Adriano Stabile

Di Marcelo Bielsa allenatore “loco” si sa molto. Ma poco si sa della carriera da calciatore di quello che, quasi certamente (con Lotito non si sa mai), sarà il prossimo tecnico della Lazio.

Bielsa calciatore, tanta grinta e poca tecnica

Nato nel luglio del 1955, il giovane Bielsa ha iniziato a fare davvero il calciatore a 13 anni nelle giovanili del Newell’s Old Boys, la squadra della sua città, Rosario, intitolata a Isaac e Claudio Newell, pionieri inglesi del calcio argentino. Marcelo Bielsa si forma nella nidiata che porterà al calcio argentino giocatori come Americo Gallego e Jorge Valdano, suoi coetanei e campioni del mondo, rispettivamente, nel 1978 e nel 1986.

Bielsa è un terzino combattivo e combattente che, a 19 anni, viene chiamato nella nazionale giovanile argentina che chiude al quarto posto il campionato sudamericano under 20 del marzo 1974, in Cile. Proprio in quelle settimane il suo Newell’s, guidato in panchina da Juan Carlos Montes, si aggiudica il campionato Metropolitano argentino.

L’anno successivo, il 6 luglio 1975, Jorge Griffa, mentore della cantera del Newell’s Old Boys, porta per la prima volta in panchina il 20enne Bielsa in occasione di un match di campionato contro il Velez (finito 1-1), in cui sostituisce temporaneamente l’allenatore Montes. Griffa conosce bene e stima il giovane Marcelo, così decide di fargli assaporare il gusto del calcio che conta: ancora oggi, a 81 anni, l’ex mago delle giovanili del Newell’s mantiene un rapporto di amicizia con il “Loco”.

L’avventura del Preolimpico 1976

All’inizio del 1976 Bielsa partecipa al torneo sudamericano di qualificazione alle Olimpiadi di Montreal, con una nazionale under 23 argentina che, su richiesta del commissario tecnico Menotti, viene formata interamente da calciatori del Newell’s Old Boys, guidati in panchina da Griffa. L’Argentina chiude al terzo posto, mancando la qualificazione ai Giochi, ma Bielsa viene eletto nell’undici ideale del torneo.

Poco dopo arriva il debutto in campionato da professionista, che per Bielsa non poteva che avvenire in una data “loca”, il 29 febbraio 1976: purtroppo però il Newell’s perde in casa 2-1 contro il River Plate, che schiera gente come Fillol, Passarella e Mas. Pur senza avere grande tecnica, Bielsa è considerato un difensore tosto e dal temperamento forte. Gioca ancora il 7 marzo, in occasione di un pareggio per 1-1 contro il San Lorenzo, e il 14 dicembre, nel match perso 3-1 sul campo del Talleres.

Bielsa

Bielsa, accanto al portiere, nel Newell’s Old Boys 1976

Litiga con l’allenatore e se ne va

Bielsa jugador

Bielsa nell’Instituto Central

Nel 1977 passa all’Instituto Central de Cordoba, per accumulare partite ed esperienza nella Serie B argentina. La nuova avventura, pur in una squadra poco competitiva, inizia discretamente prima di essere bruscamente turbata, a giugno, dal rapimento del fratello Rafael. Bielsa decide di fermarsi temporaneamente per rientrare a Rosario e stare vicino ai genitori, in un momento così drammatico. Grazie alle influenze della sua famiglia, formata da avvocati e giuristi, Rafael viene liberato in pochi giorni e Marcelo torna a Cordoba per giocare nuovamente. Nel frattempo l’Instituto Central cambia allenatore (Humberto Maschio, ex calciatore di Bologna, Atalanta, Inter e Fiorentina, sostituisce Mugione), Bielsa perde il posto da titolare, ci rimane male, litiga in allenamento con il tecnico e rescinde il suo contratto, tornandosene al Newell’s Old Boys.

Segna un gol e si ritira dai campi

In quel momento inizia a maturare nella sua testa l’idea di rimettersi a studiare, anche perché in una famiglia come la sua, in cui tutti sono laureati, il calcio non è visto poi così bene. A complicare le cose c’è anche qualche infortunio di troppo, che gli fa saltare quasi tutta la stagione del 1978: in campionato, nel Newell’s Old Boys, gioca soltanto tre minuti contro il Gimnasia. Inizia a studiare Educazione Fisica, divora video di calcio che si fa spedire anche dall’Europa, tramite un amico in Spagna, e va a giocare nell’Argentino de Rosario, nella Primera C, la terza divisione dell’epoca. Fa ancora due stagioni da calciatore, poi chiude nel 1980, a 25 anni, togliendosi almeno la soddisfazione di segnare un gol da professionista, lui che faceva il difensore ed era considerato scarso tecnicamente. Poi dice basta: meglio studiare e fare l’allenatore. Con il senno del poi è stata la scelta giusta.