Redazione

La Lazio passa virtualmente ai sedicesimi di finale di Europa League. Serve solo il conforto aritmetico, ma Inzaghi può già pensare con serenità a febbraio. Ennesima grande prova di maturità della squadra biancoceleste trascinata da due uomini che si esaltano come pochi nello spartito del tecnico. La Lazio va, a prescindere da chi scende in campo. É il gioco a fungere da discriminante: e persino Caicedo, arrivato come oggetto misterioso, trova immediatamente la propria dimensione.

Ancora una volta Tare…

Una vittoria della dirigenza. Un indizio è un indizio, due sono una coincidenza, ma tre sono una prova. Caicedo, sinora è sempre stato decisivo: due gol e altrettanti assist in tre partite giocate. Quanto basta, e avanza, per rivendicare la bontà di una scelta accolta con diffidenza dalla stragrande maggioranza della tifoseria. In molti hanno storto il naso di fronte all’acquisto del ragazzo, capace di segnare appena tre gol nella scorsa stagione. In tanti pensavano fosse un flop annunciato. Invece, ancora una volta, il ds ha avuto una intuizione felice. Caicedo è un giocatore vero. E molto utile.

Cosa può dare alla Lazio

Questo panterone è molto più agile e sveglio di quanto sembrasse. Tiene palla, ha buoni piedi ed è tornato a vedere la porta. Adesso, numeri alla mano, reclama giustamente più spazio. Beh, sfilare la maglia da titolare ad Immobile sembra un’impresa abbastanza complicata. Di certo, però, Caicedo sta rapidamente scalando le gerarchie. Il nuovo modulo, fra l’altro, lo aiuta. É lui, più di ogni altro il sostituto naturale del centravanti della Nazionale. Il suo fisico da lottatore, unito all’agilità gli consente, e in Italia non è affatto facile, di uscire sempre vincitore, e con una certa disinvoltura, dai contrasti. Il che, in un modulo che prevede la prima punta come giocatore di riferimento, depone solo a suo favore.