Redazione

Ci pensa Brozovic. L’Inter continua a vincere senza convincere: e cosi è, se vi piace. Il Benevento prende due pali (nerazzurri salvati dai legni cinque volte in due partite, se non è record poco ci manca) ma alla fine si arrende. E sono sei, su sette partite. Icardi continua a digiunare su azione. La squadra rischia più volte l’osso del collo, ma alla fine porta a casa i tre punti. Quanto basta per andare alla sosta con la certezza di aver, in un modo o nell’altro, compiuto il proprio dovere. Spalletti si aggrappa ancora ai gol degli “altri”. Questa volta è la giornata di Brozovic.

Epic Brozo. Quelle (rare) volte che capita.

Lo scorso anno il croato si inventa la partita dell’anno contro la Juventus. Nel 2017/2018 è toccato al Benevento. Si può dire che l’Inter abbia trovato il proprio trequartista? No. O, perlomeno, non ancora. Urge prova, controprova e ulteriore accertamento. Nessuna sfiducia, per carità: solo consapevolezza: legittimo avere certezze qualora il soggetto in questione non fosse un personaggio in cerca d’autore. Pregi e difetti sono noti: quando è ispirato, sfacia le porte e apre in due le difese avversarie. Quando non ha voglia (e capita spesso) diviene un peso. Con il Benevento il croato vola. E l’Inter (più o meno) va…

Brozovic è cosi, prendere o lasciare

Piedi delicati, cervello finissimo. Incisivo. Le qualità di Brozovic non si discutono: ha risposto presente alle richieste di Spalletti. Continuo nel corso dei 90′ di gioco ha persino rincorso l’uomo e si è sacrificato in fase di non possesso. Certo, non perde il vizio di cercare ancora il “bello” piuttosto che il concreto. Alcuni tocchi, sin troppo ricercati, innescano i capovolgimenti di fronte dei sanniti che, se non fossero così modesti, creerebbero più di qualche problema alla retroguardia nerazzurra. Resta una prova in larga parte positiva, con qualche sbavatura e ampi margini di miglioramento. Quante volte si è parlato cosi di questo ragazzo? Troppe. Ecco perché fidarsi è bene, ma diffidare è meglio.