Redazione

Senza paura. Come quando gioca, corre e contrasta, conquista il pallone ed esce a testa alta. Leonardo Bonucci non si nasconde: affronta la vita a muso duro. E non ci sta. In mezz’ora racconta tutte le proprie verità. Addio alla Juventus compreso.

Nè traditore, nè mercenario, nè infame.

Ha ritrovato i suoi compagni di sempre. La BBC si ricompone nel momento più opportuno, nella partita più importante dell’anno azzurro. Qui è Madrid, qui si salta. La sfida con la Spagna è il crocevia della qualificazione mondiale: impossibile sbagliare. Così come dimenticare tanti anni passati insieme. Necessario chiarire cosa sia successo. Senza mezzi termini: l’addio di Bonucci alla Juventus è figlia di una scelta della società. Intesa come Juventus. Non è stato Leo ad andare via, quanto la dirigenza a non trattenerlo. E lui ha scelto il Milan. Una scelta di pa…e.

Un nuovo Milan, per tornare a vincere

Ci vuole coraggio, del resto, a lasciare una squadra capace di vincere sei titoli in altrettanti anni per un progetto in divenire. Bonucci lo ha fatto. E si è preso immediatamente la fascia di capitano. A dirla tutta, gliel’hanno consegnata. E lui da leader indiscusso, non si è tirato indietro. É stato eletto dalla società: il Milan voleva un uomo che rappresentasse il cambiamento. Una scelta ben accettata dai compagni che gli riconoscono comunque una leadership fuori dal comune.

Quante similitudini, fra l’altro, fra il Milan e la sua prima Juventus.

Questo Milan è una squadra giovane, ricca di ambizioni e con un tecnico pronto e preparato per il grande salto. Per certi versi, ricalca il percorso di Conte. Il passaggio in rossonero non è una questione di soldi. A questo livello, servono più per riconoscere il valore del calciatore, piuttosto che per cambiare la vita. É una scelta dettata da un cambiamento professionale e dall’opportunità di un nuovo inizio. Una decisione presa con gli attributi. E la voglia di essere ricordato più come vincente.