Patrizio Cacciari

Il Milan costretto in fretta e furia a smentire le presunte voci che mettevano in dubbio la veridicità di alcuni documenti presentati alle banche dai nuovi proprietari cinesi, James Pallotta, presidente della Roma, in viaggio a Londra in cerca di finanziatori per il progetto stadio, il Pisa ostaggio di una trattativa con un fondo di Dubai, il Varese che intreccia rapporti con una delegazione cinese proveniente dalla città di  Wuxi, una metropoli nella provincia dello Jiangsu. Ne bollettino quotidiano delle notizie che riguardano le società di calcio si alternano tra campo e affari. Che siano grandi brand calcistici, come Inter e Milan, brand turistici Roma, Pisa ma anche Venezia, o piccole realtà di provincia come il Varese, il calcio italiano, nonostante la crisi di risultati e spettacolo, continua ad attirare investitori stranieri.

Crollo degli spettatori allo stadio e in tv

Eppure a guardare i numeri vengono i brividi. La scorsa stagione è stata la seconda con la peggior media spettatori degli ultimi cinque anni (22.078 a partita). Nella stagione 2015-2016 si è registrato anche un crollo del 6% degli ascolti in tv della Serie A. Ben 19 milioni di telespettatori in meno rispetto alla stagione precedente. In questo campionato non sta andando meglio: 699 spettatori in meno rispetto alla prima giornata della passata stagione, addirittura meno 4.729 nella terza, per un trend che si sta confermando negativo, turno dopo turno.
Marco Bellinazzo, giornalista de Il Sole 24 Ore, cura il seguitissimo blog Calcio & Business, secondo lui investire nel calcio italiano può avere ancora senso, nonostante la crisi: “Ogni piazza – ci spiega – può offrire delle opportunità. Prendete il caso del Pisa (Bellinazzo se ne sta occupando sul suo blog, ndr). Si tratta di una città conosciuta in tutto il mondo, un investimento nella squadra di calcio può far parte di un piano di grande respiro. Non dobbiamo rimanere ancorati alla vecchia idea del presidente mecenate, perché è evidente che un progetto di quel tipo non avrebbe prospettive”. Attualmente i tre grandi brand calcistici italiani vivono momenti molto differenti. La Juventus è nelle solide mani della famiglia Agnelli, fattura milioni, vince, ha un piano industriale che guarda al futuro e che ha già messo le basi per rimanere concentrati sui risultati sportivi. Per Inter e Milan la fase è in evoluzione: “I club milanesi – dice Bellinazzo – fanno parte di un progetto molto più ampio, che ha alle spalle lo stesso governo cinese. In questo caso non parliamo solo di sport, ma ci sono degli aspetti molto precisi anche di tipo sociale ed economico. La Cina ha come obiettivo quello di far diventare il calcio uno sport di massa. Per fare questo si sta muovendo su diversi piani: favorire l’acquisto di calciatori europei nel proprio campionato nazionale, rilevare i grandi club europei. In questo momento hanno messo gli occhi sull’Italia, si punta non solo sui calciatori ma sul know how tecnico e dirigenziale”. I cinesi e gli americani sì, gli arabi no. “I fondi arabi – prosegue – sono andati dove c’erano delle opportunità, rilevando grandi club come City e Psg a prezzi ragionevoli. In quegli anni non era semplice, per questioni burocratiche, investire in Italia”.

GLI STADI DI PROPRIETA’: TROPPO POCHI
Di impianti di proprietà in Italia se ne contano solo tre, lo Stadium della Juve (120 milioni l’investimento, più i 25 per il diritto di superficie), il Friuli -Dacia Arena dell’Udinese (meno di 30 milioni il costo per ricostruirlo) e il Mapei Stadium, costruito nel 1994 grazie a un progetto comune tra Reggiana e Comune di Reggio Emilia, costato 25 miliardi di lire, rilevato dalla Mapei per 3,5 milioni, ammodernato con altri 2, e oggi utilizzato dal Sassuolo, tramite la società controllante. Per un salto di qualità non se ne può fare a meno, come conferma anche Bellinazzo: “Ce lo insegnano la Premier, la Bundesliga e la Liga. Servono stadi moderni e di qualità. Un campionato come la Premier oggi fattura 5/6 miliardi l’anno, una cifra inarrivabile per la Serie A in questa fase. Merito ovviamente degli impianti che invogliano il pubblico ad andare allo stadio e ovviamente dei diritti televisivi, molto più alti dei nostri”.

Stadio Friuli

La tribuna dello Stadio Friuli – Dacia Arena.

UN FUTURO CON L’INVERSIONE DI TENDENZA
Il calcio italiano può ancora farcela. Il modello vincente della Juve e quello virtuoso del Sassuolo sono solo due esempi attuali di quello che si può fare. La stessa Roma, nonostante gli scarsi risultati sportivi, è da anni in un continuo trend di crescita come fatturato e gli stessi obiettivi della società sono molto ambiziosi. Il progetto stadio, una volta giunta l’ufficialità, sarà un traguardo straordinario da un punto di vista finanziario. Ma c’è un ulteriore elemento che potrà aiutare il calcio italiano a colmare il gap con gli altri: la riforma della Champions League: “Nel 2018 – conclude Bellinazzo – la nuova Champions può portare a un rinascimento del calcio italiano. La partecipazione garantita darà certezze per gli investimenti e la possibilità di fissare l’obiettivo dei 400 milioni di fatturato, oggi impensabile, ma necessario per competere con i grandi club”.