Stefano Impallomeni

Balotelli torna a far parlare di sé. Questa volta per i gol che segna e non per quel che dice o che fa fuori dal campo. È una buona notizia, perché vedere appassire il talento non è mai così piacevole da commentare. Ed è una buona notizia perché uno come lui non poteva non rialzarsi, farsi notare per le sue capacità che ancora  non sono del tutto espresse. La sua rinascita, seppur parziale e in attesa di ulteriori verifiche, va salutata con moderata soddisfazione. Resta viva la speranza per un recupero completo.

Nizza in testa a suon di doppiette di Balotelli

Balotelli è ancora un calciatore ed è questo quel che più conta.Con il Monaco SuperMario firma una doppietta. Non reti mirabolanti, ma reti importanti, che segnano una traccia e indirizzano forse una nuova leadership. Favre, il suo allenatore, lo pungola e lo avverte. Per lui Balo non è ancora pronto nel garantire una continuità apprezzabile. Sarà, ma intanto dopo 6 giornate il Nizza è al comando della Ligue 1, avanti al Psg, che senza Ibra sembra aver perso smalto e competitività. E se il Nizza è in testa il merito non è soltanto di Favre, ma anche della fisicità esplosiva di Balotelli, che  ha già una media non irrilevante. Quattro reti in archivio dopo poche giornate (l’ultima doppietta contro il Monaco che potete vedere nelle Gif, ndr) sono un biglietto da visita significativo, rendono giustizia alla scelta compiuta in estate. Raiola, il suo agente, c’ha visto lungo. E il Presidente del Nizza anche. Oltre Balotelli, che ha capito il luogo, il posto dove era necessario riprendersi. L’ambiente italiano, ormai tossico per vari motivi, non era oggettivamente la strada giusta da percorrere per un ipotetico rilancio. L’Inghilterra neanche a parlarne, visti i trascorsi burrascosi con i tabloid e non solo. La Francia, al contrario, l’isola da esplorare, da poter trasformare in un’oasi di virtù e non più di errori. Balotelli sembra aver svoltato, ma andiamoci piano e diciamolo a fil di voce. Non tutto è ciò che appare. Perché con lui non sappiamo mai come va a finire. O, forse, lo abbiamo saputo spesso. Sul più bello – e non per poche volte – è capitato che Balotelli abbia tradito se stesso e chi immaginava per lui una carriera luminosa, ricca di trionfi e di riconoscimenti.

BALOTELLI, ORA NON CI DELUDERE
Mancini ha dichiarato che riuscirà definitivamente ad affermarsi, perché è forte, ha 25 anni ed è un bravo ragazzo. Ma il punto è proprio che non c’è più tempo per essere un bravo ragazzo che gioca a disfare il suo talento sfidando il mondo più a parole che con i fatti. È tempo di avanzare nelle proprie conoscenze, farle fruttare a proprio favore, per sé e per la squadra. Pensare alla Ibra non ha senso. Non è l’esempio da seguire. È quasi d’obbligo andare oltre la leggerezza fuori dal campo, darsi un rigore, metterci la voglia. Balotelli non pensi a Palloni d’Oro da conquistare e si allontani dal quel culto della personalità che lascia il tempo che trova. Si distanzi da quell’io spettacolare che mettono in mostra di solito i pugili prima di un match da dentro o fuori. Il calcio non è un faccia a faccia, un individualismo coatto in cui fai la differenza da solo. È un’ individualità che serve una squadra e che, se ottima e di livello, può aiutare a farla vincere. Il successo collettivo è strettamente collegato a quello personale. Balotelli ha mezzi straordinariamente non del tutto denunciati. Ci ha fatto delle promesse che non ha saputo mantenere. Si sbrighi a riprendersi il tempo perduto e abbracci una normalità che lo renda super come il suo appellativo. Balotelli è  ancora in tempo per fare quello che finora non è mai riuscito a fare: diventare veramente un campione. Prenda esempio dalla passione e dalla caparbietà di Totti, che a 40 anni suonati, non si arrende all’idea di non poter fare più un assist, un gol, un’impresa. Balotelli ha imboccato la strada giusta. Sta facendo benissimo. Ventura ci sta pensando. La Nazionale lo aspetta, a patto che non ci freghi a tutti per l’ennesima volta.