Francesco Cavallini

La Cina è un gigante che dorme. Lasciatelo dormire! Perché, quando si sveglierà, scuoterà il mondo!

Difficile pensare che giusto 201 anni fa Napoleone Bonaparte, in esilio ben poco volontario a Sant’Elena, potesse riferirsi al calciomercato del nuovo Milan che viene dall’Oriente. Ma la citazione si applica alla perfezione. Se il Milan non va in Champions, era il mantra di qualche settimana fa, finisce male. Vero? Difficile a dirsi ora. Quel che è certo è che nel primo mese di operazioni la società rossonera ha fatto in modo di non doverci proprio pensare, mettendo su una squadra in grado di puntare ai primi quattro posti. Ma il bello viene ora. Un’accelerazione potente, continua ed inaspettata, che coglie sempre più di sorpresa tifosi e addetti ai lavori. La strana coppia Fassone&Mirabelli fa un colpo dopo l’altro, non lesinando certo sugli euro. Pardon, sugli yuan. Ma, indipendentemente dai soldi già spesi o che si spenderanno (che comunque con l’arrivo di Biglia e Bonucci si avviano agevolmente verso i 200 milioni di euro), ciò che davvero spaventa le dirette concorrenti è il potere che questo nuovo Milan è in grado di esercitare sul mercato italiano e su quello estero. Finora, nessuno ha saputo dire di no alle sirene rossonere.

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Silva con Fassone e Mirabelli durante la presentazione. Ph dal sito ufficiale del Milan

Ha iniziato Kessiè, che, dovendo scegliere tra la Roma di Monchi ed il blasone di un Milan ancora non così irresistibile, ha preso l’autostrada per Milano piuttosto che il volo per la Capitale. I soldi, si diceva. Solo così si poteva sperare di convincere qualcuno ad abbracciare un progetto dai contorni ancora nebulosi. E invece un progetto ben preciso c’è. Ormai è evidente, inutile negarlo. I soldi non possono bastare. Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, ma tre fanno una prova. Figuriamoci quando diventano nove. Kessiè, Rodriguez, Conti, Borini, Andrè Silva, Çalhanoğlu, Musacchio, Biglia e, ciliegina su una torta che diventa sempre più guarnita, Bonucci. Tutti affascinati dalle prospettive di questo Milan. O tutti che, per vederla dall’altra parte della barricata, per qualche motivo hanno venduto l’anima al Diavolo. Che li ha ghermiti, sedotti, convinti ad abbandonare ciò che fino a un attimo prima tenevano più caro.

Dal giorno alla notte, Bonucci ha abbandonato senza troppe spiegazioni la squadra che ha vinto gli ultimi sei Scudetti. Fa pensare. Ok, era stanco della Juventus. Plausibile. Ma poteva trasferirsi ovunque. Da Conte, il suo mentore, che avrebbe fatto carte false per vederlo al Chelsea. Al Barcellona, dove un centrale con i suoi piedi vellutati sarebbe stato accolto con tanto di tappeto rosso e palleggi al Camp Nou. No, nulla di tutto questo. Il Milan. Roba che a raccontare una cosa del genere anche solo un mese fa, la chiamata alla neuro sarebbe stata immediata. E che ci va a fare Bonucci al Milan? Ci va perchè la società, attraverso una campagna di rafforzamento onerosa ma mirata, ha fatto capire a tutti (anche ai più scettici) che Yonghong Li il fosforo non ce l’ha solo nella sua miniera nella provincia del Guizhou. Un acquisto tira l’altro. Concetto semplice, ma maledettamente efficace. Certo, tra i motivi che spingono il centrale della nazionale in rossonero ci sono anche i sei milioni e mezzo di euro di ingaggio e la possibilità di indossare la fascia da capitano che fu di Baresi e di Maldini. Dettagli che forse bastano (ma neanche troppo) a giustificare la scelta di Bonucci. Ma che non spiegano fino in fondo i motivi di un appeal così forte.

