Redazione

Lacrime amare. Il pianto a dirotto di Gigi Buffon entra nelle case di tutti gli italiani, strappa il cuore e lascia un vuoto enorme a chiunque abbia a cuore il nostro calcio. 60 anni. Oh, 60 anni! Diconsi 21900 giorni di presenza. Da oggi, assenti. L’Italia non mancava all’appello con il mondiale dal 1958. Dove si giocava? In Svezia. Ecco, magari, quando ci si gioca un mondiale, meglio non trovarceli fra i piedi, questi simpaticoni, che al fischio finale si ritrovano in Russia e neanche ci credono. A dirla tutta, non ci crede nessuno.

Sembra uno scherzo, ma non lo è

L’Italia è senza mondiali. Ne ha vinti quattro. Questa volta neanche potrà provarci. Non è stata una bella partita. Nè una bella serata. E ciò che fa più male è che si esce, malissimo, contro una Svezia modesta. Se in 180′ non si è capaci di rimontare un gol, qualcosa non va. E adesso, senza Mondiale, come si fa? Non c’è neanche il libretto d’istruzioni, vizio tipico dei nostri avversari che ci lasciano in eredità un pacco per niente gradito. Dentro c’è il calcio italiano da riassemblare. Inizia una nuova era. Si discute delle dimissioni di Ventura. Cosa c’è di peggio che non andare a un mondiale? Serve altro? Il CT è ben consapevole del proprio destino. Passerà alla storia come l’allenatore che ha mancato il mondiale o proseguirà comunque? Dopo il colloquio con Tavecchio, accetterà qualsiasi decisione. Che sembra inevitabile.

Il crepuscolo degli dei

Si riparte da zero. I tre campioni del mondo, gli ultimi Grandi Vecchi, lasciano. É il crepuscolo degli dei. Si chiude un ciclo bellissimo e vincente. Buffon, Barzagli, De Rossi. Tris d’assi che si levano per l’ultima volta la maglia azzurra. Da campioni del Mondo a un addio dolorosissimo. Lacrime che sarebbe stato bello e giusto versare dopo una vittoria, piuttosto che al termine di una disfatta epocale. Hanno scritto la storia, palindroma, della Nazionale. La notte di Berlino e quella di Milano, le pagine più belle e più nere del calcio italiano. Non vederli più, fa male. Una generazione che lascia, portandosi dietro i sogni di chi ancora crede che il cielo è sempre più blu. Oggi ci si sente tutti un po’ più vecchi. E un po’ più soli. E, senza Mondiale, anche un po’ più tristi.