Luigi Pellicone

Epic Brozo, No. Epic Fail. Una toppa clamorosa. Erik Brozovic, un talento pari all’incostanza di rendimento dentro e fuori dal campo. Idolo, per la sue pose sui social, la doppietta alla Juventus e il suo portare pollice e indice della mano sinistra sotto il mento. A testa alta. Epic Brozo. Poi, con il tempo ha perso stima e fiducia prima degli allenatori, poi della tifoseria. Colpa sua, senza dubbio. E dalla sua indolenza

Piedi caldi, testa bollente e dita lunghe

Brozovic e i social: un rapporto complicato

Brozovic paga atteggiamenti spocchiosi sul campo abbinati a scelte non irreprensibili fuori dal rettangolo di gioco: memorabile la “scivolata” dopo la sconfitta con lo Sparta Praga, quando, non convocato, ha pubblicato un carosello di foto con la fidanzata subito dopo la sconfitta in Europa League.

Non contento, con Pioli in panchina ne combina più di Carlo in Francia. Si accende a tratti, poi mostra momenti di buio totale.Tante partite al di sotto della sufficienza sino il “capolavoro” con la Sampdoria: fallo di mano e buco clamoroso sulla marcatura. I due gol della Doria sono tutta colpa sua.Una prestazione così indecente da sollevare persino della premeditazione. É finita lì. Il rapporto non si ricuce più.

Brozovic: un calciatore dal talento pari al carattere difficile

Una sufficienza che indispettisce

Eppure Brozovic ha, avrebbe, tutte le qualità per prendersi l’Inter in mano. Piedi, visione di gioco, passaggi al millimetro, idee geniali. Il problema non è nei piedi, quanto nella testa. Corre poco, non si impegna, resta indifferente a ciò che gli accade intorno. Non recupera palla, né la difende. Non rincorre l’uomo, si perde la marcatura ed è perennemente fuori dai tempi di gioco soprattutto in fase di non possesso. Gli mancano continuità, attenzione e determinazione. Spalletti, sebbene nutra stima per le sue qualità tecniche, non si fida del suo carattere. Difficile dargli torto. Epic Brozo si è trasformato in Epic Fail. Uno di cui l’Inter non sentirà la mancanza.

Destino segnato, ma l’Inter non lo svende

Il ragazzo ha una clausola da 50 milioni, valida solo per l’estero. É oggettivamente difficile che qualcuno stacchi un assegno così consistente, specialmente dopo una stagione prima discontinua, poi disastrosa. Una mediocrità divenuta insufficienza, aggravata da una condotta spesso oltre le righe, sia con De Boer che con Pioli.

Il futuro resta comunque segnato: il talentuoso rompiscatole è stato pagato appena 8 milioni. Significa che se arriva una offerta di 20 milioni, parte senza rimpianti. Sulle sue tracce, diversi acquirenti. Valigie pronte, come Kondogbia. Anche lui, contribuirà, economicamente, alla rivoluzione spallettiana. Serve solo l’offerta giusta.