Matteo Muoio

Ieri, in un caldo pomeriggio di pura emozione, Francesco Totti salutava per l’ultima volta il suo pubblico dopo 25 anni d’amore. La sera, invece, la Lazio perdeva a Crotone, vedendo sfumare il quarto posto dinnanzi al miracolo dei pitagorici, capaci di conquistare la salvezza all’ultima giornata. In campo c’era pure l’altro capitano della Capitale, Lucas Biglia, e anche lui potrebbe aver giocato l’ultima partita con l’aquila sul petto. Non è più convinto del rinnovo accordato quasi un anno fa e mai messo nero su bianco, le sirene cinesi – Inter e soprattutto Milan – si fanno sempre più insistenti. Certo, Biglia non è Totti e al tifo biancoceleste il suo addio non farà di certo così male, ma a livello tecnico sarebbe una grossa perdita.

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Biglia sotto la Nord con Keita e Djordjevic dopo l’ultimo derby vinto dalla Lazio

Biglia al passo d’addio: questione d’ambizione

La situazione si è evoluta e mutata negli ultimi giorni. Biglia, contratto in scadenza 2018, nel settembre scorso aveva raggiunto l’accordo con la dirigenza biancoceleste per il prolungamento di altri 2 anni con un ingaggio da 2,5 milioni, il più alto dell’intera gestione Lotito. Il patron, insieme a Tare, aveva deciso di eleggerlo a simbolo, come dimostrato pure dalla spinosa assegnazione della fascia con Pioli, e intorno a lui costruire la Lazio del futuro. Biglia era convinto, alla Lazio è sinceramente legato: si è messo a disposizione una volta tornato, nell’estate 2014, da vice-campione del mondo, ha resistito alle offerte arrivate nelle due estati successive – alcune molto importanti, soprattutto due anni fa -, ha indossato la fascia con orgoglio, da vero leader. L’accordo c’era, ed esiste tuttora. A settembre non è stato messo nero su bianco, i motivi ancora non sono chiari. A gennaio sembrava il momento giusto, con Lotito che avrebbe corrisposto al regista argentino anche degli emolumenti aggiuntivi su quello in essere, invece niente. In primavera arriva a Roma l’avvocato Montepaone, procuratore del ragazzo, ma l’incontro decisivo con lo stato maggiore biancoceleste non va in scena. Intanto la Lazio si prende la finale di Coppa Italia ai danni della Roma e ipoteca l’Europa League con un ruolino da urlo. Sui successi incombe però l’avvicinarsi del mercato, e quindi delle tante voci sui gioielli biancocelesti. Come Biglia, in scadenza 2018 ci sono pure De Vrij e Keita: l’olandese ha fatto sapere, da tempo e con garbo, che non avrebbe rinnovato per tentare l’avventura in un top club europeo, la situazione del senegalese è diventata ancora più complicata dopo l’exploit di fine stagione e Lotito ancora non si è fatto avanti. La Lazio rischia di perdere due pezzi importantissimi, di dover ricominciare da capo, ed è probabilmente questa la chiave di lettura per comprendere i tentennamenti – e forse il ripensamento – di Biglia. Come per Inzaghi, che al rinnovo è vicinissimo ma con Lotito è stato chiaro, anche per l’argentino si tratta di garanzie tecniche. A 31 anni può decidere se rimanere nel limbo biancoceleste, che come insegna la storia recente può anche significare un nuovo salto nel vuoto e un nuovo inizio, o staccare l’ultimo biglietto per andare in una grande e provare a vincere qualcosa. Così si spiega il ripensamento, il “non so se resto” di settimana scorsa e il tono amareggiato di Tare, che ieri ai microfoni di Mediaset spiegava che “l’accordo c’era”.

Biglia batte Donnarumma dal dischetto

I POSSIBILI SOSTITUTI
Nomi in realtà non ne circolano, perché dei 3 in scadenza la dirigenza biancoceleste aveva deciso di investire su Biglia e si sentiva coperta. Non andava nemmeno cercato un vice, visti i progressi di Murgia e il possibile ritorno di Cataldi. Potrebbe cambiare tutto, con Tare costretto a scandagliare il mercato dei registi – pochi e costosi – e investire parecchio per trovare un sostituto all’altezza. Al ds biancoceleste piace molto Pellegrini – più mezzala che regista – ma il passato romanista e, soprattutto, la recompra a favore dei giallorossi rendono la suggestione impossibile sul nascere. L’amico Preziosi potrebbe proporre Miguel Veloso a Lotito: lui sì, regista puro, ma tra il lusitano e Biglia c’è un abisso di differenza. Piace anche Torreira della Samp ma Ferrero chiede tanto, troppo. Probabilmente si andrà a cercare fuori, sperando nell’ennesima intuizione di Tare, che già lo scorso anno, come vice dell’argentino,  aveva puntato il tedesco Demirbay, all’epoca protagonista in Zweite Liga con il Fortuna Düsseldorf e oggi punto fermo del sorprendente Hoffeneim di Nagelsmann. L’albanese crede ancora nel prolungamento del capitano, così non fosse dovrà ingegnarsi parecchio per non farlo rimpiangere.