Riccardo Stefani

Dopo l’epocale approdo nel porto della prima divisione il Benevento sembra riacquisire il suo antico nome dell’epoca pre-romana. Dopo la vittoria nel conflitto tarantino, infatti, i latini cambiarono la prima parte del nome della città: da Maleventum a Beneventum. Quest’anno la discesa dell’esercito romano guidato dal generale Di Francesco sembra aver contribuito al ripristino dell’originale toponimo. Le barricate, di Marco Baroni prima e di Roberto De Zerbi poi, non sono bastate a resistere alle prime dieci ondate nemiche. Storia vecchia. Ora, per assicurarsi la salvezza bisogna mettere giù la testa e continuare a lavorare.

L’ascesa del Benevento

In meno di 7 anni si è passati dal rimbalzare tra quinta e quarta categoria fino alla grande festa per l’approdo in serie C, figuriamoci cosa ha potuto significare l’arrivo in B. L’arrivo di coach Baroni aveva dato alla squadra un assetto solido, che in seconda divisione funzionava davvero bene: 21 vittorie su 46 partite giocate da outsider. Sessantacinque punti (più i playoff) bastano per arrivare in Serie A, ma per restarci sembra volerci ben altro. Secondo Vigorito, tanto per cominciare, ci vuole un altro allenatore quindi, caro Baroni, grazie di tutto ma… Voto: 10

Il sogno della Serie A

È pur vero che già essere arrivati a questo punto è un miracolo vista la storia del club, ma presentarsi ad una festa e fare la figura degli imbucati non è mai bello, specie quando la festa è così bella. La squadra che ha affrontato la Serie B non basta, quindi sono stati fatti degli investimenti mirati, ma non sufficienti. Dopo gli elogi per quanto speso sia in capitale finanziario che umano, dopo il prodigioso doppio salto dalla C al calcio dei grandi, Vigorito si trova a fare i conti con una cinica realtà: la Serie A è un’altra cosa. Le squadre avversarie sono estremamente competitive e le mura attorno alla città non possono reggere i colpi di tale artiglieria. Voto: 6.

L’amaro risveglio

Questo campionato per così dire stregato sembrava poter iniziare nel migliore dei modi: gli innesti sembravano quelli giusti, il clima di festa allo stadio era perfetto, la squadra e l’allenatore sembravano dare sicurezza. Poi qualcosa è andato storto. Il calendario ad esempio. La Sampdoria come primo avversario sembrava abbordabile, ha anche dato l’illusione ai campani di riuscire a trovare la via verso i primi punti. Ma poi qualcos’altro è andato storto. La Sampdoria ha mostrato il proprio repertorio calcistico di squadra organizzata ed esperta, spianando la via alle avversarie seguenti. E i ragazzi di Baroni, che ora sono di De Zerbi (arrivato in città tra i fischi per il passato al Foggia), sembrano ancora storditi dal goal di Quagliarella. Contro il Cagliari però il destino è stato eccessivamente crudele. Ma in fondo c’è poco da dire. Per il Benevento 10 partite, 0 punti, quattro goal segnati. Voto: zero. Anzi, impreparato.