Redazione

Chi si rivede. Boye. Dove eravamo rimasti? Il calciatore argentino è finalmente fuori dall’infermeria ed è pronto a giocarsi un posto nel 4-2-3-1 di Sinisa Mihajlovic. Lo scorso anno il ragazzo si è esaltato nel ruolo di esterno mancino. Si riparte proprio da questo modulo, ma con una concorrenza assai diversa. E molto più agguerrita.

Qualità e garra: un Toro argentino doc

Non abbastanza da spaventare questo ragazzo, cresciuto a pane e calcio argentino dove, se giochi sulla trequarti, hai due possibilità: uccidere la partita o restarne ucciso. Abituato a gente che, se necessario, affonderebbero il tackle anche ai parenti più cari, Boyé è un “torello”. Fisico compatto, ha grandi qualità tecniche unite a un senso del sacrificio poco comune ai giocatori di fantasia. Boye sa sfruttare come pochi le doti fisiche: controlla palla e la difende con fisicità, in grado di servire il pallone con il contagiri, quanto di scagliarlo con violenza alle spalle del portiere. Ha solo un difetto, tipico da “toro”: a volte si lascia ingolosire e carica a testa bassa, dimenticandosi di giocare con i compagni e ostinandosi nella percussione o nel dribbling. Una pecca destinata a sparire, complici le strigliate di Mihajlovic.

Cosa può dare al Torino

Boyè è a meta fra l’esterno mancino e la seconda punta. Nel Torino, però, assume una connotazione diversa che rende bene l’idea. Mina vagante: l’argentino, con la palla fra i piedi è una bomba ad orologeria. Può esplodere un tiro dalla distanza, cosi come illuminare il gioco. Boyé disorienta l’avversario come pochi. Può inventarsi la giocare e aprire la difesa avversaria con un dribbling quanto un “no look” di prima. Mihajlovic ne apprezza sopratutto il modo, di stare in campo. Boye sa proteggere la palla come un centravanti vecchia maniera, sia attraverso l’uso delle braccia che la postura. La facilità con cui salta l’uomo e crea superiorità numerica è indispensabile nel 4-2-3-1 dove, a partita in corsa, può essere devastante. Mihajlovic lo aspetta.