Redazione

Tutti lo cercano, tutti lo vogliono, neanche fosse il protagonista del Barbiere di Siviglia. Ma Nicolò Barella, centrocampista classe ’97 del Cagliari di Massimo Rastelli, ha le idee molto chiare. Il rossoblù prima di tutto. Prima della Roma, del Napoli, persino della Juventus, che hanno cercato in tutti i modi di assicurarsi per il futuro una delle stelle del nuovo ciclo dell’Under-21 azzurra e, perchè no, magari anche della Nazionale maggiore. Contatti, richieste, acquisti differiti, nessuno è riuscito a strappare nulla, neanche un diritto di prelazione. Perchè il Cagliari è forte della volontà del calciatore, che di lasciare la Sardegna in questo momento non ha la minima intenzione.

Barella cuore rossoblù

Cuore rossoblù, come ben si confà a chi a Cagliari è nato e cresciuto, se si esclude qualche mese in prestito nella lontana Como. Pilastro delle giovanili (e per ben due volte miglior classe ’97 della stagione), poi l’esordio e, senza bruciare la tappe, la consacrazione. A venti anni e sei mesi Nicolò Barella è uno dei punti fermi del Cagliari, fermo a zero punti, ma che già dal match della Sardegna Arena contro il Crotone intende ricominciare a marciare verso l’ambizioso obiettivo della metà sinistra della classifica, che da quelle parti non si vede dal lontano 2009 con in panchina Max Allegri.

Il piccolo Gerrard di Rastelli

E a guidare l’armata rossoblù, assieme a Joao Pedro e a Rastelli (eroe della promozione dalla B) c’è Barella, che nasce trequartista ma che del centrocampo può essere l’anima in qualsiasi posizione. Un calciatore moderno, uno di quelli che ormai amiamo definire tuttocampisti, in cui la qualità e l’intensità vanno di pari passo. Nella scorsa stagione, la prima da titolare, se ne sono accorti molti. Difficile non notare quel moto perpetuo da un’area all’altra, quel giovanissimo in grado di ricoprire l’insidioso ruolo del centrocampista box-to-box. Non per niente il paragone ed il modello, seppur particolarmente impegnativo, è Steven Gerrard, non l’ultimo arrivato.

Prima il Cagliari, poi si vedrà

Vent’anni, ma testa sulle spalle e tanto amore per la maglia, che male non fa. Ci vuole coraggio a rinunciare alle sirene dei grandi club, che stanno facendo carte false per strapparlo alla sua Sardegna. E ci vuole anche l’intelligenza di capire che a quell’età un trasferimento improvviso in una realtà completamente diversa, dove le occasioni rischiano di essere poche e irripetibili, non è una cosa da nulla. Ecco perchè Barella vola basso. Fino ad un certo punto però, perchè un sogno importante ce l’ha. L’Europa, non quella della Nazionale ma quella dei club. Ma con il suo Cagliari. Per regalare gioia alla sua gente. Poi potrà spiccare il volo, come altri predestinati prima di lui, partiti dall’Isola per stupire il Continente.