Redazione

Una stessa città, Madrid, due modi antitetici d’intendere il calcio e forse anche la vita.È soprattutto questo il dato che balza agli occhi scorrendo la storia delle due protagoniste della finale di Champions League del prossimo 28 maggio a Milano. Nella capitale spagnola il derby tra Real e Atletico di Madrid è un match che dura tutto l’anno. Definirlo una partita di calcio è quantomeno riduttivo: la rivalità tra le due tifoserie va ben al di là dello sport. A Madrid l’essere dell’una o dell’altra squadra marca una differenza, una netta distinzione identitaria oltre che sociale. Il Real rappresenta da sempre il club del potere radicato nelle zona nord della città ed ha la propria sede nel paseo de la Castellana, uno dei quadranti più esclusivi della capitale. L’Atletico invece ha la sua roccaforte sulle sponde del fiume Manzanares, nella parte sud di Madrid, un quartiere abitato per lo più da operai ed immigrati.

 

Indios Vs Vikingos: ecco chi sono i tifosi di Atletico e Real

Proprio al fiume che bagna la città si riferisce l’epiteto di “indios” (accampati come indiani sulle rive) con cui i tifosi del Real chiamano i rivali cittadini rispondendo così all’appellativo di “vikingos” (conquistatori con le corna che vivono nella parte alta). L’origine dei soprannomi risale agli anni ’70, all’epoca in cui il Real acquistava giocatori di origine tedesca e danese (Netzer, Breitner, Jensen e Stielike) mentre l’Atletico puntava soprattutto sui sudamericani (Ayala, Heredia e Diaz). Oggi i due termini sono accettati dalle rispettive tifoserie: la stessa mascotte dell’Atletico si chiama “Indi”. Anche la maniera di esprimere l’amore verso la propria squadra è diametralmente opposta. Al passionale e fiero rojiblanco fa da contraltare il più freddo, esigente e distaccato tifoso blanco.

Bernabeu e Calderon, due catini pieni di pathos

Lo stadio Santiago Bernabeu è stato paragonato ad una sorta di teatro dell’Opera in cui gli spettatori assistono in rigoroso silenzio alle partite. Non a caso prima di ogni gara viene proiettato un video con le immagini più rappresentative della storia del Real sulle note di “Nessun Dorma” cantata da Pavarotti. IlVicente Calderon è invece uno degli stadi più caldi di tutta la Spagna. All’ingresso delle squadre in campo la tifoseria canta “a cappella” l’inno senza il supportodegli altoparlanti. E in generale i tifosi sostengono a viva voce i padroni di casa per tutta la durata dell’incontro. Queste caratteristiche si riflettono anche sul terreno di gioco. A cominciare dai due allenatori. Dopo la parentesi Mourinho il Real è tornato alla signorilità delle origini con Ancelotti e Zidane, persone misurate e mai fuori dalle righe, tanto nelle dichiarazioni come nei comportamenti. Da buon latino invece Diego Simeone vive ogni gara come una corrida e interpreta il ruolo di guida tecnica come un tifoso riuscendo ad ottenere dai giocatori il 101%.La squadra in campo risponde alle sue sollecitazioni dimostrando uno straordinario attaccamento alla maglia. Se i giocatori dell’Atletico non danno troppa importanza all’estetica e alla notorietà quelli del Real Madrid invece vengono percepiti dalla gente come delle super stelle, mediatiche e mondane.

Presidenti a confronto: calcolatore Vs sorridente

Anche i due presidenti rispecchiano questa contrapposizione: più freddo, controllato e calcolatore Florentino Perez, più aperto, sorridente ed espansivo Enrique Cerezo. Per uno strano scherzo del destino le due società non sono state fondate da madrileni. Nel 1902 due fratelli catalani, Juan e Carles Padros, diedero vita alMadrid Foot-Ball Club. Un anno dopo un gruppo di studenti baschi creò una filiale della squadra del cuore nella capitale fondando l’Athletic Club sucursal de MadridMa questa non è l’unica cosa che accomuna le due entità calcistiche di Madrid. Nonostante una parentesi repubblicana il Real è stato sempre associato al regime franchista mentre l’Atletico era la squadra dell’esercito, in particolare dell’aviazione. La comune matrice politica trova riscontro oggi nel legame che le due tifoseriehanno con gli ambienti dell’estrema destra. Tuttavia la rivalità sportiva è sempre andataal di là della medesima affiliazione ideologica non riuscendo a scongiurare i ripetuti scontri in occasione delle stracittadine.

Le gloriose maglie di Atletico e Real

I colchoneros (le strisce dei materassi in passato erano rivestite da una tela a strisce rosse e bianche come la maglietta dell’Atletico) ancor oggi rivendicano con orgoglio un odio per le merengues (la casacca del Real è bianca come il dolce a base di zucchero e albume) che può persino superare  la passione per la propria squadra: nel 1996 neppure la mitica doppietta Liga-Copa del Rey riuscì a cancellare l’amarezza per i due derby persi in campionato.
Un famoso detto recita: “Tifosi dell’Atletico Madrid si nasce, non si diventa”. L’essere colchnonero normalmente è una tradizione che si tramanda di padre in figlio. Esistono però illustri eccezioni. Come quella di Raul, formatosi nella cantera rojiblanca per volontà del padre, ma poi divenuto il secondo massimo goleador della storia del Real con 323 gol. A far da contraltare c’è la storia di Saul,l’autore dello splendido gol che nella semifinale di andata ha steso il Bayern Monaco. All’età di 12 anni furono le continue vessazioni subite all’interno del settore giovanile del Real a costringerlo ad abbandonare la Fábrica per cercar fortuna sull’altra sponda. Il settore giovanile biancorosso nell’ultimo ventennio ha permesso all’Atletico di competere a grandi livelli. I risultati oggi sono sotto gli occhi di tutti: i vari Gabi, Koke, Saul e Oliver Torres costituiscono la spina dorsale presente e futura della squadra.

Filosofia: Orgullo vs Galàcticos

In virtù di disponibilità economiche infinitamente superiori il Real Madrid ha sempre puntato su campioni di fama internazionale. Terminata l’epoca dell’oro della “Quinta del Buitre”, i blancos hanno sposato la filosofia dei galácticos comprando i grandi giocatori stranieri a discapito dei prodotti del settore giovanile. Secondo gli ultimi dati della rivista Forbes il Real Madrid vale 3,65 miliardi di dollari, l’Atletico solamente 0,6. Ma in campo a Milano non andranno i milioni e le figurine. E proprio all’orgoglio si affiderà Simeone per vendicare la sconfitta di due anni fa a Lisbona. In caso di vittoria i colchoneros solleverebbero la loro prima Champions League, mentre il Real Madrid conquisterebbe per l’undicesima volta il massimo titolo continentale. Anche in questo i due club hanno una storia antitetica.