Gli uno a zero non bastano più. E dopo averlo sperimentato nella notte più importante di sempre, con quel pareggio all’ultimo minuto di Sergio Ramos che ancora brucia, all’Atletico lo stanno confermando con un po’ troppa regolarità.