Matteo Muoio

Niente Italia, non che le possibilità fossero poi così alte. Bernardo Silva è a Manchester per firmare con il City, al Monaco andranno 70 milioni di sterline, quasi 80 milioni di euro. Soluzione unica, niente bonus futuribili. Una cifra da top player per uno che top player non lo è, o almeno non ancora. Per carità, parliamo di un ottimo giocatore, classe ’94 e quindi con ampi margini di miglioramento, ma la cifra è assolutamente fuori mercato, come succede ormai da anni negli affari di Premier. Il City di Guardiola ha chiuso terzo in campionato, è uscito agli ottavi di Champions – proprio contro il Monaco -, male pure in FA Cup e Coppa di Lega; eppure la scorsa estate aveva speso più di 180 milioni di euro tra Sanè, Gundogan, Stones, Gabriel Jesus e Nolito, più un paio di giovani interessanti girati in prestito come Zinchenko e Moreno. Meglio – o peggio – aveva fatto solo l’altra parte di Manchester, quella rossa, che oltre ai 105 milioni per il trasferimento record di Pogba ne aveva spesi quasi 90 tra Bailly e Mkhitaryan, oltre al pesantissimo ingaggio corrisposto ad Ibrahimovic. Lo United in campionato ha fatto assai peggio del City ma Mourinho può consolarsi con il tripletino, per Guardiola è tempo di riprogrammare, forse rifondare. Singolare che per farlo abbia deciso di investire così tanto nella zona di campo dove i Citizens sono messi meglio, ma tant’è; il portoghese dovrà giocarsi il posto con Silva, Sterling, De Bruyne e Nolito. Il mercato di Premier inizia con una spesa folle, l’ennesima degli ultimi anni.

Pogba con la maglia della Juventus

Follia Premier: mercato 2016 da 1 miliardo di euro

Il mercato cinese negli ultimi tempi si è preso titoli e biasimo, facendo quasi passare in secondo piano quanto succede in Premier da diverse stagioni. City e United fanno da apri fila ad un mercato dopato, dove un qualsiasi giocatore reduce da una stagione positiva può essere valutato 30-40 milioni. La scorsa estate si è raggiunto il picco di spesa complessiva più alto nella storia del calcio: l’ 1 settembre il conto degli investimenti dei 20 club si fermava a 1, 4 miliardi. Oltre alle due di Manchester, l’Arsenal aveva speso 113 milioni – i Gunners sono arrivati quinti -, il Chelsea di Conte 108 – recuperati quasi interamente tramite cessioni disparate più quella di Oscar a gennaio -, il Liverpool se la cavava con 80, più o meno gli stessi spesi dal Tottenham di Pochettino che ha chiuso al secondo posto. Anche nelle zone meno nobili della classifica si è mosso parecchio capitale: il Leicester campione apriva i cordoni della borsa spendendo oltre 90 milioni senza rinforzare realmente la rosa, il Crystal Palace – squadra che ogni anno lotta per non retrocedere – addirittura 100, di cui 35 solo per Benteke. L’Everton di Koeman, per rimanere subito dietro le fab 6, pareggiava gli 80 milioni dei cugini, Pozzo per il Watford ne investiva oltre 70, scatenando l’ira dei tifosi friulani. Nessun campionato al mondo riesce a pareggiare certe cifre; questione di sistema e organizzazione, strutture – di proprietà – e, soprattutto, di un accordo sui diritti televisivi che spartisce la torta in maniera assai più equa rispetto a quanto succede altrove.

Christian Benteke, passato la scorsa estate dal Liverpool al Crystal Palace per 35 milioni

EUROPA, CHE FATICA!
Pesa però la controprova europea. Vero, lo United è fresco vincitore dell’Europa League ma, a onor del vero, avrebbe fatto più notizia non l’avesse vinta; ha affrontato squadre che fatturano dieci-quindici volte meno. Erano 5 anni che una squadra inglese non si imponeva in Europa. Ai quarti di Champions quest’anno c’era una sola squadra, il Leicester, poi buttato fuori dall’Atletico. La stagione scorsa era successo praticamente lo stesso, con il City unica rappresentante tra le 8 ai quarti. In Europa League, oltre allo United, Southampton e Tottenham non hanno fatto una bella figura, nonostante avessero tutti i mezzi per arrivare in fondo, mentre nella passata edizione il Siviglia impartì un’amara lezione al Liverpool di Klopp in finale.