Luigi Pellicone

Borja, anzi, banca Valero. Luciano Spalletti non rinuncerebbe mai allo spagnolo. E non lo farà nel derby dove le caratteristiche dello spagnolo saranno decisive in una partita in cui il canovaccio tattico sarà impostato, con ogni probabilità, sul possesso palla

Banca Valero

Il centrocampista è una “banca”. Borja attira il pallone e lo restituisce con gli interessi. I numeri parlano chiaro: 603 palloni giocati, secondo solo ad Hamsik. Rispetto allo slovacco, però, perde il 9,8% dei palloni contro una media del 20%. Le sue qualità sinora non emergono anche perchè l’Inter fatica nei movimenti senza palla e quindi lo spagnolo ha poche soluzioni praticabili. Resta comunque il meccanismo indispensabile di un’Inter che vuole giocare al gatto con il topo. Sfiancare il Milan, sfruttarne le difficoltà atletiche per poi colpire negli ultimi minuti. In questa ottica la presenza dello spagnolo è indispensabile per un centrocampo deputato al possesso del pallone più che alla verticalizzazione.

Un direttore d’orchestra

Borja garantisce geometrie e soluzioni: ricevente, sponda, abbrivo dell’azione o trasmissione di palla. Catalizza gioco, instilla certezze. in due parole: mette ordine. L’unico capace di giocare con pallone, compagni e cronometro. Gioca un calcio abbastanza compassato, più di governo che di lotta. Valero non ha mai avuto il passo, ma compensa il limite con la velocità di pensiero e il controllo del tempo e dello spazio. Valero non corre, trotta: accompagna l’azione senza perdersi in rincorse a perdifiato e spesso anticipa l’avversario marcando pallone e territorio. Intelligente come pochi, è sempre dietro la linea del pallone, quindi si risparmia la “fatica” di rincorrere avversari, le sfide in velocità e l’essere costretto a “scappare” per recuperare la posizione. Pensa, prima di giocare. Cervello e genio. Controindicazioni: dovrà muoversi con rara sagacia per evitare il pressing e sopratutto finire nelle grinfie di Kessie, che proverà a metterla sul fisico.