Adriano Stabile

Lasciare il mondo dorato del pallone per fare il prete: è la scelta speciale di Philip Mulryne, ex calciatore della nazionale nordirlandese, che un paio di giorni fa ha completato il suo iter sacerdotale diventando frate domenicano.
Mulryne, 39 anni, centrocampista cresciuto nel Manchester United e affermatosi nel Norwich City, ha disputato 27 gare (segnando tre gol) con la maglia verde dell’Irlanda del Nord (tra il 1997 e il 2005) prima di lasciare definitivamente l’attività di calciatore nel 2008.

Un anno più tardi, nel luglio 2009, ha iniziato il suo percorso per il sacerdozio cattolico romano, studiando a lungo anche in Italia, presso il Pontificio collegio irlandese di Roma. Il 29 ottobre 2016 è stato ordinato diacono da Diarmuid Martin, arcivescovo di Dublino, mentre da sabato scorso è diventato sacerdote, nominato dall’arcivescovo statunitense Joseph Augustine Di Noia.

I calciatori preti nella storia

 Philip Mulryne

Philip Mulryne durante la cerimonia di sabato scorso (foto www.dominicans.ie)

Il percorso di Mulryne però non è un caso unico nella storia del football. Tanti anni fa, dalle nostre parti, la folgorazione per la Chiesa colpì il mediano Victor Claudio Vallerini, figlio di un toscano e di una brasiliana, promessa della Lazio Primavera aggregato alla prima squadra, nel ritiro estivo del 1991, con Dino Zoff sulla panchina biancoceleste. Non ancora 18enne, il 2 agosto di quell’anno Vallerini arrivò a giocare nella Lazio in amichevole, contro gli austriaci del Seefeld (battuti 11-0), sostituendo tra primo e secondo tempo il tedesco Doll. Convocato per il ritiro estivo biancoceleste anche nel luglio del 1992, a settembre decise improvvisamente di lasciare il pallone per diventare prete.

«Mister – disse Vallerini rivolgendosi a Mimmo Caso, allenatore della Primavera laziale dell’epoca – ho deciso di lasciare il calcio per entrare in seminario. So di darle un dispiacere, ci ho pensato a lungo. Ho parlato con i familiari e ho capito che il mio futuro non è sul campo di calcio, ma in parrocchia o in una missione».

In realtà una decina d’anni più tardi, nel marzo del 2002, l’ex mediano della Lazio Primavera ci ha ripensato ancora, tornando al calcio a quasi 29 anni: via la toga per rimettere maglietta, pantaloncini e scarpini al servizio del Camaiore, nel campionato d’Eccellenza toscana. «Riprendo a giocare perché è l’unica cosa che mi riesce bene – le parole di Vallerini al momento del ritorno – ho lasciato la Chiesa per motivi di coscienza personale. Ma non è stato facile».

Lorusso, da compagno di Del Piero alla Chiesa

La convocazione da parte di Dio c’è stata anche per Graziano Lorusso, talentino del Bologna e della nazionale Under 17 e 18 (tra il 1991 e il 1992), campione d’Italia con i Giovanissimi emiliani nell’89. Nell’estate di 26 anni fa, con gli azzurrini del ct Sergio Vatta, questo centrocampista di piccola taglia (alto meno di 1,70) partecipò ai Mondiali Under 17 in Italia, giocando al fianco di gente come Del Piero, Birindelli, Sartor, Mirko Conte e Matteo Sereni.

In un paio di stagioni Lorusso approdò al professionismo, mettendosi in luce con Bologna, Rimini e Baracca Lugo in Serie C1 e C2. Poi nel 1996, a 22 anni, lasciò l’Iperzola, il suo ultimo club (in C2), per entrare nei frati minori conventuali. Il suo nome è riapparso agli onori delle cronache, dopo un lungo percorso spirituale, cinque anni fa, quando nella Cattedrale di Copertino, nel cui convento è ancora oggi incardinato, il vescovo lo ordinò diacono. E qualche tempo dopo Lorusso divenne anche sacerdote.

