Francesco Canale

Per i tifosi il Barça è e resterà sempre més que un club. In questo modo viene spiegato in Catalogna il sentimento che lega la città di Barcellona e alla sua squadra di calcio per ragioni storiche che chiamano in causa la difesa dei diritti e delle libertà democratiche. Tuttavia oggi come oggi la società blaugrana si è ridotta ad essere un club més nel panorama internazionale, ossia un’entità come tante altre, interessata più ai dividendi, ai guadagni ed alle vittorie a tutti i costi che non alla difesa dei propri valori.

Barça: un fatturato da record con qualche ombra

Un paio di giorni fa il portavoce della giunta direttiva catalana Josep Vives ha annunciato per la stagione 2015-16 un fatturato record di 678 milioni di euro (incluse plusvalenze) e utili per 29. Nella vita tutto ha un prezzo: il Barcellona è diventato uno dei club più ricchi del mondo ma lo ha fatto a discapito della propria storia. L’inizio della fine è datato dicembre 2010. Recependo una direttiva del 2003 il presidente Sandro Rosell ha deciso di rompere con la tradizione e sponsorizzare la maglia blaugrana relegando al fondo della schiena la scritta Unicef che prima era sul petto. Per indorare la pillola si è cominciato con Qatar Foundation, un primo passo nel quadro dell’accordo quinquennale da 33,5 milioni di euro l’anno con Qatar Arways, la compagnia aerea di bandiera dello piccolo stato mediorientale. Non solo quindi si è “venduta” la maglia, ma lo si è fatto ad un paese che allo stesso tempo sponsorizza il Barcellona e mantiene posizioni quantomeno ambigue nello scacchiere internazionale. La promessa fatta in campagna elettorale di trovare un nuovo sponsor da 65 milioni di euro non è stata mantenuta: la scorsa settimana il Barça ha annunciato l’estensione del contratto con i qatariani per un’altra stagione alle cifre precedenti. Risultato? Da circa tre anni all’interno dello stadio la scritta Qatar Arways campeggia sulle tribune del Gol Norteal lato del Més que un club.

Il Camp Nou di Barcellona

Il Camp Nou di Barcellona

Che fine ha fatto la Cantera del Barça?

E i maligni ipotizzano che la compagnia finanzierà la costruzione del nuovo impianto dal nome Camp Nou Qatar Arways. Senza più il fiore all’occhiello della scritta Unicef cucita sul petto, con il passare degli anni è venuto meno anche un altro marchio della casa. I successi dell’epoca d’oro di Guardiola erano stati ottenuti nel segno della Cantera. Con Tito Vilanova si arrivò persino a schierare contemporaneamente undici giocatori formatisi nella Masia. Ebbene in poco tempo c’è stata la progressiva marginalizzazione del settore giovanile, tanto che il direttore tecnico Robert Fernandez non più tardi di un paio di settimane fa ha riconosciuto che “in questo momento la cantera non può sfornare giocatori di livello in grado di nutrire la prima squadra”. Che la generazione dei vari Puyol, Xavi, Iniesta, Victor Valdés, Messi, Pedro, Piqué e Busquets fosse irripetibile era scontato. In realtà però qui ci troviamo di fronte a ben altro, a un cambio di filosofia radicale. Ossia meno Cantera e più Galácticos. Dalla cessione di Thiago Alcantara al Bayern si è proceduto alla progressiva madrizzazione del Barça decidendo di puntare su giocatori dal grande nome e dall’indubbia forza mediatica in chiave marketing non necessariamente funzionali al progetto tecnico-tattico. Grazie ai Neymar, ai Suarez e ai Rakitic si è vinto e si continuerà a vincere tanto, ma parallelamente non si è investito e scommesso più come prima sui giovani della Cantera.

Tra scandali e condanne: i casi Neymar e Messi

Tra i danni collaterali di questo cambio di filosofia va segnalato il coinvolgimento del Barça in alcuni scandali giudiziari. Proprio l’acquisto di Neymar ha aperto una fase di profonda instabilità. Per strappare il brasiliano alla concorrenza l’ex presidente Rosell e l’attuale massimo dirigente Bartomeu sono incorsi secondo la magistratura in alcune irregolarità e delitti fiscali. Il fatto è stato negato per anni, salvo poi di fronte alla richiesta di carcere per entrambi arrivare ad una sorta di patteggiamento salvando così la propria posizione personale e facendo invece ricadere tutta la colpa sulla società. Una decisione che non ha mancato di sollevare polemiche e che ha macchiato l’immagine del club condannato come entità giuridica a pagare una multa di 5,5 milioni di euro.

Barca Neymar

La presentazione di Neymar

Ma gli scandali non finiscono qui. Negli ultimi tre anni il Barça ha dovuto incassare una sanzione della Fifa per violazione delle norme sul tesseramento di giovani stranieri (blocco mercato di un anno) e alcuni suoi giocatori sono stati condannati per evasione fiscale (Mascherano, Messi). Il fondo è stato toccato proprio con il fuoriclasse argentino. Per appoggiare Leo ed evitare suoi possibili malumori la società ha lanciato una campagna dal titolo #somostodosmessi (siamo tutti Messi), una scelta quantomeno censurabile per ovvie ragioni di opportunità e moralità.

messi barca

La campagna in favore di Leo Messi

Il paradosso è che nonostante le critiche e gli errori commessi le ultime due giunte siano state tra quelle più votate della storia del Barça, il che presuppone un mutamento di mentalità evidente in quella parte di tifosi chiamati a scegliere l’indirizzo del club. Meno valori e più trofei verrebbe da dire, costi quel che costi, con il fine pronto a giustificare sempre e comunque i mezzi. E non sarà certo un’altra decisione storica come quella di non far viaggiare più i soci in trasferta con la prima squadra a provocare un’ondata d’indignazione generale e a cambiare lo stato delle cose. L’obiettivo della società è arrivare ai 1000 milioni di euro di fatturato nel 2021 e se questo vorrà dire rinnegare ancora la propria storia poco importa. Con buona pace di quella minoranza rumorosa che continua a chiedere le dimissioni degli attuali dirigenti sui social network.