Matteo Muoio

La rincorsa di Domenico Berardi è partita anni fa da Cariati, un paesino di 8000 abitanti in provincia di Cosenza. Lì, da ragazzino, lo chiamavano Mimì, come il protagonista della pellicola cult di Comencini, che a Roma trovava riscatto per sè e la sua gente ribaltando prospettive di vita da ciclo dei vinti cui sembrava destinato. Berardi ha trovato fortuna in una piccola provincia emiliana, lì è diventato grande e più di tutti ha contribuito al successo del modello Sassuolo, di cui è il miglior marcatore della storia. Ora però è il momento di lasciare, è il momento del salto in una piazza importante, magari proprio a Roma, come Mimì. E’ il momento giusto, paradossalmente l’ultimo buono: perché Berardi è un ’94, vero, ma è innegabile il calo subito nelle ultime 2 stagioni: dal settembre 2015 ha segnato 12 gol in A, meno di quanto avesse fatto al primo e secondo anno, chiusi rispettivamente con 16 e 15. Per carità, parliamo sempre di uno dei migliori talenti del nostro calcio, uno che a 21 anni ancora da compiere contava già 31 gol in massima serie: meglio di tutti i grandi attaccanti italiani dell’era moderna alla stessa età, da Baggio a Totti passando per Del Piero, Inzaghi o Vieri. Però, come detto, è in calo e difficilmente il Sassuolo tornerà a disputare stagioni importanti come nel 2015/2016. Gli emiliani chiedono 40 milioni e fuori non c’è la ressa che ci si aspettava: la Roma, col nuovo corso del mentore Di Francesco, pare l’ipotesi più probabile, l’Inter – estimatrice di lunga data e squadra del cuore del ragazzo – aspetta di chiarire la posizione di Perisic, anche se Spalletti, nell’eventualità, preferirebbe Bernardeschi. La Juve, dopo il gran rifiuto della scorsa estate, non ci pensa più: sembrava destinato al bianconero da tempo, più o meno dal luglio 2013, quando la Vecchia Signora mise le mani sulla metà del cartellino. Metà restituita a Squinzi due estati dopo in cambio di quasi 10 milioni e un’opzione d’acquisto da esercitare nel 2016. Aveva la maglia della Juve già addosso, se l’è tolta e ha detto “no grazie, non vengo a Torino a fare panchina, meglio l’Europa League col Sassuolo”Colui che fece per viltade il gran rifiuto secondo il tifo bianconero, per altri un ragazzo coraggioso e perchè no, legato alla maglia, in un momento storico in cui di bandiere non se ne vedono più e i suoi coetanei farebbero a gomitate per arrivare a Torino.

esterni under 21 europa

Berardi a San Siro

Talento e personalità, a volte anche troppa

La scelta della scorsa estate ha fatto discutere e lasciato strascichi. Dice molto sulla personalità del ragazzo: qualcuno l’ha accusato di non averne, vista la scelta di non voler lottare per una maglia nel miglior club d’Italia, è altrettanto vero però che per rifiutare la Juve, al giorno d’oggi, ce ne vuole tanta. Berardi non ha mai avuto paura, si è affacciato in A come in B, sicuro dei propri mezzi, sfrontato, a tratti irriverente. Ed eccessivo. Nel marzo 2014 dovette saltare la prima convocazione in u.21 per una gomitata rifilata a Molinaro – appena 50 secondi dopo l’ingresso in campo – in Sassuolo-Parma, che gli costò pure 3 giornate di squalifica. Ci ricascò qualche mese dopo, agli inizi della stagione 2014/2015, quando colpì nello stesso modo l’interista Juan Jesus, collezionando altri 3 turni di stop. Lo scorso anno si mise in evidenza, in questo senso, con una serie di calci da terra al genoano Izzo, reo di avergli fatto un fallo comunque sanzionato dall’arbitro: ancora 3 turni, per un totale di 9 giornate di squalifica in 3 stagioni. Tantissimo per un attaccante. Nell’ultima annata ci ha risparmiato prodezze del genere. La sua crescita, la definitiva consacrazione, passa anche dalla correzione di certi atteggiamenti.

Berardi con la maglia dell’u.21

MALE IN NAZIONALE
In azzurro, fino ad oggi, un’esperienza poco felice. Dal principio: nell’estate 2013 venne squalificato per 9 mesi dall’azzurro dopo aver rifiutato, senza comunicazioni o giustificazioni, la chiamata dell’under 19 per l’Europeo di categoria. Come anticipato, sempre per violazione del codice etico fu costretto a mancare pure la prima convocazione in u.21 e, in questa selezione, non ha mai brillato, pur essendo uno degli uomini di punta e sicuramente uno dei migliori talenti prodotti dal nostro calcio negli ultimi 10 anni. Ad oggi, con gli azzurrini, conta 23 presenze ed appena 4 gol. E’ uno dei pochi a salvarsi nel disastroso Europeo 2015, in questi giorni, in Polonia, non sta entusiasmando. Si dice abbia la testa alla Nazionale maggiore, in under – dove comunque ha terminato il suo ciclo essendo un ’94 – si sente declassato. Nell’ottobre 2015 Conte lo aveva convocato per le gare di qualificazione a Euro 2016 contro Norvegia e Azerbaigian, fu costretto a lasciare il ritiro per infortunio e l’esordio saltò. E non è ancora arrivato, almeno in gare ufficiali: il tecnico del Chelsea non lo ha più preso in considerazione, Ventura – anche a causa dell’infortunio, va detto – lo ha chiamato solo per gli ultimi 2 stage, schierandolo, addirittura da capitano, nella formazione sperimentale che a fine maggio ha piegato San Marino. Una big, l’Italia da conquistare, per Domenico Berardi da Cariati l’estate della maturità è questa.