Graziano Lorusso

Sergio Vatta ha allenato Lorusso nell’Italia Under 17

Albanesi straccia un triennale con il Pescara nel 1999

Scelta analoga ha fatto Stefano Albanesi, attaccante della Vis Pesaro, che nel luglio del 1999, invece di firmare un contratto triennale già pronto con il Pescara di Galeone, in Serie B, mollò tutto a 24 anni: «È difficile capire – disse – ma non è stato un sacrificio rinunciare a immagine, Rolex, macchine ed egoismo». Da calciatore a frate Stefano il passo non fu complicato: «La chiamata al sacerdozio non viene all’improvviso: è un cammino ha raccontato nel febbraio scorso al “Corriere Adriatico” Albanesi, oggi 42enne vice parroco a Santa Maria degli Angeli di Assisi e responsabile della Caritas locale – Dio mi aveva messo nel cuore dei semi. Il calcio, per un periodo, mi aveva allontanato dalla Chiesa. Con l’infortunio avuto all’Ancona ho avuto la possibilità di riflettere. Il dolore e la sofferenza hanno risvegliato la mia sensibilità. A Pesaro facevo parte di un gruppo di preghiera, conobbi il vescovo Bagnasco che mi fece apprezzare l’accoglienza della Chiesa. Nei gesti di don Benzi ho visto Gesù. Grazie a lui ho conosciuto un Cristianesimo vicino agli ultimi».

Diodati e  la falsa profezia sulla Madonna

Un bel po’ di anni prima, nel 1983, era toccato a Vincenzo Diodati lasciare il calcio per entrare in chiesa. Ex bomber in Serie C con Atri, Lanciano, Chieti, Angolana e Brindisi, fu ordinato sacerdote a Pescara a 34 anni, dopo essersi laureato in giurisprudenza e in teologia: «Non rinnego niente del passato – disse subito dopo la cerimonia, il 1° ottobre 1983 – ho commesso solo troppi peccati. Prima ero un maschio; sono diventato un uomo entrando nel seminario di Chieti».
Nel febbraio 1988 fu protagonista di un “miracolo mancato” a Montesilvano, dove don Vincenzo e una veggente annunciarono un’imminente apparizione della Madonna, attirando 20 mila persone nella piccola cittadina in provincia di Pescara. La profezia fu disattesa, tra malori per la lunga attesa e la delusione dei fedeli, e l’ex calciatore venne redarguito ufficialmente dal vescovo locale. «Ho sbagliato tutto – disse Don Vincenzo Diodati – eppure credevo di fare del bene. Mi sono fidato troppo della veggente, ero sicuro che le avesse parlato la Madonna».

Il primo fu Jarrett, nazionale inglese e prete del Lincolnshire

Andando indietro nel tempo fino al XIX secolo troviamo quello che forse è il capostipite dei “calciatori preti”: è il difensore londinese Beaumont Griffith Jarrett, nato nel 1855 e tre volte titolare nella nazionale inglese, tra il 1876 e il 1878, poco più che ventenne. Capitano della squadra di calcio dell’Università di Cambridge e poi giocatore dell’Old Harrovians e del Grantham Town F.C., Jarrett prese i voti nel 1878, a 23 anni. Fu vicario a Coningsby e a Swinstead, nel Lincolnshire, tra il 1878 e il 1895, e parroco di Belleau, sempre nella stessa regione dell’Inghilterra, dal 1895 fino alla morte, arrivata prematuramente il 5 aprile 1905, quando aveva 49 anni. Al contrario degli altri però Jarrett non rinunciò al pallone: per 8 anni, fino al 1886, continuò a fare il calciatore sporadicamente nel Grantham Town. Allora però il calcio era un’attività sportiva pionieristica: nulla a che fare con il professionismo moderno.