Francesco Paolo Traisci

Preso con le mani nella marmellata il grande campione cade dalle nuvole: “era un gioco fra amici, un atto goliardico, non sapevo fosse vietato”. In sintesi questo è quanto accaduto a Ivica Olic, (ex) bomber della nazionale croata (ricordiamo tutti i vari dispiaceri dati agli azzurri a partire dal mondiale di Corea), ormai radicato in Germania quando è stato colto in flagrante per aver scommesso sui risultati del campionato calcistico. Non sapeva fosse vietato… Noi gli crediamo, ma non basta. Andrà molto probabilmente incontro ad una lunga squalifica. Perché? Perché è un principio comune presente sia a livello di sport in generale che a livello di singoli sport il divieto per tutti i tesserati, dirigenti ed altri componenti del mondo sportivo di effettuare scommesse aventi ad oggetto i risultati relativi alle competizioni alle quali partecipano o hanno un interesse diretto. Si tratta un divieto assoluto di un comportamento oggettivo, a prescindere se si scommetta sulle proprie partite o su quelle altrui. Altro è infatti il divieto di alterare le gare, corrompendo o facendosi corrompere per arrivare a un determinato risultato finale, altro è piazzare scommesse sui risultati degli eventi sportivi della disciplina che si pratica. Sono due divieti differenti anche se chiaramente collegati: siccome spesso è molto più difficile provare la corruzione (ossia l’aggiustamento con somme di denaro del risultato della partita), da qualche anno, la lotta contro le partite truccate, a sua volta oggetto di numerosi provvedimenti (a partire dalla Dichiarazione di Nicosia sulla lotta alle partite truccate a cui è seguita addirittura una Risoluzione del Parlamento Europeo del 14 marzo 2013) passa anche dal semplice divieto di prendere parte alle scommesse.

Scommesse, differenze tra i divieti

Ma, come si diceva, si tratta di due divieti differenti, tanto che ad esempio, di recente la Commissione disciplinare del CIO ha sanzionato tre atleti olimpici che avevano scommesso su risultati di una disciplina differente dalla loro. Nel provvedimento della Commissione si afferma infatti che, a prescindere dall’intento di manipolare le gare, quello che conta è il fatto oggettivo della scommessa su un evento al quale si partecipa (nel caso in questione, alle Olimpiadi). La differenza fra i due divieti si vede anche in quasi tutti i documenti che stabiliscono i principi fondamentali dello sport e che a tal fine impongono su tutti gli appartenenti al movimento sportivo obblighi e divieti. Prendiamo ad esempio il Codice di Comportamento sportivo del CONI. Mentre l’art. 3 prevede il divieto di alterazione dei risultati sportivi, l’art. 10 stabilisce il “divieto di effettuare scommesse, direttamente o per interposta persona, aventi ad oggetto i risultati relativi a competizioni alle quali si partecipi o alle quali si abbia diretto interesse, all’interno dell’obbligo di prevenzione dei conflitti di interesse”. In buona sostanza è necessario distinguere fra l’alterazione del risultato (la classica partita venduta o comprata) ed il conflitto di interessi in cui si porrebbe chi contrappone un interesse sportivo (quello di far vincere la propria squadra o di vincere la partita in caso di sport individuali) e quello privato (incassare i soldi della scommessa vinta).
Nel calcio, vista la diffusione delle scommesse lecite ed in generale dei flussi economici che alimentano tutto il movimento, il divieto di scommesse è presente praticamente ovunque.

COSA DICONO LA FIFA E LA FIGC SULLE SCOMMESSE
A livello FIFA l’art. 25 del Code of Ethics nella sua ultima versione afferma questo concetto ritenendo che tutti coloro che fanno parte del movimento calcistico sottostanno al divieto di prendere parte direttamente o per interposta persona ad ogni fenomeno di scommesse sportive legate alle partite di calcio; allo stesso modo è loro vietato essere azionisti o comunque possedere in tutto o in parte società o organizzazioni che promuovono o gestiscono scommesse. E quindi, a prescindere dall’alterazione dei risultati, sono le scommesse ad essere vietate. Nel nostro calcio l’art. 61 dello Statuto FIGC traduce e specifica il medesimo concetto, per tutti i componenti dagli organi federali e per tutti i tesserati anche per quelli appartenenti al settore dilettantistico e al settore giovanile relativamente a tutti i risultati relativi ad incontri ufficiali organizzati nell’ambito della FIFA, della UEFA e della FIGC, oltre che, evidentemente, a quelli relativi alle competizioni in cui militano le loro squadre. Ma questo divieto non sussiste solamente nel calcio. Anche in quasi tutti gli altri sport, collettivi o individuali. Ad esempio, l’art. 8 dello Statuto della Federnuoto afferma che “In attuazione delle normative emanate dal C.O.N.I. e recepite nel Regolamento di Giustizia Federale, sussiste il divieto per i tesserati della F.I.N. di effettuare o accettare scommesse, direttamente o indirettamente, aventi ad oggetto risultati relativi ad incontri organizzati nell’ambito della Federazione”. Ai nuotatori è quindi vietato scommettere anche sui risultati delle gare di pallanuoto. Unico limite quello dello sport gestito dalla federazione della quale si fa parte. Per questo di recente abbiamo assistito ad episodi in cui noti calciatori visti frequentare o sale scommesse o avere contatti con gestori di scommesse si sono giustificati con la scusa di scommettere su altri sport (il basket, ad esempio). Ed in mancanza di prova contraria, passarla liscia. Al contrario se c’è la prova della scommessa nel proprio sport allora la condanna arriva … sempre. E l’ignoranza del divieto, in questi casi, non può essere una scusa (con buona pace del caro Olic!).