Redazione

Spinte, urla, mani al collo. Sarebbe saltato persino un dente al greco Giannotas durante la vera e propria corrida che ha caratterizzato il match di Zenica tra gli ellenici e la Bosnia. A scatenare la mega-rissa da pub, che ha poi coinvolto calciatori e staff delle due nazionali, un constrasto tra Dzeko e Manolas, che di solito vestono anche la stessa maglia, poi degenerato in gara di spintoni e successivamente in tutti contro tutti.

Non è il primo caso di tensioni, non sarà di certo l’ultimo. Quando l’urna ha decretato questo accoppiamento nel girone H, più di qualcuno ha storto la bocca. Magari avrebbe preferito qualcosa di più pilotato, come le regole che prevedono che Russia e Ucraina non possano mai essere sorteggiate nello stesso girone. Quando si parla di Balcani, però, la situazione è molto complicata e porre paletti diventa pressochè impossibile. E quindi siamo costretti ad assistere a scene come quella di Zenica, o alla sospensione dell’incontro tra Serbia e Albania del 2014 a causa dell’ingresso nello stadio di un drone con attaccata la bandiera albanese e alla conseguente scazzottata.

C’era quindi da aspettarselo, soprattutto dopo che Bosnia e Grecia all’andata avevano già fatto capire quanto gli animi non fossero esattamente sereni. Sugli spalti i greci avevano esposto uno striscione inneggiante al massacro di Srebrenica e Dzeko, sempre lui, era stato espulso per aver abbassato i pantaloncini di Papastathopoulos durante un vivace “scambio di opinioni”. Il casus belli di ieri sera invece sarebbe una mancanza di rispetto da parte dei bosniaci per l’inno ellenico. Poi lo scontro tra i due romanisti ha dato inizio alle ostilità.

Ma perchè due nazioni che non confinano neanche vivono una rivalità così accesa? La risposta va ricercata nella storia della penisola balcanica, in particolare nel lungo periodo della dominazione Ottomana. Nei circa quattrocento anni che separano l’arrivo dei turchi e l’indipendenza della Grecia, gli ellenici sono sempre stati una gran fonte di problemi per la Sublime Porta, anche e soprattutto per la fiera indipendenza della chiesa ortodossa. In Bosnia invece il dominio Ottomano ha portato numerosi benefici e cambiamenti, tra cui l’emergere di una forte comunità musulmana, divenuta col tempo maggioritaria, che garantiva la fedeltà dei territori bosniaci all’impero Turco.

Non deve quindi sorprendere il cattivo sangue che scorre tra le due squadre, con la tensione ulteriormente rafforzata dal lato calcistico della questione. Grecia e Bosnia si giocano infatti il secondo posto nel girone H dietro al Belgio, che pare ormai irraggiungibile. La piazza d’onore garantirebbe la possibilità di giocarsi lo spareggio per il mondiale del prossimo anno. Chi arriva terzo, invece, resta sicuramente a casa. E quindi al primo accenno di bollori, scatta la rissa. E ora potrebbero anche arrivare le sanzioni della FIFA. Squalifiche per i calciatori e partite a porte chiuse per le Federazioni. Vedremo…