Redazione

I soldi fanno la felicità? Non sempre. É il caso di Emmanuel Adebayor. L’attaccante in forza all’Istanbul Basaksehir si è sentito preso al collo dalla sua famiglia: a tal punto da meditare il gesto estremo. Calcio e depressione: una storia ciclica. A volte dai risvolti drammatici. C’è chi ce l’ha fatta. C’è chi, invece non ha retto alla pressione e si è tolto la vita.

John Fashanu? No Justin

Il fratello “sbagliato”. John nasce nel 1961. A 20 anni gioca nel Nottingham Forest dove si iscrive nel libro dei record. Il primo calciatore di colore che sfora il tetto dei sei zeri di stipendio. Però, ha un tarlo. Vive con il senso di colpa di essere omosessuale. E di certo, non lo aiutano. Difficile dichiararsi oggi, figurarsi a fine anni ’80. Trova il coraggio a 29 anni, da allenatore-giocatore del Southall quando dichiara al mondo la propria omosessualità. Il 22 ottobre il “Sun” pubblica l’intervista esclusiva. Vuole squarciare il velo dell’ipocrisia.  Il proposito è lodevole, ma il risultato devastante. Justin è lasciato solo. “Bollato”. La comunità nera lo rinnega pubblicamente, suo fratello John compreso. L’ultimo atto si consuma nel 1998. Fashanu è in Inghilterra, impegnato a trovare un legale che lo difenda dall’accusa di abusi sessuali. Nessuno si offre. Il suo corpo è trovato privo di vita. Appeso a un cappio nel garage.

Gary Speed: quando una sconfitta vale più di una vita

Un calciatore serio, uno dei più presenti tra i gallesi in terra inglese. Esaurita la parentesi da calciatore, Gary Speed si cimenta con successo in quella di  allenatore. Il Galles se ne giova. E arriva quasi a giocarsi l’approdo alla fase finale del mondiale. Il percorso si interrompe contro Giovanni Trapattoni. 0-3 e addio sogni. E anche vita. In una anonima domenica di novembre del 2011, Gary decide di valere meno di una partita persa. Ha perso con l’Irlanda. Si impicca nel garage di casa. Lascia moglie e due figli. Nessuno capisce e si spiega. Si dice avesse litigato con la moglie, poi esce fuori la verità. Depressione. Suicidio.

Robert Enke: un uomo fragile

Robert è uno dei migliori interpreti del ruolo di portiere. A volte la pressione lo divora. La sua carriera lo porta ad essere acquistato dal Barcellona, ma lì inizia una lenta depressione. Dopo una partita sbagliata è letteralmente massacrato. La vita, poi, ci mette del suo. Nel 2006 perde la figlia di due anni. Ma in campo le cose vanno bene, è destinato a una maglia da titolare ai mondiali del 2010. Salvo imprevisti. Nel 2009, dice alla moglie che va ad allenarsi, gira per otto ore, poi si butta sotto un treno. Al suo posto in porta andrà un giovane. Si chiama Manuel Neuer. Sarà il prototipo del portiere moderno: sicuro, come Robert non è stato mai.

Gianluca Pessotto, un miracolato

Impossibile non citare Gianluca Pessotto, miracolato dopo un volo dal tetto della sede della Juventus. Nelle mani stringeva un rosario. Sul tetto, il suo cellulare, le chiavi della Punto della moglie e il palmare. Disposti prima di lasciarsi cadere a piedi giunti. Un volo di oltre quindici metri che non lo uccide, perché la fiancate dell’ Alfa ammortizzano l’ impatto. Le indiscrezioni si sprecano: era malato per colpa degli anabolizzanti, era in crisi con la moglie. No, era depresso. Aveva firmato il contratto come team manager, ma Pessotto, da tempo in cura per la depressione, aveva vissuto l’addio al calco in modo traumatico. Troppo diverso stare in campo e stare alla scrivania, aveva confidato alla moglie. Poi la corsa all’abbaino. E, per fortuna, il miracolo.