Stefano Impallomeni

Si scherza, ma non troppo. Bonucci sa cosa significa  battere il ferro quando è caldo. Se non avesse fatto il calciatore probabilmente avrebbe fatto il fabbro.  Il difensore della Juventus è davvero un calciatore unico e insostituibile. Un martello continuo, sempre in evoluzione e decisivo grazie anche ai suoi gol. Quello di Siviglia che spiana la strada successiva della Champions è l’ultimo di una lunga serie.

Bonucci: gol e numeri determinanti

Dal 2010 fino all’altro giorno, 19 reti messe a segno (con la Juve) e ben 7 determinanti che hanno fruttato punti, cammini vincenti e saputo solcare storie importanti. Bonucci è un eccellente calciatore e un ragazzo straordinario. Sempre lo stesso splendido ragazzo, che non è mai cambiato nonostante il successo. Dai tempi del Pianoscarano, a Viterbo, fino alla Juve dei record, senza dimenticare ovviamente la nazionale. Il segreto del suo rendimento: mai mollare e migliorarsi giorno dopo giorno per superare i limiti che ha saputo sgretolare con una forza di volontà incredibile. Bonucci ha sempre battuto ogni pronostico avverso. Da ragazzino suo fratello prometteva più di lui. Ranocchia al Bari era quello più bravo. Alla Juve Chiellini e Barzagli sembravano una spanna sopra il suo valore. Bonucci, nel tempo, ha messo in chiaro le cose.

Bonucci storia

Leonardo Bonucci con la maglia del Bari (ph. tratta dal sito ufficiale di Bonucci).

Con la costanza e l’intelligenza dei grandi, capendo fin da subito che per essere leader e punti di riferimento serve essere utili e presenti. E capire fino in fondo i propri difetti per esaltare a maggior ragione i pregi, che sono tanti. Quello migliore è saper fiutare dove potrebbe andare a finire la partita, dove potrebbe accadere un momento, compiersi un destino. A Siviglia si capiva che avrebbe lasciato il segno, più di qualcosa. Il rigore procurato, trasformato da Marchisio e infine la “perlustrazione finale” in campo spagnolo, oltre le sue mansioni, per vedere come colpire contro tattiche e irrigidimenti di vario genere sono state le prove di un repertorio notevole. La Juve, non solo quest’anno, gli deve molto. E’ stato lui a sbloccarla spesso e volentieri. Un gol al Napoli, una difesa attenta, un inizio tecnico essenziale e pulito del gioco dal basso, salvataggi provvidenziali e marcature asfissianti, un sacrificio mentale oltre il dolore per le condizioni di salute del figlio Matteo hanno assemblato un enorme valore aggiunto. Un valore aggiunto paragonabile a un’invenzione di Dybala o una rete di Higuain. Bonucci ha sbalordito tutti, perfino se stesso, dando ogni anno sempre di più.

BONUCCI HA RESISTITO ALLE SIRENE DEL CITY
Un esempio silenzioso e, al contempo, chiassoso da seguire. Un tesoro da custodire a lungo dentro lo spogliatoio. In estate la telefonata con Guardiola l’ha fatto vacillare. Senza il problema del figlio forse avrebbe salutato tutti. Ma è ancora lì a Torino, nonostante sia conteso da mezza Europa e seguito a distanza da Conte che l’ha fatto diventare un campione. Con Allegri, un buon rapporto e delle simpatiche divergenze. Si narra che un suo lancio di troppo verrebbe risarcito con una piccola multa. Cose di poco conto di fronte alla statura di Leo, sincero e leale con tutti. Rispetto e impegno. Gol e sudore. Appartenenza e trasparenza. Questi gli slogan di Bonucci, un giovane cuore interista clamorosamente trasformatosi in bandiera juventina.  Chi l’avrebbe mai detto.