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Bonucci spedito in tribuna dopo la lite con Allegri

Il Diavolo tentatore ha affascinato tutti, facendo perdere la testa in egual misura a giovani promesse e a vecchi lupi di mare. Conti è andato allo scontro frontale con la dirigenza dell’Atalanta, Biglia non si è presentato alle visite mediche pur di vestire rossonero. E ci sarebbe anche Kalinic, che ufficialmente ha lasciato il ritiro della Fiorentina per motivi familiari, ma che sta forzando la mano alla dirigenza viola per ottenere la tanto agognata cessione al Milan. Per non parlare del prossimo obiettivo. Sì, perchè ormai abbiamo imparato, il mercato bulimico di Fassone&Mirabelli non ha un attimo di stop. C’è sempre un altro obiettivo. Che forse si chiama Pierre-Emerick Aubameyang, che ha rifiutato altri milioni dalla Cina per ascoltare la proposta rossonera. O Belotti, che magari svestirà la maglia numero nove del Torino e si accaserà anche lui sui Navigli. C’è da sorprendersi? Fino a un certo punto. Come abbiamo detto, ogni tassello, ogni pedina, è un passo importante verso la successiva. Chi è in grado di convincere Bonucci a mollare la Juventus non deve più dare molte spiegazioni.

Da zimbello della Serie A a pretendente per il titolo il passo è stato breve. Molto. Anche troppo, almeno per gli altri. Adesso tutti temono il Milan. Forse manca ancora qualche tassello, ma ora si ha la ragionevole certezza che, una volta che un obiettivo sarà individuato, gli verrà fatta un’offerta che non si può rifiutare. Nessuno è al sicuro, soprattutto dopo il blitz per Bonucci. Trattativa lampo, quaranta milioni cash e in un paio di giorni il cambio di casacca è cosa fatta. È un segnale importante. Riporta alla mente i tempi in cui il Milan faceva il bello e il cattivo tempo sul mercato, dettando prezzi e potendo permettersi di scegliere la miglior merce su piazza. Fa pensare agli elicotteri, agli olandesi, a un profumo di Coppa dei Campioni. All’arrivo in pompa magna di Berlusconi, che ha rivoluzionato il calcio italiano, rendendolo, nel bene e nel male, il prodotto di punta dello sport tricolore. Non c’è il Van Basten della situazione? Chiaro, ma c’è la consapevolezza che, in pura teoria, potrebbe arrivare da un momento all’altro.

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Una delle tante vittorie del Milan di Berlusconi, nella foto la Supercoppa Italiana 1988.

E c’è a Milano, ovviamente sponda rossonera, un’euforia difficile da descrivere. La paura dell’ignoto ha lasciato prima spazio alla speranza e poi ad un atteggiamento baldanzoso che dalle parti di Milanello non si vedeva dai tempi di Ibra. Il sacro terrore dell’Inter pigliatutto di Zhang e Sabatini è già esorcizzato. Dall’altra parte della città potranno anche iniziare a breve con i botti, ma a via Turati si sono decisamente portati avanti con il lavoro. Al punto che i dirimpettai, che fino a un mese fa erano tranquilli guardando ai floridi conti del gruppo Suning, hanno cominciato ad alzare la voce. Qualcuno nel mare magnum del web ha addirittura lanciato un significativo hashtag: #SuningOut. Per il momento sparuta minoranza, ma che potrebbe diventare maggioranza silenziosa se sul mercato l’Inter continuerà a balbettare e, soprattutto, il Milan a stupire.

Ma in tutto questo, i soldi ci sono davvero? O il Milan rischia grosso? Che i soldi ci siano sembra ormai appurato, anche perchè il Porto, che di riscatti e pagherò non ne vuole neanche sentir parlare, ha incassato 38 milioni tondi tondi per Andrè Silva. Per i rischi, la situazione è più lineare di quanto si pensi. Il mercato a orologeria, con fior di milioni da pagare nei prossimi anni, ha assunto le sembianze del rischio d’impresa calcolato. Con il recente cambio di proprietà, al Milan verrà concesso del tempo per uniformarsi al Fair Play Finanziario. In questa stagione Fassone&Mirabelli (ormai un’unica figura mitologica, mezzo AD, mezzo DS) stanno costruendo l’ossatura del Milan che verrà, spalmando l’investimento sulle stagioni seguenti, quando, verosimilmente, non sarà necessario acquistare di nuovo undici calciatori per garantire continuità al progetto. Basterà garantirsi gli introiti della Champions e cedere forse un pezzo pregiato (sulla falsariga del modus operandi della Roma americana) per rientrare a regime nel giro di qualche anno. L’importante, si diceva tempo fa, è che i rossoneri tornino a vedere l’Europa che conta. E con la squadra che stanno costruendo, sarebbe sorprendente se avvenisse il contrario.