Redazione

L’esordio alla SardegnArena, la vittoria di misura contro il Crotone, aveva acceso gli animi. La nuova casa del Cagliari di Rastelli doveva essere il luogo dove i sardi potevano costruire un campionato all’altezza delle ambizioni della società e dei tifosi. E invece le due partite casalinghe contro Sassuolo e Chievo hanno gettato la squadra (e chi la circonda) in uno stato di depressione calcistica.

Da un Sassuolo all’altro

Una scena che ricorda un po’ la scorsa stagione, quando i rossoblù hanno cambiato marcia proprio contro i neroverdi, recuperando una partita in casa che sembrava già persa. Da lì, da quel giorno di dicembre, l’annata del Cagliari è proseguita tra alti e bassi, ma mai con la paura che poteva attanagliare i cuori dei tifosi. E su quel match Rastelli ha saputo costruire la sua permanenza in Sardegna e la possibilità di portare avanti il progetto iniziato in Serie B nel 2015.

Squadra mediocre, nonostante potenzialità importanti

Ora però la sicurezza del posto il tecnico non ce l’ha più, un po’ perchè la classifica non sorride molto al Cagliari, ma anche e soprattutto per altri motivi. Certo, difficile aspettarsi una reazione della squadra nella prossima partita, nella tana del Napoli schiacciatutto di Sarri, ma nella rosa rossoblù manca qualcosa. Il Cagliari è una squadra stanca, prevedibile, che gioca un calcio scolastico e che di conseguenza è condannata ad una mediocrità che i valori tecnici presenti presentano come un gioco al ribasso. A proposito di valori tecnici, la classifica dice che il salvatore della patria è Joao Pedro, autore dell’assist per Sau nella vittoria all’esordio nel nuovo stadio di casa, ma anche di una delle due reti che hanno permesso a Rastelli e ai suoi di riportare da Ferrara tre apprezzatissimi punti.

Il gioco latita e forse bisognerà cambiare modulo

Ma al di fuori del brasiliano e di Barella, che sarà anche il piccolo Gerrard, ma che non può certo fare tutto da solo in mezzo al campo, le individualità non stanno dando quello che possono e di conseguenza anche il gioco ne risente. Forse ci vorrebbe una soluzione più conservativa, un passaggio alla difesa a tre, che può rappresentare un’abiura per il tecnico campano. Che però è di fronte a un bivio importante. O si cambia musica, o a cambiare rischia di essere la figura in panchina.