Redazione

Il giudice sportivo ha sentenziato Bonucci. Due giornate di squalifica. Quanto basta per fagli saltare la Juventus. Era destino. Anche se l’ironia sarcastica e feroce dei tifosi della Juventus vorrebbe il capitano del Milan in campo contro la sua ex squadra. “Sarebbe un vantaggio”. Cattiveria gratuita. Bonucci manca anche alla difesa bianconera, che senza di lui è divenuta molto più vulnerabile. Alla “summa”, il trasferimento ha danneggiato tutti. La Juventus, che ha perso il cardine della BBC. Il Milan che si è ritrovato un altro giocatore rispetto a quello ammirato a Torino. E che si è guadagnato un posto nella top 11 dell’anno secondo la FIFA. Bonucci, nell’immaginario collettivo, doveva spostare gli equilibri. Invece sembra averlo perso, l’equilibrio.

Fra tattica e psicologia

La gomitata e l’espulsione rimediata contro il Genoa fotografano un inizio di stagione complicato. La spiegazione tattica che mette più o meno tutti d’accordo è che Bonucci stia soffrendo il passaggio dall’essere regista di una difesa organizzata a comandante di una ciurma allo sbaraglio. Quella psicologica invece, sostenuta dal mental coach Alberto Ferrarini, è che Leonardo soffra l’eccesso di responsabilità: che sia più un ingranaggio che un motore. Tesi che non è piaciuta affatto al capitano del Milan. Del resto, è mai possibile che Bonucci sia un soldato divenuto campione, ma che non possa essere generale? Bonucci si è dissociato dalle parole del suo motivatore, ma resta una domanda irrisolta. È vero che il centrale dovrebbe concentrarsi su se stesso, piuttosto che trascinarsi tutto il peso della squadra?

Un ambiente profondamente diverso

Al netto dei risvolti psicologici, resta in piedi una tesi sorretta da analisi oggettive. Bonucci non è certo un brocco. Nell’ultima Juventus ha giocato spesso a quattro e la sua assenza al centro della difesa bianconera si sente eccome. Per ciò che concerne la fascia di capitano, Bonucci non l’ha mai chiesta. Gli è stata assegnata, non appena messo piede a Milano. Un segnale. L’acquisto più importante della nuova società rossonera è divenuto anche il simbolo del passaggio di consegne. Lo sbarco di Bonucci a Milano è coinciso anche con l’ “obbligo” di cambiare modulo. Montella, al lavoro sul 4-3-3, ha virato senza troppa convinzione sul 3-5-2 e si è un po’ perso, complice un squadra rivoltata, più che rinnovata, rispetto allo scorso anno. Alcune scelte del tecnico sono state mal digerite. Il disagio reso anche pubblico da alcuni vecchi come Bonaventura e Suso, fra i più penalizzati: un insieme di fattori che hanno destabilizzato l’ambiente e l’inserimento di Bonucci.