Riccardo Stefani

Giocate, tiri, assist, dribbling, visione di gioco. Non manca nulla, o quasi. La continuità per esempio. Se queste doti, condensate in un solo uomo, fossero sostenute nel tempo, oggi probabilmente staremmo probabilmente parlando di uno dei giovani calciatori ormai consacrati al grande calcio. Ma così non è. Domenico Berardi continua ad alternare stagioni più che positive a stagioni all’insegna dell’anonimato e per quanto riguarda la stagione in corso, l’ala cosentina sembra optare per la seconda opzione.

Self-confidence

Otto presenze e due assenze, giustificate da un infortunio al piede che l’ha visto saltare gli impegni contro Juventus e Cagliari; il ritorno in campo contro il Bologna; l’inutile (per il Sassuolo) ritorno al goal nella partita successiva contro la Lazio persa per sei a uno e infine nuovi problemi fisici, stavolta ad un ginocchio. Tutti eventi che non stanno certamente illuminando il percorso di Domenico e della squadra che punta su di lui. Il ragazzo, evidentemente scosso dalla partenza del mentore Di Francesco, che ha saputo indubbiamente valorizzarlo ed arginarne i limiti caratteriali, pare entrare in campo con un’attitudine simile alla sufficienza. Senza dubbio sarà pienamente cosciente delle proprie potenzialità, ma basta fare menzione del numero delle sue marcature dal campionato 2013/14 ad oggi per rendersi conto del mostruoso calo che lo vede protagonista: prima 16, poi 15, quindi 7 e ad oggi 1. Anche se potrebbe sussistere l’alibi costituito dall’essersi concentrato maggiormente sugli assist, non stiamo assistendo di certo ad un miglioramento.

L’appeal non sfuma

Il fatto che, quasi ogni anno dal suo approdo in Serie A, in occasione delle finestre di mercato, venga accostato a grandi squadre è allo stesso tempo cosa incredibile e scontata. Prima eterno promesso sposo della Juventus, ma sedotto e abbandonato con la risoluzione della comproprietà a favore dei neroverdi, che l’hanno adottato applaudendone sia i pregi che i difetti caratteriali, la scorsa estate è stato accostato insistentemente alla Roma per rincongiungersi a colui che forse l’ha saputo gestire al meglio. A guardare l’attuale rendimento (nonostante il goal alla Lazio) resta difficile immaginare tifosi e dirigenti giallorossi strapparsi i capelli per l’affare sfumato.

Fanta-Berardi

Un ulteriore mercato che lo vede costantemente protagonista è quello fatto dai fantallenatori che regolarmente, ogni estate, tirano la cinghia, si indebitano di centinaia di crediti ripetendo a se stessi come un mantra: questo è il suo anno, quest’anno mi farà sbancare rimanendo però incapaci di NON ri-scommettere su di lui l’anno seguente. Perchè in fondo prendere Berardi al fantacalcio regala un’emozione: un rischio enorme, che però ti travolge con un potenziale che parla da sè, ti seduce con le doti ‘sulla carta’ e anche disattendendo le attese non delude mai. Al punto che il suo acquisto dovrebbe essere regolamentato da qualche decreto di un improbabile Fanta-diritto-sportivo. Magari con un’avvertenza che recita: puntare su Berardi può causare dipendenza, leggere attentamente le referenze di altri fanta-allenatori.