Redazione

Non piangere Gigi. Le lacrime del capitano dopo Italia-Svezia hanno commosso tutti. Anche chi juventino non è. Campione e uomo vero, Buffon. Quello è un pianto di un italiano vero, che no, non merita di finire così la carriera. Numeri uno si nasce. Buffon è già entrato nell’Olimpo del calcio e assorbirà, come sempre, anche questa delusione.

E comunque, non è finita

La favola azzurra di Gigi Buffon in azzurro è iniziata in Russia con uno spareggio. E si è chiusa sempre con un play off, questa volta perso. Piangere capita a tutti: persino ai miliardari che giocano a calcio e, in quanto tali, vengono etichettati come viziati. Invece è il pianto di un campione che ha fatto di tutto per salvare il salvabile e si è arreso dopo aver capito che non è stato sufficiente. La vita, però, continua: in bianconero. C’è tutta una stagione davanti. E traguardi alla portata da raggiungere. Perchè l’ultima lezione di Gigi Buffon è la più bella. Non abituarsi alla mediocrità. Nelle ultime ore si prospetta anche un futuro da CT, qualora Agnelli avesse un ruolo importante in Federazione. Non è il momento. Non ancora, non adesso. Gigi ha ancora da fare e la Juventus se lo vuole tenere stretto.

Quella data sul calendario

Buffon ha mani grandi e spalle forti per sopportate anche di non giocare il Mondiale che lo avrebbe issato, unico al mondo, a giocare sei edizioni della competizione iridata. C’è però un’altra data del calendario da cerchiare in rosso: è il 3 giugno del 2017. Quella che potrebbe chiudere il cerchio e trasformare il rimpianto in sogno. Non sarà una campagna di Russia, ma d’Ucraina. Si gioca a Kiev. C’è una finale da vincere. Il dio del calcio dà e toglie. E se tutto ha un senso, allora, forse è la volta buona per centrare il trofeo che manca a coronamento di una carriera irripetibile. Gigi può ancora entrare nella storia con la sua Signora: sette scudetti consecutivi, la Champions e il triplete.