Adriano Stabile

L’ultimo di una lunga lista è Laurent Ciman, numero 23 del Belgio a Euro 2016, con origini venete. Sono un’infinità, nella storia, i calciatori “belgi d’Italia”, anche perché Bruxelles e dintorni, per decenni, sono stati mete costanti dell’emigrazione dal nostro Paese. Il più celebre asso italico del pallone belga è stato Vincenzo Scifo, talento precoce che nel 1984, a 18 anni, scelse la nazionale del suo Paese d’adozione, vinse il premio di miglior calciatore del Belgio e disputò da titolare gli Europei di quell’anno in Francia, la stessa terra dove si gioca in questi giorni. Tre anni più tardi Scifo, che si era affermato nell’Anderlecht, tornò nella patria dei suoi genitori, minatori siciliani, per giocare nell’Inter: l’esperienza però fu deludente. Meglio gli è andata tra il 1991 e il 1993 nel Torino, con cui ha raggiunto una finale di Coppa Uefa e vinto una Coppa Italia. Centrocampista tecnico e dall’ottima visione di gioco, Scifo ha disputato 84 partite con 18 gol nella nazionale belga, partecipando a quattro Mondiali, tra il 1986 e il 1998. «Italia-Belgio, per me, di certo è una partita speciale – le parole raccolte oggi dall’Ansa di Scifo – io, però, sono e mi sento belga al 100 per cento. Questo ci tengo a sottolinearlo. Fino al 1984 ho tifato per i colori azzurri ma, dopo la scelta di giocare con i Diavoli Rossi, per me l’Italia è diventata, dal punto di vista calcistico, un’avversaria».

Dall’Italia al Belgio e ritorno

Insieme a Scifo, nell’Anderlecht, ha giocato anche Walter Baseggio che ha vestito la maglia bianco-malva dal 1996 al 2005 e nel 2007-08. Centrocampista dotato di un gran tiro, ha giocato 27 gare nel Belgio, segnando una rete. Nel gennaio 2006 è approdato a Treviso, città di papà Gianni (mamma Dora è di Napoli), scomparso a soli 54 anni, proprio mentre il figlio era in Veneto. Non è stata facile la vita per Baseggio, che 6 anni fa ha dovuto sconfiggere un cancro alla tiroide.

Ancora più terribile il destino per François Sterchele, scomparso ad appena 26 anni in un incidente stradale nella notte dell’8 maggio 2008, quando la sua Porsche si è schiantata contro un albero. Un anno prima era stato capocannoniere belga con 21 reti segnate con la maglia del Germinal Beerschot. Sempre sorridente e scherzoso, Sterchele ha fatto in tempo a giocare 4 partite nella nazionale belga, nel 2007.

Ancora in attività sono gli esterni sinistri Marco Ingrao, 34 anni, e Sebastien Pocognoli, 29 anni. Ingrao, nato ad Agrigento, in passato ha militato nel Genk, Mons, Lierse e Standard Liegi senza però mai trovare un posto fisso da titolare. Nel 2006 ha tentato anche l’avventura nella patria dei suoi genitori, raccogliendo soltanto una presenza nel Vicenza, in Serie B, in un derby vinto 2-1 al Bentegodi contro il Verona. Attualmente vivacchia nella serie A lussemburghese, con la maglia dell’Etzella Ettelbrück.

Se la passa meglio Pocognoli, terzino del West Bromwich in Premier League, anche se nell’ultima stagione ha giocato pochissimo. In passato è stato nello Standard Liegi, nell’Hannover 96 in Germania e nell’Az Alkmaar, con cui ha vinto un titolo olandese nel 2009. Il suo esordio assoluto tra i professionisti fu nel Genk nel 2004 entrando, per uno scherzo del destino, al posto dell’altro italo-belga Marco Ingrao. Anche il suo debutto in nazionale, il 30 maggio 2008, è stato colorato di bianco, rosso e verde: quel giorno era in campo a Firenze in un’amichevole del Belgio contro l’Italia, persa 3-1 dai Diavoli Rossi. Da allora ha giocato 13 gare in nazionale, da cui però manca da un paio d’anni.

Senza lieto fine è stato il tentativo di tornare alle origini da parte di Roberto Sciascia, centrocampista italiano (mamma emiliana e padre siciliano) cresciuto in Belgio, che si era affermato nello Standard Liegi, arrivando ad affrontare la Juventus in Coppa dei Campioni nel novembre 1982. Nell’86 venne ingaggiato dall’Udinese, ma all’epoca gli assurdi regolamenti del nostro calcio equiparavano un giocatore italiano, proveniente da federazione estera, a uno straniero. Sciascia aspettò per oltre un anno di poter essere tesserato, tra carte bollate e promesse non mantenute: alla fine, dopo aver giocato soltanto qualche amichevole in maglia bianconera, ripiegò sul Vittorio Veneto, nel campionato Interregionale, e sul Treviso, in Serie C2, concludendo di fatto la sua carriera agonistica. Oggi fa l’allenatore dei ragazzi per la Richmond Youth Soccer Association, in Canada. Quella disillusione di quasi 30 anni fa resta una ferita in fondo al cuore.