Elisa Ferro Luzzi

Il Milan a sorpresa nella giornata di ieri ha preso Gianluca Lapadula dal Pescara. I rossoneri si sono mossi in silenzio e hanno soffiato il bomber torinese alle tante big di Serie A che da tempo lo cercavano, soprattutto al Napoli.

Ma chi è Lapadula? Da dove è uscito fuori? Che caratteristiche ha? Cosa ha dato al Pescara e cosa può dare al Milan e all’Italia? Scopriamolo attraverso la sua storia e le sue frasi.

“Prima di fare gol e assist, la mia qualità è quella di vincere ogni contrasto, di correre e lottare. Insomma, la mia prima qualità è la fame”. Con queste parole si è presentato Gianluca Lapadula durante la prima conferenza stampa da giocatore del Pescara. Parole che siamo abituati a sentire spesso, ma a cui sono seguiti anche i fatti: tra serie B e playoff è riuscito a segnare trenta gol e gran parte del merito della promozione in A del Pescara è suo.

A questa qualità, oggi, possiamo aggiungere sinistro micidiale, senso del gol, intelligenza tattica e rovesciata da urlo. Ma non sono solo i numeri a colpire: Lapadula è un guerriero vero, uno di quelli che dà seguito a quello che dice. Uno di quelli che vedi arrivare a darti la carica anche quando non ce la fai più. Un motivatore nato che, dopo una vita passata in giro per l’Italia in serie minori, a 26 anni ha trovato la gloria che merita nel mondo del pallone. Uno che ha ”sofferto” e che poi ha visto la luce.

A Pescara lo hanno ribattezzato “Bravehart”, cuore impavido. Lui stesso sul proprio profilo Instagram ha messo un montaggio con Mel Gibson nel celebre film e ha scritto: “La cicatrice di una battaglia potrà bruciare, ma a distanza di tempo… sarà l’insegnamento di quanto può valere rischiare, anche quando sembra impossibile… vivi volando, muori lottando!!!” 

Nato a Torino vicino a pochi passi dallo storico Filadelfia Lapadula, figlio di fiorai, è tifoso della Juve. Riesce ad entrare nelle giovanili del club bianconero, ma allo studio preferisce di gran lunga il pallone e questo per la filosofia juventina in merito ai giovani non va bene. “La responsabilità è innanzitutto mia – ha dichiarato a proposito dei suoi trascorsi in bianconero – . A scuola non sono mai stato una ‘cima’ e per la Juventus l’istruzione è importante. Avevano ragione loro, l’ho capito dopo. Ero in un gruppo di livello, con Marrone, Rossi… Non ero ancora pronto”.

Da qui una serie di prestiti infinita (e il dente avvelenato con la Juve): Treviso, Pro Vercelli, Ivrea, Parma, Atletico Roma, Ravenna, San Marino, poi finalmente la serie B con il Cesena, il Frosinone in Lega Pro ed il ritorno a Parma. Il club ducale fallisce e Lapadula va a finire al Pescara a parametro zero. Anni 26, attaccante giramondo con un buon bottino di reti nelle serie minori ma Oddo punta tutto su Andrea Cocco, 19 gol durante la precedente stagione con la maglia del Vicenza.

Inizialmente il tecnico schiera Cocco prima punta e Lapadula seconda, Caprari e Valoti alle loro spalle. Ma la coppia d’attacco così proprio non va. Alla quinta giornata, la svolta: Oddo avanza Caprari, Lapadula prima punta. Da quel momento la coppia d’attacco del Pescara diventa questa e comincia la cavalcata verso la Serie A. I loro gol rappresentano il 60% delle reti degli abruzzesi, entrambi possono vantare dieci assist a testa, Lapadula ha qualche stimolo in più in area di rigore. Con l’arrivo a gennaio di Verde e Pasquato, si ritrova per la prima volta da solo al centro dell’attacco con Caprari libero di svariare. E comincia a segnare ancora di più fino a diventare l’uomo più ambito del calciomercato estivo.

E’ un giocatore completo, con un repertorio molto vasto: sinistro micidiale, acrobazie, scatti sul filo del fuorigioco, iniziative personali sempre vincenti e stacchi di testa importanti. Segna anche su punizione. Sa muoversi bene senza palla ed ha una straordinaria visione di gioco. Oddo lo ha paragonato a Klose.

A fine stagione avremmo voluto tutti vederlo aggregarsi al gruppo azzurro che è partito per gli Europei, ma Conte non lo ha convocato. Attenzione: la mamma è peruviana, in Perù è una vera star e potrebbe prima o poi scegliere quella come nazionale d’appartenenza.